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mercoledì 17 marzo 2021

Il meglio deve ancora venire (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - Una dramedy bella e delicata, che parte da un equivoco simpatico quanto triste per mettere in scena una storia già vista (due amici trentennali: uno ha il cancro, ma per un equivoco pensa sia il suo amico ad averlo) ma raccontata con garbo e semplicità, in un modo che conquista lo spettatore fin dall'inizio. Molto bravi i due protagonisti (Fabrice Luchini e Patrick Bruel), affiatati e a loro agio sia nei momenti drammatici che in quelli più tristi. In alcuni momenti si ride di gusto, verso la fine ci si commuove fino alla lacrime in un film che attraversa vari stati d'animo e lo fa nel modo migliore. Non c'è niente da fare, i francesi da diverso tempo ci sanno proprio fare con le commedie, anche quando il tema è più da film drammatico. I produttori e i due registi sono gli stessi del buon Cena tra amici (Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte), ma qui l'incedere è decisamente più sommesso, sebbene qualche situazione comica non manchi. A tenere su il film, quindi, è il rapporto di amicizia virile tra i due protagonisti, che procede a ritmo forsennato fino al triste epilogo, lasciandoci però un divertito sorriso. Notevole, forse un po' arruffone ma anche spudoratamente travolgente. Voto: 6,5

martedì 2 luglio 2019

Un sacchetto di biglie (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/02/2019 Qui - A nemmeno un mese dal Giorno della Memoria, giorno (quello dopo) in cui ho visionato e recensito La signora dello zoo di Varsavia con Jessica Chastain, eccomi nuovamente a parlare di quella tragedia immensa, grazie ad uno dei film andati in onda in prima visione su Sky Cinema lo scorso Gennaio, un film che riesce a essere toccante soprattutto grazie alle performance dei sue giovani protagonisti, anche se esaspera i momenti di più facile commozione, ma che risulta prevedibile ed infantile. Perché ci sono tante prospettive per raccontare un avvenimento cruciale per l'umanità intera come l'olocausto, Christian Duguay però, regista e co-sceneggiatore di Un sacchetto di biglie (Un sac de billes), film del 2017 diretto dal regista canadese (già regista della miniserie Il giovane Hitler e del campione di incassi transalpino Belle & Sebastien - L'avventura continua), ha deciso di adottarne, seppur non scarna comunque di significato, una fanciullesca e forse ingenua (più di quella avventura per ragazzi del 2015). È infatti difficile rintracciare in questo film quegli spunti universali che il regista avrebbe voluto molto probabilmente ottenere. La possibilità di raccontare quello che è successo ieri per parlare anche di oggi è difatti limitata da uno stile molto tradizionale di racconto: Un sacchetto di biglie non aggiunge niente a quanto si è già visto o letto riguardo alla Shoah, perché sceglie di incanalarsi in quei binari sicuri di racconto già ampiamente solcati. E questo è un peccato, perché l'Olocausto è un argomento sempre denso di significato, che merita approcci che non lo banalizzino (seppur in buona fede). La linearità del racconto e l'assenza di guizzi registici rende infatti Un sacchetto di biglie un film adatto esclusivamente a un pubblico di bambini. Un'opera a scopo divulgativo (più un avventura che un racconto di grande intensità drammaturgica) che si accontenta di stare nel suo, facendolo anche bene, ma che con un po' di coraggio e inventiva in più avrebbe potuto essere accattivante per un pubblico molto più ampio.