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giovedì 10 gennaio 2019

Poltergeist (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/07/2016 Qui - Poltergeist (2015), il discusso remake (diretto da Gil Kenan che ha diviso la critica) del film omonimo del 1982 diretto da Tobe Hooper, che all'epoca terrorizzò il mondo intero con le sue inquietanti presenze maligne. Questo remake ripropone le idee del film originale ma con alcuni piccoli cambiamenti, non nella storia però, che vede protagonista sempre una famiglia (i Bowen) appena traslocata che si trova ad affrontare un massiccio attacco di presenze demoniache nell'abitazione. I terrificanti eventi culminano col rapimento della figlia più piccola, fatto che convince la famiglia a rivolgersi a un team di esperti per riuscire a salvarla. Ad un primo giudizio è inevitabile il confronto con l'originale, è praticamente impossibile infatti giudicare questa 'nuova versione' senza tirare in ballo quella originale del 1982. Ma se non facciamo confronti con l'originale il film è godibile e ben fatto, la storia regge dall'inizio alla fine e i bambini sono bravissimi. Spettacolare il finale, diviso praticamente in tre parti. Trovo ingiusto perciò disprezzare questo discreto horror di buona fattura (definendolo un "Horror per bambini" perché privo di scene particolarmente paurose), che di sicuro non spicca per originalità ma che offre però una buona tensione e un'ora e mezza di divertimento e intrattenimento. Certo, non è angosciante e più che horror lo metterei fra i film stile horror gotico, che più che paurosi hanno scenari cupi e alle volte con un po' di fantascienza (quasi fantasy), ma il film è davvero carino. Comunque la prima parte che introduce lo sgomento della situazione iniziale e il terrore della famiglia di fronte a quelle presenze, è abbastanza buona poiché avviene abbastanza velocemente (senza tanti fronzoli anche se non del tutto coinvolgente), la regia poi è molto precisa e rigorosa, e grazie ad alcuni piccoli stratagemmi la tensione (sapiente e genuina) è ben gestita. La seconda parte è invece dedicata alla figura degli esperti del paranormale e ai modi di cacciare via le presenze e recuperare la figlia (leggermente prevedibile), gli effetti speciali esplodono in suggestivi squarci dimensionali e visioni dell'oltretomba, in un ambiente molto gotico riempito con anime perdute che gridano la loro disperazione (immagini però troppo fumettistiche come l'albero che rapisce il fratellino o la mano che il piede della sorella grande). La regia diventa più panoramica e meno angusta e la tensione diminuisce a favore della spettacolarità, e questo non aiuta. Perché manca in effetti un po' di paura, pochissime le scene veramente paurose (decisamente troppo poco) però è sbagliato giudicare un film solo da questo, certo non tutto è perfetto, ma è godibile come film.

giovedì 3 gennaio 2019

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2016 Qui - Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (The Young and Prodigious T.S. Spivet) è un film d'avventura del 2013 scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet. La pellicola è la trasposizione cinematografica del romanzo Le mappe dei miei sogni (The Selected Works of T.S. Spivet) di Reif Larsen. Jeunet ritorna quindi sullo schermo con un'altra favola, già nei titoli infatti, il regista francese illustra la sua poetica. I riferimenti al "favoloso" e allo "straordinario" rimandano a favole moderne, raccontate con uno sguardo divertito che mescola un approccio creativo con soluzioni stilistiche brillanti e surreali. Come praticamente fece nel precedente "Il Favoloso Mondo di Amélie", ma ambientandola negli Stati Uniti e precisamente nello sconfinato, selvaggio ed affascinante territorio del Montana. Il suo virtuosistico stile che ha sempre contraddistinto come un marchio di fabbrica irrinunciabile l'abile regista francese, lo si apprezza difatti sin dai primi minuti, che ci catapultano tra le verdi praterie del Montana, in mezzo alle spighe di grano ancora verdi, tra una natura grandiosa e costruzioni isolate dipinte di colori brillanti, nella tenuta agricola della famiglia Spivet. La vicenda è tutta imperniata su di un ragazzino di dieci anni, appassionato di scienza e inventore in erba, estremamente dotato di intelligenza, che vive con la sua famiglia composta dal padre cowboy fuori tempo massimo (nato nel periodo storico sbagliato), dalla madre oftalmologa ossessionata dalla morfologia degli scarafaggi, comunque mammina dolce ma un po' bizzarra (d'altronde è impersonata dalla sempre eccentrica e adorabile Helena Bonham Carter, finalmente in panni, quasi, normali o comunque non coinvolta per una occasione in film in costume), dalla sorella quattordicenne che sogna di diventare Miss America e il suo gemello eterozigote Layton. Dopo la morte accidentale di uno dei due, il superstite, T.S., (un acronimo dove S sta ad indicare "sparrow", un piccolo passero che la leggenda vuole andò a sbattere sul vetro della finestra dell'ospedale in cui stava per nascere il piccolo, e morendo ebbe modo di cedere la sua anima al bel nascituro), manda quasi per caso una propria invenzione ad un istituto scientifico, senza farci nessun conto o nutrire particolari speranze.