Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2022 Qui - Riesce a trasmettere un importante messaggio: l'essere prigionieri di un
mestiere sgradito, il non sentirsi realizzati e l'assenza di veri
rapporti umani attorno a sé sono cose più possibili e
terrificanti di qualunque fantasma. Purtroppo però tale messaggio è
annacquato in una sceneggiatura altrettanto spiritica, molte scene
paiono fini a sé stesse e il film sembra più lungo di quanto non sia,
oltre a mancare di una precisa identità. Appiccicato (come in parte nell'incolore Sils Maria) alle magre costole della Kristen Stewart (brava nell'interpretare il proprio dramma interiore, ed unica nota lieta della pellicola),
il regista Olivier Assayas affronta un sacco
di temi e generi ma il miscuglio
non quaglia ed il film, zavorrato dal peso delle sue ambizioni, suscita
più noia che interesse. Finito il film rimane l'amaro in bocca per certi
snodi non spiegati e ti
domandi perché il regista (che già precedentemente ha doppiamente
deluso le tue aspettative, anche con il successivo Il gioco delle coppie) abbia voluto raccontare proprio questa
storia, una storia alquanto incerta. Voto: 5,5
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