Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/06/2023 Qui - Pur sempre con evidenti limiti ma migliore del primo. Sarà forse per il fatto che le mie aspettative erano veramente basse, ma a me è piaciuto più di Dèmoni. Squadra che vince non si cambia e così Lamberto Bava usa gli stessi sceneggiatori ed alcuni membri del cast precedente per confezionare subito il sequel del suo film di maggior successo, ora la regia è più elaborata ed oserei dire raffinata, pure i trucchi migliorano e la musica è sempre all'altezza. Anche in questo caso non manca l'ironia come la sequenza di Nancy Brilli che combatte contro il demonietto (o meglio dire Gremlin) e Bava addirittura cita da maestro Alien, La Cosa e Videodrome (da antologia la scena del demone che esce dallo schermo mentre la stanza della prima vittima Coralina Cataldi Tassoni viene inondata di flash). La trama è sempre quella, solita epidemia, mostri e gente che tenta in ogni modo di sopravvivere, l'originalità è pari quasi allo zero ma il film riesce ad essere maledettamente divertente ed anche abbastanza coinvolgente. Azzeccata anche l'ambientazione, un'enorme palazzo. Buchi di sceneggiatura e situazioni insensate non mancano, ma i vari agguati sono ben gestiti e il film non annoia mai (e ci mancherebbe altro). Voto: 6+
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venerdì 16 giugno 2023
Dèmoni 2... L'incubo ritorna (1986)
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lunedì 5 ottobre 2020
Phenomena (1985)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/10/2020 Qui - Un discreto film che, nonostante gli evidenti (immancabili) difetti di sceneggiatura, riesce a trasmettere fin dal primo minuto un elevato senso di angoscia e terrore, riconfermando l'incommensurabile genialità creativa di Dario Argento. Siamo sicuramente lontani dal livello di Profondo Rosso e soprattutto di Suspiria, ma Phenomena è comunque un bel film, un film dai contenuti interessanti (la diversità in primis) e con una discreta componente horror/splatter. La regia di Argento è memorabile (specialmente nella scena iniziale), così come la fotografia e la scenografia, elementi di spicco di quasi ogni suo film (il regista decide di ambientare tutto in una maestosa e sinistra scuola immersa nei selvaggi boschi svizzeri e questa scelta risulta vincente per trasmettere un senso di pericolo e solitudine perenni, è vero che questa impostazione potrebbe ricordare l'ambientazione di Suspiria molto da vicino, ma in questo caso vale il detto "squadra che vince non si cambia"). Degne di nota anche le prove attoriali, specialmente quella di Jennifer Connelly (già talentuosa e bellissima all'epoca, qui alla prima prova da protagonista), con Donald Pleasence che gli fa da spalla con consumato mestiere, mentre Daria Nicolodi non riesce del tutto a caratterizzare in maniera convincente un personaggio volutamente eccessivo e Dalila Di Lazzaro è relegata a un cameo tutto sommato inconsistente, oltre ad essere doppiata da un'altra attrice. Gli unici difetti di questo buonissimo film sono, come precedentemente detto, la sceneggiatura a tratti scricchiolante, ma comunque ben sviluppata (la trama infatti, malgrado assurdità clamorose e qualche rallentamento nella parte centrale, risulta piacevole e accattivante e vive il suo picco nel delirante finale terrorizzante e strampalato allo stesso tempo), il doppiaggio così così, e soprattutto la scelta di alcuni brani musicali (prevalentemente heavy metal) per niente attinenti alle scene dove sono stati inseriti. La colonna sonora dei Goblin, invece, è come sempre di un livello superiore alla media. In conclusione proprio non male questo film, un film di grande impatto e dalle idee interessanti che sa regalare (ancora) sani brividi. Voto: 7
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mercoledì 16 settembre 2020
Pinocchio (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/09/2020 Qui - Matteo Garrone è uno dei più importanti registi italiani di oggi, ed è giusto attendere (anche e soprattutto dopo Dogman) tanto da un suo nuovo film, e le aspettative non vengono deluse. Nonostante non fossi entusiasta della sua scelta di riportare sullo schermo la fiaba di Carlo Collodi, nonostante non mi sia interessato al progetto come ai precedenti devo ammettere che, la pellicola mi ha piacevolmente sorpreso, perché, anche se resterà probabilmente un'opera minore nel percorso del regista come già lo era Il racconto dei racconti, al tempo stesso questo Pinocchio (vincitore di 5 David di Donatello a fronte di 15 candidature all'edizione 2020) può contare su qualità visive (nonché sonore) e di sostanza tutt'altro che disprezzabili. Purtroppo il regista sconta la circostanza di arrivare tardi a dirigere un adattamento fedele al libro che non può avvalersi della libertà di invenzione di altre versioni precedenti, e questo lo rende meno originale, meno memorabile nel complesso rispetto alla versione di Luigi Comencini, che resta probabilmente la migliore in assoluto pur essendo girata per la televisione. Il regista si avvale della collaborazione dell'attore Massimo Ceccherini per lo script, sicuramente fedele allo spirito e anche alla lettera, per quanto possibile, di Carlo Collodi: la narrazione si dipana in maniera episodica, in maniera abbastanza fluida, con alcune scelte insolite come la Fata Turchina sdoppiata in una versione da bambina e una da adulta. Alcuni personaggi come Mangiafoco fanno una comparsa piuttosto rapida e forse avrebbero necessitato di più spazio, in una galleria di comprimari dove spicca senz'altro il Geppetto reso da Roberto Benigni senza eccesso di istrionismo e con un calore umano sempre tangibile (bravissimo secondo me pure Teco Celio nei panni del Giudice Gorilla). Il Pinocchio che sta al centro del racconto non ha l'incisività e il colore di quello del 1972, ma il regista riesce comunque ad inscrivere il suo romanzo di formazione in una prospettiva moderna a cui giovano i numerosi tocchi realistici presenti soprattutto nella scenografia. E la fotografia riesce a disegnare con la luce quadri tutt'altro che privi di fascino e reminiscenze pittoriche che ammaliano l'occhio dello spettatore. Quindi nel complesso un film forse parzialmente risolto ma che merita sicuramente una visione. Voto: 7
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giovedì 28 febbraio 2019
Il professor Cenerentolo (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2017 Qui - Da quando nei cinema italiani ha fatto capolino Leonardo Pieraccioni, autore di uno dei più bei film della storia cinematografica italiana (parlo de Il ciclone ovviamente), tutti, compreso me, non riuscivamo a non adorarlo, ma gli anni passano e a ogni suo nuovo lavoro, ognuno di noi in fondo, spera di trovare qualcosa di quel film. Anche questa volta purtroppo un buco nell'acqua. Le battute goliardiche e i doppi sensi ci sono, i personaggi macchiette pure (Davide Marotta per esempio, il nano), ma tutto è costruito sul nulla. Poiché Il professor Cenerentolo, film del 2015 scritto, diretto ed interpretato da lui stesso, convince poco, per non dire affatto. La storia infatti, quella di un recluso in un carcere (Umberto) che viene scambiato per un operatore culturale dalla bella Morgana (che tutto può pensare meno che sia un detenuto), e che approfittando dell'equivoco la frequenta (anche se c'è un orario da rispettare e ogni giorno, proprio come Cenerentola, dato che Umberto deve far rientro in carcere a mezzanotte per evitare che il direttore gli revochi il permesso di lavoro in esterno) è quantomeno debole (esile, banale ed anche molto superficiale, nonché irreale) e i personaggi non hanno caratterizzazioni particolari, fatto che rende il tutto un po' banale, se non infantile.
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