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mercoledì 30 novembre 2022

Candyman (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2022 Qui - Sequel del cult targato 1992 con Tony Todd che qui appare in un piccolo cameo, sceneggiato da Jordan Peele che come suo tocco caratteristico evidenzia la denuncia politica e sociale delle problematiche black (lo dirige tuttavia Nia DaCosta). Interessante il collegamento con la vicenda dell'originale tramite l'utilizzo delle marionette che ripercorre le vicende di Helen Lyle e del suo scontro con Candyman. Le atmosfere sono le stesse come la location, il quartiere di Cabini Green che dà quel tocco malsano in più al film. In parte il protagonista (ovvero Yahya Abdul-Mateen II, anche presente in Matrix Resurrections) che impersona lo sfortunato Anthony McCoy e Colman Domingo che appare in poche scene ma significative. Poche scene splatter, gli omicidi vengono ripresi o da lontano o fuori campo. Come per il prequel non mi ha entusiasmato più di tanto, resta tuttavia un film in buona parte riuscito. Voto: 6+

mercoledì 31 marzo 2021

Candyman - Terrore dietro lo specchio (1992)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - Un film riuscito e ben confezionato, ma che aveva la possibilità di trasformarsi in qualcosa di più incisivo (dall'ultima volta che l'ho visto non è certo migliorato, anzi). Certi elementi della trama vengono lasciati un po' troppo in sospeso e non spiegati adeguatamente, oppure trattati superficialmente, specie nel climax finale (che non convince appieno, mai convinto, seppur ambiguamente conferma l'interrogativo iniziale). Peccato perché l'idea di partenza era buona (anche originale all'epoca, un mostro che può venire evocato ripetendo per cinque volte davanti a uno specchio il nome appunto di "Candyman", a costo però di sacrificare la propria vita), ma il film perde spesso qualche colpo per strada. Come dialoghi e linearità dei fatti non si pone certo al top, ma interpretandolo più come una favola che un puro horror (ancora) funziona. Comunque gli sporchi ambienti metropolitani sono ottimi, la protagonista Virginia Madsen è brava e gnocca a volte si a volte no, Tony Todd dà vita al "suo" boogeyman e lo fa benissimo. Qualche tocco splatter e la discreta colonna sonora di Philip Glass fanno il resto. Buona la regia di Bernard Rose, ben fatte tutte le scene con le api. Non molta paura, ma tensione e storia alimentano il buon ritmo del film (che si basa ricordiamo su un racconto di Clive Barker). Un cult minore sì, ma meritevole sempre d'esser visto almeno una volta. Voto: 6,5

lunedì 30 settembre 2019

Hell Fest (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2019 Qui
Tema e genere: Horror slasher del 2018 diretto da Gregory Plotkin, al debutto da regista.
Trama: Il film segue un gruppo di adolescenti che viene inseguito da un serial killer, all'interno di un parco a tema horror.
Recensione: Dopo che il filone è stato destrutturato (Scream), preso in giro (Scary Movie), rifondato, omaggiato (The Strangers: Prey at Night) ed è diventato oggetto di riflessione (Quella casa nel bosco) e originali tentativi di fusione con altri generi (Auguri per la tua morte), Hell Fest torna all'essenza dello slasher: prende un gruppo di ragazzi stupidi e sufficientemente incoscienti, li immerge in un luogo inospitale e li fa trucidare da un assassino misterioso armato di coltellaccio. Tutto qui, niente di innovativo, niente di trascendentale. Eppure che fascino, che tensione, che fantastica ambientazione. Il fascino di questa trama (semplice) è certamente il sadismo dell'Altro (termine con cui il regista denomina il killer) e le situazioni di ambiguità che genera: tutti sono all'Hell Fest per vivere la paura e sprofondare nel terrore, sicuri però di essere al sicuro, perché tutto in fondo è solo una magnifica finzione. Perciò anche il pericolo reale viene vissuto come parte del gioco e confuso con una recita in maschera, che presto si rivelerà fatale e atroce. Cosa c'è di più agghiacciante che assistere a un omicidio credendolo una farsa? L'idea di mantenere anonima l'identità dell'Altro è efficace e porta con sé un orizzonte di senso inquietante: chiunque potrebbe essere l'assassino. Ma la forza di Hell Fest sta tutta nella location, un parco dei divertimenti notturno, coloratissimo e inventivo nel riprodurre scenari da horror ricostruiti con cartapesta e protesi da supermercato, che richiama alla mente Il tunnel dell'orrore (1981) di Tobe Hooper, e che riesce a sopperire ad una reiterazione narrativa consistente nel seguire i protagonisti all'interno delle varie escape room. Questo perché Hell Fest fa proprie le atmosfere horror degli anni '80, soprattutto grazie alla regia e all'ottimo montaggio di Gregory Plotkin, un grande professionista del genere: regista di Paranormal Activity 5 e montatore degli altri film della saga, di Scappa - Get Out e Auguri per la tua morte. Egli porta avanti una preferenza per scene tipicamente splatter, non tanto consuete oggigiorno negli horror mainstream, e il gusto per il truculento è ampiamente presente in Hell Fest, anche se comunque non eccessivamente per gli habitué del genere. A livello stilistico è inoltre molto affascinante il gioco di luci, contrasti e colori psichedelici, che vanno dal rosso al viola, dal verde al blu, investendo tutte le realtà cromatiche di una certa intensità. E' insomma un riuscito esempio di horror teso e visionario, molto ben curato nell'impianto scenografico, che dà giusta misura del talento di Gregory Plotkin, regista che probabilmente saprà riservare in futuro piacevoli sorprese, un horror che è anche un contenitore di tutti gli ingredienti della suddetta cinematografia, come perturbanti bambole, clown angoscianti, spettri e serial killer, un horror che non colpisce con forza lo spettatore, come Hereditary per esempio, forse anche a causa della scelta di un cast con cui non sempre l'immedesimazione è immediata, ma che riesce a farsi ricordare. Perché questo è un film molto curato nell'evoluzione della suspense e in molte scene di forte impatto, davvero interessante, nonché il perfetto film da guardare nella notte di Halloween (e tutti gli altri giorni).