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lunedì 31 luglio 2023

Cha Cha Real Smooth (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - Dopo il college Andrew, tornato a vivere con la madre e il fratello, conosce Domino, ragazza madre, e si innamora di lei. Diretta e interpretata da Cooper Raiff, una commedia romantica dai toni tenui che punta sui dialoghi e sul realismo delle situazioni. I personaggi sono ben caratterizzati e portatori di sentimenti in cui un coetaneo può facilmente riconoscersi. Oltre allo spontaneo Raiff, si segnala la prova della (sempre) affascinante Dakota Johnson nel ruolo di una giovane donna fragile, un ruolo che l'attrice interpreta in scioltezza. La sceneggiatura ha più di un punto debole, in particolare nella gestione della figura materna e dei suoi problemi, ma il risultato è una storia semplice e al tempo stesso unica, impreziosita da una colonna sonora accattivante e da tanti momenti di leggerezza che rendono la visione davvero piacevole e scorrevole. Un buon film nel suo genere. Voto: 6,5

mercoledì 31 maggio 2023

La furia di un uomo - Wrath of Man (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2023 Qui - Godibilissimo action in cui il tema della vendetta si miscela con un heist movie a creare qualcosa se non di originale almeno di interessante e convincente. La trama è divisa in capitoli che viaggiano avanti e indietro nella temporalità alla Tarantino, ma il tono non contiene alcuna ironia, anzi, violenza e sguardi corrucciati la fanno da padroni. Jason Statham imperturbabile e perfetto per il ruolo, fiancheggiato da compagni più ciarlieri e istrionici come Holt McCallany e Josh Hartnett. Notevoli lo snodarsi della trama e i vari colpi di scena. Guy Ritchie in cabina di regia (che si rivela nuovamente una garanzia dopo l'altrettanto riuscito The Gentlemen) imprime un considerevole ritmo al girato e tra sparatorie all'ultimo sangue, inseguimenti e sevizie, il divertimento non manca di certo (da sottolineare anche la totale assenza di un'inutile sotto-trama sentimentale). Scontato ma audace. Voto: 6+

venerdì 31 marzo 2023

Mother/Android (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - Ci sono mancanza di coraggio e probabilmente di budget che minano alla base la riuscita del film. Lo script, visto il tema trattato, parte senza ambizioni trascurando ogni velleità di approfondimento sullo scontro tra umani e androidi e portando invece inutile minutaggio sotto l'ala del rapporto tra la Chloë Grace Moretz e Algee Smith. La messa in scena non sarebbe nemmeno male, c'è l'apporto degli attori ma non si riesce ad andare oltre al prevedibile, per non parlare delle solite forzature tipo la protagonista reduce da un cesareo in carrozzella che schiva pallottole e androidi come nulla fosse. Che poi ci sono pure delle belle/interessanti/felici ideuzze, ed occorre altresì evidenziare una discreta carica/forza drammatica (non proprio ricattatoria, anzi) che promana da quest'opera, contraltare ad I Am Mother, ma se non fosse per la brava protagonista insufficienza piena. Voto: 5,5

venerdì 19 luglio 2019

Unsane (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/06/2019 Qui
Tema e genere: Unsane è la nuova sfida al Cinema di Steven Soderbergh, uno psycho-trhiller claustrofobico, teso ed angosciante, un film girato in modo e in una tecnica non del tutto standard.
Trama: Una giovane donna vittima di stalking si rivolge a una specialista, ma si ritrova suo malgrado rinchiusa in una clinica psichiatrica, dove farà un'orribile scoperta.
RecensioneUnsane è un esperimento decisamente particolare, un film che il regista Steven Soderbergh ha realizzato con un budget limitato girando in poco tempo con vari iPhone. Un film girato con il cellulare non è che sia la novità più assoluta, si è già visto da qualche parte, la particolarità di Unsane è però quella di essere il primo film girato in questo modo per una precisa scelta stilistica e non per restrizioni di budget. Unsane infatti, che ha, grazie all'uso di cellulari per la ripresa, che deformano la percezione soggetto-sfondo, un approccio visuale versatile e coinvolgente, riesce proprio per questa scelta stilistica a trasmettere il senso di impotenza della protagonista, entrata in una spirale degenerativa che assottiglia sempre di più il confine tra sanità mentale e follia. E difatti il film risulta profondamente inquietante pur senza far mai realmente paura e consente allo spettatore una profonda identificazione con la protagonista e le sue paure, e più in generale con il tema dell'opera: non siamo più capaci di un contatto umano reale, tra noi e l'altro c'è sempre di mezzo uno schermo, l'amore diventa ossessivo e i rapporti di amicizia impossibili. Non è un caso che il film parta come una farsa kafkiana, si trasformi in un'acida satira politica e poi si tuffi a capofitto nel thriller psicologico, per culminare infine in una mescolanza organica di tutte e tre le cose. E al centro un'aspra critica al sistema sanitario statunitense, ma anche e soprattutto la rivalutazione di una femminilità che è disposta a tutto pur di trarsi in salvo: sotto-testo costante una riflessione sui social-media contemporanei. Qui infatti, e non per caso, l'uso dell'iPhone per le riprese riecheggia il fulcro del film: in una contemporaneità in cui sembra impossibile non riuscire a mettersi in contatto con la persona che si desidera, in cui quindi uno stalker diventa una presenza ineludibile e onnipresente, in grado di raggiungere ovunque la propria vittima, l'ossessione è l'unico scenario possibile. La possibilità che da persecutore digitale (sui profili Facebook o Instagram, come sottolinea Matt Damon nel suo interessante cammeo) il carnefice si trasformi in una sagoma ubiqua anche all'interno dello spazio reale è tutt'altro che fantasiosa, più concreta che mai. Allora la scelta del dispositivo mobile specchia il tema centrale di Unsane: la tragica facoltà di un incubo digitale di affiorare all'interno di uno spazio tangibile (per giunta istituzionalizzato). Insomma un film sociologico e teorico che riflette sul mezzo per riflettere la società. Il regista infatti riesce a cogliere e raccontare con grande efficacia l'incredibile solitudine dell'uomo contemporaneo, anche grazie ad un'ottimo volto per queste paure, a Claire Foy, star della serie Netflix The Crown, protagonista assoluta e incarnazione della paura e della solitudine del mondo di adesso. Peccato che ogni tanto qualcosa si inceppi a causa di una sceneggiatura che si avvita nei troppi finali e che non sempre è all'altezza dell'intelligenza della regia.