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martedì 30 aprile 2024

As bestas (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Un thriller che si sviluppa lentamente ma con un'escalation di tensione notevole. La regia di Rodrigo Sorogoyen in questo è superlativa, il resto lo fanno l'ambientazione rurale perfettamente adatta a queste vicende (ispirate da eventi reali), il contesto "duro" della vita da agricoltore e le eccellenti interpretazioni dell'intero cast, con Denis Ménochet e Luis Zahera in particolare, ma anche gli altri sono molto bravi. Il film racconta il conflitto tra chi ha scelto la vita rurale e chi la subisce perché non ha avuto altre possibilità. Una vera e propria guerra che inizia con gesti e parole, crescendo in intensità fino a creare un'atmosfera di ansia e paranoia insostenibile (memorabile la scena iniziale in slow motion che diventa paradigmatica alla fine del film). È un film difficile, ben recitato, con un finale aperto che lascia un sapore amaro. Non raggiunge l'estremo della crudezza né si spinge a colpire nel segno come altri film del genere, ma è sicuramente degno di essere visto. Voto: 7+ [RaiPlay]

lunedì 14 giugno 2021

Grazie a Dio (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2021 Qui - Argomento molto delicato quello scelto da François Ozon (uno dei tanti nella sua cinematografia) all'ennesima buona prova di fila della sua carriera (Frantz però, l'ultimo suo visto, mi è piaciuto di più). I gravi errori di un pedofilo travestito da prete che non nega mai le sue colpe perché è il sistema che lo protegge il vero colpevole di questa storia (che si basa su di una vera avvenuta in Francia tra gli anni ottanta e novanta). Il regista non generalizza ed è bravo a dividere la storia in 3 atti dove ognuno dei protagonisti vive a modo suo la fede (ineccepibile il cast), il fervente cattolico (interpretato da Melvil Poupaud) è la figura più combattuta e interessante ovviamente. Il regista francese infatti, si concentra sul dramma delle vittime mostrando le diverse conseguenze degli abusi sulle loro vite affettive e sessuali. Un approccio meno incalzante e spettacolare rispetto ad Il caso Spotlight ma ugualmente efficace nella denuncia (il fatto tuttavia che si parli troppo liberamente senza filtri di pedofilia rende il film leggermente forzato). Molto più efficace la prima parte rispetto alla seconda, che soffre di qualche passaggio a vuoto, un filo abbondante la durata, ma buon film, un film doloroso però necessario. Voto: 6,5

sabato 6 aprile 2019

Assassin's Creed (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2017 Qui - Dopo la personale mezza delusione dell'adattamento cinematografico dell'opera Shakespeariana Macbeth, il trio Justin Kurzel regista, Michael Fassbender e Marion Cotillard protagonisti principali, ci riprovano con Assassin's Creed, la trasposizione cinematografica della serie videoludica sviluppata da Ubisoft, anche produttrice della pellicola, ma il risultato non è quello che mi aspettavo. Sono un grande estimatore della saga (è infatti il mio gioco preferito, anche se per il momento sono fermo al terzo capitolo di numero) e aspettavo quindi da parecchio questo film, da quando in occasione di Assassin's Creed 2 fecero, quei bellissimi video promozionali e non, su Ezio Auditore, ma purtroppo devo dire che anche questa pellicola mi ha deluso. Giacché quest'operazione, seppur dichiaratamente commerciale e principalmente rivolta ai fan del videogioco, è a conti fatti un prodotto riuscito a metà (tanto che ho avuto seri dubbi quale voto assegnare). Anche perché AC, come viene spesso abbreviato dai videogiocatori (compreso me), è un film strano, strano perché porta una storia originale, mai apparsa (solamente ambientata nello stesso universo) nei videogiochi del franchise, un protagonista diverso e uno stile simile alla serie ma meno incisivo, anche se il problema secondo me è il fatto di aver spostato il tutto alla mera azione, per di più con una forte "tamarraggine", seppur la storia (niente di così eclatante) non annoia, però alcune cose non vengono spiegate ed altre vengono risolte in troppo poco tempo per essere capite. Cosicché chi non ha mai giocato ai videogiochi non può capire tutto quello che vede.

sabato 9 febbraio 2019

The Program (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/11/2016 Qui - Premettendo che sono stato sempre convinto che Lance Armstrong si dopasse, ho visto con qualche perplessità The Program, film biografico del 2015 diretto da Stephen Frears sulla vita di questo famoso ciclista, perché la sua incredibile storia è una ferita ancora tanto aperta e tanto dolorosa per chi ha vissuto quei momenti, momenti che hanno per sempre macchiato uno sport così nobile come il ciclismo. La sua vicenda infatti è stata forse quella che più ha sconvolto gli appassionati di ciclismo e dello sport in generale. Perciò non era facile per il regista anche solo immaginare di fare un film del genere, in più raccontare storie vere è diventato sempre più difficile, non solo perché spesso si conosce il finale, fatto che altera in qualche modo la percezione della trama, ma perché essere imparziale è arduo compito. Ma mai come in questo caso nonostante la natura (sconcertante) della storia (che quasi tutti conoscono) e la bravura del regista inglese, il risultato è più che soddisfacente, il regista difatti riesce nel compito a lui assegnato, quello di ripercorrere le tappe della vita del ciclista statunitense Lance Armstrong, dai successi sportivi alla lotta contro il cancro, fino all'ammissione di doping, in modo discreto e senza eccessi. Stephen Frears infatti, partendo dal libro-verità del giornalista sportivo David Walsh 'Seven Deadly Sins', porta in scena le gesta (truccate) del campione texano, e lo fa con grande maestria da un punto di vista tecnico (con inquadrature e soprattutto effetti sonori che rispecchiano bene le corse in bici e con la rappresentazione di un personaggio talmente "vittima" del suo ego che, nella sua abitazione, è sempre solo) e soprattutto senza cadere nella trappola dei film sportivi tipo, quelli che si risolvono cioè nel rimontaggio di materiale di gara già esistente. Gira invece ad hoc poche ma eccellenti scene, talmente accattivanti da far quasi venir voglia di prendere la bici ed andare a scalare qualunque vetta. Sceglie poi con gran cura una colonna sonora decisamente azzeccata, e ciliegina sulla torta, punta il grosso delle sue fiches su Ben Foster (visto recentemente in Lone Survivor), attore che probabilmente non offriva le migliori garanzie e che invece si rivela per l'occasione capace non solo di interpretare ma addirittura di trasformarsi in Lance Armstrong (la somiglianza dell'attore è davvero sorprendente, soprattutto nel pedalare e nei caratteri somatici) grazie a un lavoro lungo e intenso da vero perfezionista dell'arte attoriale. In ogni caso, gli appassionati di ciclismo non si aspettino grandi emozioni sportive, impervie salite o volate storiche, poiché solo piccoli flash amarcord introducono la pellicola di Frears basata sul marciume legato al doping e sull'inchiesta di un bravo giornalista che mantiene la schiena dritta e non si fa piegare da nessuno.

martedì 8 gennaio 2019

Tutta colpa del vulcano (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/07/2016 Qui - Simpaticissima e divertentissima commedia on the road, Tutta colpa del vulcano, che prendendo spunto da un fatto successo veramente in Islanda nel 2010, ovvero l'eruzione di un vulcano islandese dal nome impronunciabile (Eyjafjallajökull, titolo originale) mette in scena una rocambolesca commedia sentimentale. Il film (del 2013), dai produttori di "Quasi amici", narra le vicende di una coppia, separata ormai da vent'anni (che si odiano), che si rincontra per caso nello stesso aereo nel corso del viaggio verso l'isola di Corfù (in Grecia) dove la loro figlia si sta per sposare. Peccato che l'eruzione del vulcano, riempia di cenere i cieli di mezza Europa, costringendo così il loro aereo a un atterraggio di emergenza a Stoccarda. Costretti difatti a proseguire il viaggio su mezzi di fortuna, l'avversità reciproca non tarderà a riemergere e sarà fonte quindi di innumerevoli guai, un odio reciproco che sfogheranno perciò a suon di dispetti. Perché da qui inizia il viaggio interminabile in vari paesi dell'Europa, con relativo corollario di guai ed imprevisti, (essi infatti incapperanno in molteplici, a volte persino pericolose, avventure), e anche se malgrado i numerosi tentativi cercati l'uno nei confronti dell'altra al fine di continuare il viaggio per conto proprio, dovranno affrontare il percorso verso la Grecia via terra insieme, riuscendo però a raggiungere finalmente la loro tanto amata figliola proprio in tempo per le nozze. Questa commedia francese è molto divertente e nella sua leggera freschezza risulta pertanto molto piacevole a guardarsi.