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giovedì 27 ottobre 2022

Le verità nascoste (2000)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2022 Qui - Un certo omaggio al gotico in tempi non ancora troppo sospetti, oltre che ad Alfred Hitchcock anche altro. L'anno prima Il sesto senso aveva un po' rilanciato, se così si può dire, non tanto l'horror duro e puro quanto il fanta-thriller psico-metafisico. Qui siamo in zona o comunque non troppo lontani e al timone c'è Robert Zemeckis, in un contesto che non gli è del tutto estraneo. Cionondimeno secondo me funziona pochino e lo piazzo tra le punte più basse toccate dal regista, insieme a Beowulf e a qualche altra cosuccia (La fantastica sfida era almeno divertente). Michelle Pfeiffer è sempre stupenda mentre Harrison Ford interpreta un ruolo non troppo dissimile da quello che gli abbiamo visto mettere in scena ormai sin troppe volte (solo che qui è colpevole fino in fondo). Non funziona troppo a mio avviso soprattutto perché, come da tradizione del regista, il film è lungo, troppo lungo nel caso specifico. Una buona mezz'ora in meno avrebbe giovato al ritmo, alla tensione, valorizzando una sceneggiatura piuttosto elementare e di per sé parca di reali colpi di scena. Allungando inutilmente il brodo invece stanca, specialmente quando la lunghezza non solo non è giustificata dallo sviluppo della storia ma nemmeno sempre da trovate registiche all'altezza, regia che invece non mi è parsa molto più che convenzionale. Una sufficienza la strappa ma, rivisto a distanza di anni e nonostante le suggestioni di location e fotografia, e pure un paio di sobbalzi iniziali tutto merito del regista, non va molto più in là. Voto: 6-

martedì 31 marzo 2020

Into the Forest (2015)

Titolo Originale: Into the Forest
Anno e Nazione: Canada 2015
Genere: Drammatico
Produttore: Niv Fichman, Aaron L. Gilbert, Ellen Page
Regia: Patricia Rozema
Sceneggiatura: Patricia Rozema
Cast: Ellen Page, Evan Rachel Wood, Max Minghella
Callum Keith Rennie, Michael Eklund, Wendy Crewson
Durata: 90 minuti

Ellen Page ed Evan Rachel Wood in un dramma ambientato in uno scenario post-apocalittico.
Due sorelle vivono in una casa nel bosco. Un black-out le costringe a lottare per la sopravvivenza.

sabato 6 luglio 2019

Il giustiziere della notte - Death Wish (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/03/2019 Qui - Nel 1974 il regista Michael Winner portò al cinema l'adattamento del romanzo omonimo di Brian Garfield Il giustiziere della notte con protagonista Charles Bronson. Dopo quarantacinque anni è Eli Roth ad adattare la storia ai tempi moderni, riproponendone il remake. Questa volta è Bruce Willis ad interpretare lo stesso ruolo che fu di Bronson ma donando al personaggio un tratto politico più spiccato rispetto al film originale. Paul Kersey (Bruce Willis) è un rinomato chirurgo di Chicago che, in seguito all'omicidio della moglie e al ferimento della figlia durante una rapina, decide di farsi giustizia da solo. La polizia non sembra in grado di trovare i responsabili della distruzione della sua famiglia e quindi, rimboccandosi le maniche, il Dott. Kersey comincerà ad assumere una doppia identità diventando, agli occhi dell'opinione pubblica, il Mietitore. Ad un primo sguardo Il giustiziere della notte - Death Wish (Death Wish), film del 2018 diretto da Eli Roth, potrebbe sembrare come quei tanti film d'azione che sono soliti interpretare attori come Bruce Willis o Liam Neeson (che era stato scelto precedentemente per il ruolo da protagonista), ma non è così (o almeno non del tutto). La trama ovviamente resta molto ancorata all'originale, essendo comunque un adattamento di un romanzo, ma si tinge di sfumature contemporanee e di escamotage che solamente registi come Eli Roth oserebbero inserire. Sfumature contemporanee però che sono l'aspetto meno convincente, perché esse talvolta fanno ridere ed irritare, ma soprattutto tolgono quell'aura cupa e cruda necessaria a film del genere. In tal senso il film è diverso dal precedente perché mentre nel primo Paul girava a viso scoperto adesso cammina incappucciato per evitare le telecamere e le riprese dei cellulari, ciò nonostante viene ripreso e diventa in incognito un divo dei Talk-Show e della TV soprannominato il "mietitore". Il film affronta quindi non solo il problema della giustizia e quindi se sia lecito agire al posto dello stato inerte, ma anche come anche i fatti più terribili diventino spettacolo. E' anche affrontato il problema della difesa legittima specie quando i malviventi si introducano in casa del cittadino. Il film rispetto al remake affronta quindi più questioni tutte di attualità, ma nessuna che riesce tuttavia a centrare appieno il bersaglio.

venerdì 19 aprile 2019

Cinevigilia: Santa Clause (1994)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/12/2017 Qui - Nel piccolo cinema del mio paese, che ora da anni non c'è più (quello più vicino e funzionale dista 20 km ed è un immenso multisala), avrò visto sì e no una dozzina di film, con la scuola più di tutti, con mio fratello due-tre volte e con mio padre due, una per La Vita è Bella e l'altra per Santa Clause, per l'appunto il film, The Santa Clause in originale (importante perché a tal proposito c'è un aneddoto), pellicola del 1994 diretta da John Pasquin, che ho scelto, soprattutto perché ho un ricordo davvero bello di quella visione e anche del film che sviscera in modo meraviglioso il rapporto padre/figlio (uno dei punti forti della pellicola), per la piccola rassegna denominata Cinevigilia (come da titolo) e istituita da quella sgangherata cricca di blogger che ogni tanto riprende vita. Questa pellicola (di Natale) infatti, distribuita da Walt Disney Pictures e Hollywood Pictures e interpretata da Tim Allen (che all'epoca adoravo grazie alla serie Quell'uragano di papà), l'ho visto appunto al cinema appena era uscito, proprio sotto Natale, e mi era piaciuto moltissimo, un po' come adesso che l'ho piacevolmente rivisto. Diretta dal regista John Pasquin (Da giungla a giunglaMiss F.B.I. - Infiltrata speciale), "Santa Clause" è difatti una pellicola, comunque sottovalutatissima e calcolata solo in era Natalizia, assolutamente gradevole, certamente con il classico spirito di Natale, seppur molto più commovente e cupo, ma con qualcos'altro in più da dire.