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sabato 30 aprile 2022

White Bird in a Blizzard (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Nulla di memorabile, ma un buon giallo estetizzante. Se dovessi descrivere con due parole questo film sarebbero "totalmente inaspettato". Non tanto per il finale, che può sorprendere, ma fino ad un certo punto, quanto per lo stile e la forma. Molto oscuro, sexy, un film da cui è difficile distogliere lo sguardo. Per quello che è un ipnotico, visionario viaggio di Gregg Araki (maestro di un suo stile magnetico) in una vicenda inquietante, nella quale si incontrano solitudine, abbandono e vuoto esistenziale. Un giallo "non giallo" nel quale una ragazza deve iniziare a fare i conti con l'elaborazione del lutto per la scomparsa di una madre mai amata, la cui sparizione è stata solo un sollievo. Uno sgargiante e quindi seducente coming of age dagli efficaci tocchi gialli che trova il suo punto di forza nell'ammaliante confezione e nel disegno dei personaggi, a doppia faccia anche quando apparentemente rassicuranti (si pensi alla mezza reticenza degli amici del cuore). Bravissimi gli attori, seducente come non mai la bellissima Shailene Woodley, ambiguo Christopher Meloni, la Eva Green imbruttita colpisce, sorprende Shiloh Fernandez, indubbiamente efficaci tutti gli altri. Spesso dispersivo, ma di gran fascino. Voto: 6+

giovedì 3 ottobre 2019

Hell or High Water (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/10/2019 Qui
Tema e genere: Western moderno dai caratteri esistenzialisti firmato David Mackenzie.
Trama: Due fratelli, un ex detenuto e un padre divorziato, si confrontano con il rischio chiusura della fattoria di famiglia nel Texas e decidono di collaborare per mettere a segno una serie di rapine. Un uomo di legge, però, segue le loro tracce ed è determinato a fermarli.
Recensione: Finalmente completata la trilogia informale ideata da Taylor Sheridan che tratta della moderna frontiera americana. Infatti, dopo l'ottimo Sicario e il discreto I segreti di Wind River, ecco l'ultimo buon capitolo finale, anche se è questo in verità il secondo dei tre. Comunque dettagli a parte, con Hell or High Water, primo film prodotto da Netflix a ricevere una candidatura all'Oscar come miglior film, lo sceneggiatore statunitense coadiuvato dal regista britannico David Mackenzie (regista tra l'altro del bellissimo Perfect Sense con Eva Green) chiude il suo cerchio. Appunto con un western contemporaneo ad alto ritmo (che comunque si prende i suoi tempi nel far decollare la storia) e dai caratteri esistenzialisti (in questo è bravo il regista nel soffermarsi sui personaggi, e far capire il movente del crimine, di cui alla fine siamo un po' tutti colpevoli, perché egli non vuole giustificare i misfatti, ma farne comprendere l'origine, nella speranza che qualcosa possa cambiare). Hell or High Water (il cui titolo si riferisce ad un modo di dire: "come hell or high water", che significa "qualunque cosa accada", ma anche "ad ogni costo") è infatti un affascinante western postmoderno in cui al posto dei cavalli ci sono le auto e in cui è fortemente accentuata l'idea della fine di un'epoca (è il caso della scena della transumanza dei capi da bestiame da parte di cowboys che suonano quasi anacronistici), una tragica parabola sull'America, in cui a contare è solo il denaro, in tutte le sue declinazioni. Un film in cui si posa uno sguardo amaro su una società persa e sugli individui che la popolano, una società divisa, ferita, in cui la distinzione tra giustizia e vendetta sommaria è quanto mai labile (agli occhi di un europeo risulta sempre impressionate vedere il numero di persone armate e alcune di loro che, in una sequenza da vero western, si mettono ad inseguire i criminali per farsi, per l'appunto, giustizia da soli). Ma non vi è solo questo: il motore di tutto, com'è reso palese ed evidente, ciò che sta dietro ad ogni cosa è l'avidità delle banche, che, costringendo gli individui a scelte disperate, è all'origine dell'escalation di sangue e violenza del film. Ci sono poi riflessioni non banali circa le contraddizioni di una nazione fondata sul sangue (al pari di molte altre), spazzando via intere popolazioni e specie.

martedì 21 maggio 2019

Blood Father (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/04/2018 Qui - Blood Father (Azione, USA, Francia, 2016): Un film che prova a distinguersi dal minestrone che è diventato questo genere, ma fallisce miseramente, toccando punti di idiozia difficilmente raggiungibili (qui difatti non c'è una storia che non sia stata già vista e rivisitata). La pellicola infatti, adattamento cinematografico del romanzo omonimo scritto da Peter Craig, qui anche co-sceneggiatore e produttore, e nonostante un regista "importante", ovvero quel Jean-François Richet di Nemico Pubblico Nr. 1 e Assault on Precint 13, non offre alcuno spunto per poterci avvincere o sorprendere, nemmeno una tenace tecnica di ripresa che esalta le scene d'azione e le sparatorie sanguinose che attraversano il thriller. D'altronde il film, che si apre con una scena molto interessante, e che ci racconta di un padre che torna in azione per aiutare la figlia finita in un mare di guai con la criminalità, è un prodotto abbastanza bruttino con uno sviluppo banale e scontato. Non c'è inoltre un approfondimento degno di questo nome, il rapporto tra padre e figlia è troppo prevedibile e c'è una serie incalcolabile di banalità e di buchi di sceneggiatura. Senza dimenticare che la ragazza, seppur interpretata dalla bella e brava Erin Moriarty, è troppo antipatica, e il personaggio del padre, interpretato da Mel Gibson (che grazie al fisico culturista non sfigura totalmente, anche se sarebbe meglio continuasse a fare il regista, perché più che discreto è La battaglia di Hacksaw Ridge), è abbastanza squallido. Ancor più deludente il resto, anche il finale che, seppur diverso rispetto ai soliti finali di questi film, l'ho trovato davvero di pessimo gusto, anche se avrebbe avuto il suo effetto, se la resa filmica non fosse stata così scarsa. Ho trovato tristissimo inoltre il ruolo affidato al bravo William H. Macy, e ho trovato tristissimo vederlo relegato nel suo "inutile" ruolo. Tanto che alla fine l'unico aspetto positivo (oltre comunque ad una passabile prova attoriale anche di Diego Luna) è la durata non eccessiva (non arriva neanche 90 minuti). Non a caso Blood Father è probabilmente un un film perfetto per tutti coloro che hanno voglia di staccare la spina per un po', ma non è un film per coloro che cercano anche qualcosa in più rispetto a quello che non si è già visto. Tuttavia non totalmente bocciato ma neanche lontanamente promosso. Voto: 5