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giovedì 31 agosto 2023

Ant-Man and the Wasp: Quantumania (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2023 Qui - Questo film con Ant-Man (perché Wasp è quasi non pervenuta, ed è un peccato trattandosi di Evangeline Lilly) è stata una mezza delusione, anche se mi sono ugualmente divertito. Dei tre film su Ant-Man in ogni caso, questo è quello che mi ha convinto meno. Qui abbiamo difatti una sceneggiatura molto debole che mette di fronte un super cattivo mal sfruttato e una miriade di effetti speciali. Certo, il mondo quantico è molto affascinante, ben realizzato, creature simpatiche con o senza buchi, ma è la storia a fare acqua da tutte le parti. Nemmeno un'idea originale che è una, ma un riciclo di Star Wars in versione infinitamente piccolo, con qualche accenno a Matrix. Unica nota positiva Kathryn Newton (bella e capace), che interpreta la figlia del protagonista (sempre ben interpretato dall'istrionico Paul Rudd), per il resto poca roba. Qualche momento simpatico e niente di più. Comunque, come ho già detto, per me è stata nel complesso una visione piacevole a cui si può dare la sufficienza, seppur per il rotto della cuffia. Voto: 6

sabato 13 luglio 2019

Ant-Man and the Wasp (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2019 Qui - Come di consueto ormai nell'universo Marvel, di cui questo è il ventesimo film del suo MCU, è necessario partire da un accenno alle puntate precedenti. Scott Lang, ladruncolo di mezza tacca diventato Ant-Man (nel primo sorprendente episodio a lui dedicato del 2015) grazie a una tuta che gli dona incredibili superpoteri "dimensionali", è stato arrestato per le sue azioni in Captain America: Civil War (quando si schierò con il "Capitano" nello scontro tra supereroi, infrangendo gli accordi di Sokovia). Bloccato agli arresti domiciliari e sorvegliato dalla polizia (guidata dal goffissimo agente Woo, Randall Park), viene richiamato in azione dal professor Hank Pym (ancora interpretato da Michael Douglas), e dalla figlia Hope, ora diventata the Wasp (con tanto di ali, che Scott/Ant-Man non ha) per cercare di recuperare Janet, la moglie di Pym (la new entry Michelle Pfeiffer), dispersa decenni prima nel mondo subatomico: da cui Scott è riuscito a tornare, senza contare che gli è pure apparsa in sogno Janet. I tre dovranno superare vari ostacoli, tra cui Ghost, una figura invisibile e misteriosa. Ero molto curioso di vedere Ant-Man and the Wasp, film del 2018 diretto da Peyton Reed (regista anche del primo capitolo), non solo perché il primo mi aveva conquistato, ma perché principalmente perché ero curioso (come tutti lo sono stati, del resto, almeno per quelli che l'hanno visto) di vedere in che modo avrebbero collegato il film ad Infinity War, visto solo poco tempo fa, e se ci fosse qualche elemento chiave per Avengers: Endgame (scorsa settimana al cinema), di questo però nessuna parola, tranquilli. La curiosità non è stata del tutto ripagata, dato che questo sequel, pur essendo un buonissimo film d'intrattenimento, non riesce ad essere "scoppiettante" quanto il suo predecessore per più motivi. La trama in diversi punti non è molto convincente e sembra che alcune situazioni vengano sbrogliate in maniera fin troppo semplice rispetto alla complessità delle materie trattate, senza contare qualche ingenuità che gli spettatori più attenti avranno potuto notare. Ciò non toglie che sia appunto una visione piacevole, leggera e, nel complesso, estremamente godibile. Come alla fine i film di super-eroi dovrebbero essere. E quindi qualche défaillance la si può accettare. Anche perché sinceramente pensare che questo sequel potesse superare l'originale era impensabile. Certo, ci si aspettava qualcosa in più, colpa forse delle aspettative elevatissime dopo il clamoroso diciannovesimo lungometraggio, ma tutto sommato va bene così, dopotutto il minimo per la Marvel è sufficiente ed in grado di superare senza difficoltà la rivale DC in qualsiasi lungometraggio uscito ultimamente, tranne Wonder Woman da una parte (pollice su) e Black Panther dall'altra (pollice giù).

mercoledì 9 gennaio 2019

Ant-Man (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/07/2016 Qui - Ant-Man è l'ennesimo e spettacolare film della Marvel e dei suoi inimitabili supereroi. Ant-Man (uno dei membri fondatori dei Vendicatori originali e uno dei primi personaggi creati dal duo Lee&Kirby nel 1962) è infatti la dodicesima pellicola del Marvel Cinematic Universe (un media franchise centrato su una serie di film di supereroi prodotti dai Marvel Studios e basati sui personaggi dei fumetti Marvel Comics), nonché l'ultimo della Fase Due, che ha raggiunto il culmine nello spettacolare Avengers: Age of Ultron. Il film (del 2015), diretto Peyton Reed (regista di Yes Man tra gli altri) è però completamente diverso (almeno in parte) da tanti altri cine-comic, e questo è un punto a suo favore, al posto del solito scenario apocalittico difatti ci si ritrova in un rinfrescante heist movie in cui i poteri di ingrandimento e rimpicciolimento non hanno i consueti effetti distruttivi, ma assolvono con successo a una funzione comica (come consuetudine in questi film grazie all'ironia). Dopo essere finalmente uscito di prigione, Scott Lang (Paul Rudd) è intenzionato a cominciare una nuova vita e vuole riavvicinarsi disperatamente a sua figlia Cassie, andandola a trovare per il compleanno, sebbene la ex moglie e il suo nuovo compagno (l'eccentrico Bobby Cannavale, lo spettacolare protagonista di Vinyl), un agente di polizia, glielo impediscano per questioni legali. Incapace di tenersi un lavoro a causa della sua fedina penale, decide, insieme al suo amico Luis (Michael Pena) e altri due amici, di fare un ultimo furto. Mentre mette in atto l'operazione, a sua insaputa, viene osservato dal Dr. Hank Pym (Michael Douglas), uno scienziato che ha avuto dei trascorsi con lo S.H.I.E.L.D. Una volta entrato in casa, apre la cassaforte e trova (con grande sorpresa) una tuta che ha l'abilità di far rimpicciolire fino alla grandezza di una formica. Scopre questo potere in un modo un po' brusco, e, traumatizzato dall'esperienza, riporta la tuta, ma viene sorpreso dalla polizia e viene arrestato nuovamente. Una volta in prigione, Hank Pym lo ricontatta, chiedendogli un piccolo (si fa per dire) lavoretto. Forte del potere straordinario che gli permette di rimpicciolirsi e allo stesso tempo di aumentare la sua forza, il truffatore Scott aiuterà il suo mentore, il dottor Hank Pym, non solo a proteggere il segreto della sua incredibile tuta da Ant-Man da nuove e crescenti minacce, ma anche a effettuare un ulteriore furto (andando incontro a ostacoli che sembrano insormontabili), per sventare i piani di Darren Cross (Corey Stoll) appropriatosi delle Particelle Pym (che possono regolare gli atomi in modo da permettere di rimpicciolire) per scopi personali, non sapendo che tale invenzione, nelle mani sbagliate, potrebbe rappresentare una minaccia per il mondo intero. Ecco, questa è la trama del film, semplice ma ben costruita e ovviamente con ottimi effetti speciali.

venerdì 5 ottobre 2018

Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/10/2015 Qui - Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate, film fantasy del 2014 diretto da Peter Jackson e scritto dallo stesso regista con Fran Walsh, Philippa Boyens e Guillermo del Toro è basato sulla parte finale del romanzo Lo Hobbit e dalle Appendici de Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien, il terzo e conclusivo capitolo della trilogia de Lo Hobbit che funge da prequel alla trilogia de Il Signore degli Anelli. È stato preceduto da Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato (2012) e Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (2013). Il film ha ottenuto una nomination agli Oscar 2015. E' l'unico dei sei film dell'Anello a non cominciare con un flashback, è una delle trovate di adattamento più efficaci del film, gli dona da subito un ritmo sincopato e conferma la forte unità narrativa che questa serie di tre film vuole avere. Il drago Smaug infuriato per il tentativo del nano Thorin Scudodiquercia e della sua compagnia di abbatterlo, vola fuori dal regno di Erebor e attacca Pontelagolungo dandola a fuoco. Mentre i nani, inermi, guardano la scena dalla montagna, in un delirio di fughe disperate solo Bard decide di combattere il drago riuscendo in extremis a penetrare l'unico punto scoperto della sua dura scorza con una sola grande freccia. Sconfitta la creatura si apre uno scenario ancora più truce: la montagna è libera e il tesoro dei nani incustodito, la notizia si sparge in fretta e, vista la bramosia di Thorin nel tenere l'oro per sè, alle porte si prepara un conflitto tra l'esercito degli elfi e degli uomini (desiderosi di vedere rispettata la promessa fattagli dal nano ora "re sotto la montagna"), quello dei nani accorsi a difendere il loro simile e il grande nemico di Thorin, desideroso d'oro e vendetta. In mezzo a tutto ciò Bilbo ha rubato la bramata Arkengemma e deve decidere che farne. Un pericolo più grande però li aspetta, l'oscuro Sauron ha inviato un orda di Orchi spietati a conquistare Erebor, Elfi, umani e nani dovranno combattere insieme se vorranno avere una speranza, anche Thorin dopo aver capito in cosa l'oro lo stava trasformando scende in campo ad aiutare, un'epica battaglia è alle porte. Il film, pur basandosi sull'opera di Tolkien, in realtà si prende come ogni adattamento alcune licenze, mantenendo comunque lo spirito narrativo del libro. Le differenze con il libro, soprattutto nella seconda parte del film (in particolar modo riguardo la battaglia e le narrazioni affini, con i non secondari ruoli ricoperti da Tauriel e Legolas), rendono il terzo capitolo della trilogia quello più liberamente interpretato (e implementato) in sede cinematografica.