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martedì 31 marzo 2020

Into the Forest (2015)

Titolo Originale: Into the Forest
Anno e Nazione: Canada 2015
Genere: Drammatico
Produttore: Niv Fichman, Aaron L. Gilbert, Ellen Page
Regia: Patricia Rozema
Sceneggiatura: Patricia Rozema
Cast: Ellen Page, Evan Rachel Wood, Max Minghella
Callum Keith Rennie, Michael Eklund, Wendy Crewson
Durata: 90 minuti

Ellen Page ed Evan Rachel Wood in un dramma ambientato in uno scenario post-apocalittico.
Due sorelle vivono in una casa nel bosco. Un black-out le costringe a lottare per la sopravvivenza.

lunedì 24 giugno 2019

Saw: Legacy (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/01/2019 Qui - Quando nel 2004 uscì Saw, James Wan, giovane cineasta che da lì a breve si sarebbe affermato tra i più talentuosi registi legati all'horror (anche se da lì in poi proseguirà con discontinui risultati), portò nel genere una originale e brillante ventata di aria fresca. Legare infatti i contenuti più gore e violenti da slasher-movie ad una componente enigmistica, fu infatti una trovata più che riuscita, che ovviamente, era coadiuvata dalla maestria con cui egli gestisce la macchina da presa in questi contesti da "fiato sospeso". La componente "indovinello" infatti, coinvolgeva lo spettatore su più fronti. I malcapitati protagonisti della pellicola dovevano riuscire a disinnescare le perverse trappole che li tenevano prigionieri seguendo delle regole spesso criptiche. Pena per l'insuccesso, una morte brutale e dolorosa. Dall'altro lato, la parte investigativa che vedeva le forze dell'ordine ingegnarsi per capire chi ci fosse dietro tutto, era altrettanto stimolante da seguire e invogliava a svelarne la soluzione. In seguito all'indiscusso successo del capostipite, vennero prodotti ben sei seguiti che solo in rarissimi casi sono riusciti ad avvicinarsi alla qualità del primo. Non riesce neanche quest'ultimo capitolo del 2017, l'ottavo, dal titolo Saw Legacy (Jigsaw), ad avvicinarsi a quel livello, eppure la genialità del primo film appare oggi fresca come non mai, eppure questo (ennesimo) capitolo, riesce davvero nell'intento di appassionare lo spettatore dall'inizio alla fine del film, eppure questo film, riesce nuovamente ad incuriosire, ad espletare insomma l'innata curiosità umana, dopotutto dopo i primi due "Saw" l'unico appeal che spinge, e che mi ha personalmente spinto a seguire i successivi capitoli non è stato altro che la curiosità, corroborata da una buona dose di insana morbosità, per vedere fin dove si potessero spingere i produttori del film nei macabri "giochini" a cui vengono sottoposti i malcapitati prigionieri delle sevizie di Jigsaw. E poiché quest'ultimi sono abbastanza ingegnosi, la sufficienza la riesce a strappare.

martedì 16 aprile 2019

Warcraft: L'inizio (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/12/2017 Qui - Premetto che non ho mai giocato a Warcraft, ma essendo un videogiocatore lo conosco e conosco la Blizzard, probabilmente una delle più grandi e talentuose software house esistenti, tanto da creare un universo talmente enorme, diversificato, pieno di personaggi, mondi, storie e quant'altro, vantando milioni di fan e giocatori in tutto il globo. E' quindi evidente che produrne un film, questo, Warcraft: L'inizio (Warcraft), avventura fantasy del 2016 co-scritta e diretta da Duncan Jones, sarebbe stata un'impresa molto difficile e complessa, anche per il regista, figlio del compianto David Bowie e già autore di grandi successi, anche di critica come Moon e Source Code, ma l'impresa sembra decisamente riuscita. Questa volta infatti, nonostante la paura di trovarsi di fronte all'ennesimo mediocre prodotto rivolto ai solo fan, giacché quando si parla di opere cinematografiche derivate dal mondo videoludico c'è sempre la paura di ciò, bisognerà ricredersi, perché in Warcraft la regia è stata prudente e gli errori visti in film analoghi sono stati evitati. Pur non conoscendo quasi affatto la vicenda di cui si narra, come il sottoscritto, è facile esserne infatti completamente coinvolti (anche perché non è difficile capire tutto quello che gira attorno al film, dopotutto le vicende che vengono narrate nel film a mio parere sono comprensibilissime per chiunque sia capace d'intendere e di volere), con il risultato che le due ore di proiezione scorrono gradevolissime ed a fine proiezione la voglia di saperne ancora su questo nuovo mondo fantasy (sull'orlo di una guerra civile quando i suoi abitanti sono costretti a fare fronte all'attacco invasore di terribili guerrieri orchi in cerca di nuove terre da colonizzare) è tanta. Il regista infatti è riuscito nell'ardua impresa di proporre un film adatto a tutti, anche a chi non si è mai avvicinato prima a questa saga.

giovedì 3 gennaio 2019

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2016 Qui - Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (The Young and Prodigious T.S. Spivet) è un film d'avventura del 2013 scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet. La pellicola è la trasposizione cinematografica del romanzo Le mappe dei miei sogni (The Selected Works of T.S. Spivet) di Reif Larsen. Jeunet ritorna quindi sullo schermo con un'altra favola, già nei titoli infatti, il regista francese illustra la sua poetica. I riferimenti al "favoloso" e allo "straordinario" rimandano a favole moderne, raccontate con uno sguardo divertito che mescola un approccio creativo con soluzioni stilistiche brillanti e surreali. Come praticamente fece nel precedente "Il Favoloso Mondo di Amélie", ma ambientandola negli Stati Uniti e precisamente nello sconfinato, selvaggio ed affascinante territorio del Montana. Il suo virtuosistico stile che ha sempre contraddistinto come un marchio di fabbrica irrinunciabile l'abile regista francese, lo si apprezza difatti sin dai primi minuti, che ci catapultano tra le verdi praterie del Montana, in mezzo alle spighe di grano ancora verdi, tra una natura grandiosa e costruzioni isolate dipinte di colori brillanti, nella tenuta agricola della famiglia Spivet. La vicenda è tutta imperniata su di un ragazzino di dieci anni, appassionato di scienza e inventore in erba, estremamente dotato di intelligenza, che vive con la sua famiglia composta dal padre cowboy fuori tempo massimo (nato nel periodo storico sbagliato), dalla madre oftalmologa ossessionata dalla morfologia degli scarafaggi, comunque mammina dolce ma un po' bizzarra (d'altronde è impersonata dalla sempre eccentrica e adorabile Helena Bonham Carter, finalmente in panni, quasi, normali o comunque non coinvolta per una occasione in film in costume), dalla sorella quattordicenne che sogna di diventare Miss America e il suo gemello eterozigote Layton. Dopo la morte accidentale di uno dei due, il superstite, T.S., (un acronimo dove S sta ad indicare "sparrow", un piccolo passero che la leggenda vuole andò a sbattere sul vetro della finestra dell'ospedale in cui stava per nascere il piccolo, e morendo ebbe modo di cedere la sua anima al bel nascituro), manda quasi per caso una propria invenzione ad un istituto scientifico, senza farci nessun conto o nutrire particolari speranze.