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mercoledì 27 ottobre 2021

Harriet (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2021 Qui - The Birth of a Nation12 anni schiavoDjango Unchained, giù giù fino a Il colore viola: il filone è quello. Storia vera di Harriet Tubman che, nata schiava, scappa iniziando una battaglia che porterà alla liberazione di centinaia di altri schiavi. Un buon film, che purtroppo paga i suoi difetti. Se la storia ha infatti il pregio di dare risalto a un personaggio storico facendolo uscire dai confini americani, la messa in scena non osa granché e si affida a una scansione del racconto molto tradizionale attraverso immagini convenzionali. Tutto è da copione nella visione della Kasi Lemmons (per lo più attrice, era in Candyman), bene e male sono facilmente riconoscibili e non messi in discussione e l'assenza di dubbi impedisce un coinvolgimento emotivo, perché non si teme davvero mai per la sorte della protagonista, eroina senza macchia e senza paura guidata dai suoi ideali e dalle visioni mistiche (per cui fu soprannominata Mosè) che la aiutano a evitare i pericoli e a superare con successo ogni difficoltà. La carne al fuoco potrebbe quindi essere tanta, ma sceneggiatura e regia si limitano a illustrare la vicenda senza scalfire l'icona e non dando risalto alle ombre che potrebbero infondere verità alla cartolina. Se l'intento didattico quindi è raggiunto, l'agiografia non si scampa e il cinema sonnecchia. Un valore aggiunto è dato dall'interpretazione della britannica Cynthia Erivo (era in Widows), per la sua prova candidata all'Oscar come Migliore Attrice Protagonista, e dalla colonna sonora che si tinge di gospel ma imprime personalità solo nei titoli di coda, con la discreta "Stand Up", anch'essa candidata all'Oscar (nel 2020). Non male, sicuramente da vedere, ma sa comunque di occasione sprecata. Voto: 5,5

mercoledì 31 marzo 2021

Candyman - Terrore dietro lo specchio (1992)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - Un film riuscito e ben confezionato, ma che aveva la possibilità di trasformarsi in qualcosa di più incisivo (dall'ultima volta che l'ho visto non è certo migliorato, anzi). Certi elementi della trama vengono lasciati un po' troppo in sospeso e non spiegati adeguatamente, oppure trattati superficialmente, specie nel climax finale (che non convince appieno, mai convinto, seppur ambiguamente conferma l'interrogativo iniziale). Peccato perché l'idea di partenza era buona (anche originale all'epoca, un mostro che può venire evocato ripetendo per cinque volte davanti a uno specchio il nome appunto di "Candyman", a costo però di sacrificare la propria vita), ma il film perde spesso qualche colpo per strada. Come dialoghi e linearità dei fatti non si pone certo al top, ma interpretandolo più come una favola che un puro horror (ancora) funziona. Comunque gli sporchi ambienti metropolitani sono ottimi, la protagonista Virginia Madsen è brava e gnocca a volte si a volte no, Tony Todd dà vita al "suo" boogeyman e lo fa benissimo. Qualche tocco splatter e la discreta colonna sonora di Philip Glass fanno il resto. Buona la regia di Bernard Rose, ben fatte tutte le scene con le api. Non molta paura, ma tensione e storia alimentano il buon ritmo del film (che si basa ricordiamo su un racconto di Clive Barker). Un cult minore sì, ma meritevole sempre d'esser visto almeno una volta. Voto: 6,5