Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2024 Qui - Affresco con note autobiografiche che affonda nel Queens degli anni Ottanta e racconta un momento della vita americana, uno dei tanti, che vede contrapposti privilegi tra un ebreo fortunato e un ragazzo di colore che vive con la nonna. La mano non è pesante, è leggera, suggerisce, accenna e, insieme a una regia dello stesso tenore (ossia mai ingombrante) si preoccupa di testimoniare. Nel farlo, però, finisce inevitabilmente per annoiare: molti i frangenti in cui ci si aspetta una svolta, un cambio di passo, che non arrivano, rendendo difficile visione e memorizzazione dell'opera. Un'opera cui ricostruzione storica è abbastanza curata, benissimo interpretata (svetta Anthony Hopkins) ma poco riuscita. Voto: 5 [Sky]
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martedì 27 febbraio 2024
giovedì 30 gennaio 2020
Un uomo tranquillo (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2020 Qui
Tema e genere: Specie di revenge movie, ma anche e soprattutto remake in salsa hollywoodiana di un film del 2014, ad opera dello stesso regista.
Trama: Quando Nels Coxman, pacifico autista di un mezzo spazzaneve, vede la vita di suo figlio stroncata da un'overdose, il suo tranquillo mondo va in pezzi. Incapace di rassegnarsi all'accaduto, l'uomo si mette sulle tracce dell'organizzazione criminale che gestisce il traffico di droga nel villaggio, eliminando uno a uno gli uomini che sono legati alla morte del ragazzo.
Recensione: Il senso di certe operazioni è incomprensibile, soprattutto quando Hans Petter Moland decide di rifare l'opera che l'ha reso celebre e fatto apprezzare, quando decide di ripetere abbastanza fedelmente il plot della pellicola originale, ma senza riuscire a farlo uguale, anzi, perché Cold Pursuit (anche in inglese, oltre a quello italiano, il titolo è più brutto in confronto all'originale) è un film annacquato se confrontato con il suo padre cinematografico. Questo remake infatti non possiede o perlomeno si vede solo a tratti, l'umorismo glaciale dell'omonimo norvegese. Di glaciale c'è sicuramente il paesaggio (nel primo film fondamentale ed indimenticabile, qui tuttavia riesce poco a farsi notare), ma l'alternarsi fra serio e commedia nera si amalgama male. Con l'intento di modificare la sceneggiatura con un humor meno nordico, Un uomo tranquillo finisce difatti per diventare una stonata via di mezzo tra un film dei Coen e la trilogia di Taken. Da una parte dovrebbe far ridere, con lo sketch ad esempio dei nomi dei vari personaggi che vengono fatti sparire man mano che muoiono, da qui anche il divertente gioco di parole del titolo norvegese (In ordine di sparizione), ma dall'altro siamo ben lontani dal gusto grottesco di Fargo.
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lunedì 15 luglio 2019
God's Pocket (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/05/2019 Qui
Tema e genere: Film drammatico indipendente, adattamento cinematografico del romanzo del 1983 Così si muore a God's Pocket scritto da Pete Dexter.
Trama: Quando il figliastro Leon rimane ucciso in un "incidente", Mickey cerca di seppellirne il corpo insieme alle cattive informazioni che si porta dietro. Poiché però la madre esige di conoscere la verità sull'accaduto, Mickey si ritrova a dover fare i conti con un corpo che non può seppellire, una moglie che non può placare e un debito che non può saldare.
Recensione: Ambientato in un immaginario quartiere di Philadelphia, il God's Pocket appunto, il film vorrebbe raccontare le vicende di una piccola comunità di personaggi, chi più chi meno sconfitti dalla vita. Il tono elegiaco è però contraddetto da stucchevoli iniezioni di grottesco e da esplosioni di follia e violenza che lasciano più perplessi che stupiti. L'intento di tenere insieme la frustrazione dei personaggi per il loro fallimento esistenziale, il depresso scenario post-industriale dei primi anni Ottanta e le malcelate ambizioni da black comedy, sarebbe stato difficile da conseguire anche, si pone, per i fratelli Coen al massimo splendore, nel caso di God's Pocket si sfiora in più frangenti la caricatura. Le tensioni sociali e razziali che stanno sullo sfondo dei drammi sopra cui si muove il film non riescono a coinvolgere, forse anche a causa del facile determinismo di fondo dello script. Quando il giornalista interpretato da Richard Jenkins s'innamora a prima vista e perdutamente della matronale Christina Hendricks, la sensazione è che il film possa prendere una strada differente, magari sciogliendosi in un romanticismo forse di maniera, ma almeno con la possibilità di sorprendere un po'. Così purtroppo non è, e tra sbiadite pennellate di humour nero e velleità di denuncia che non vanno a segno, God's Pocket non sa in nessuna maniera rendersi memorabile. Né a salvare il film dal fallimento arrivano l'impianto e le dinamiche di genere, in quanto la scelta del plot è quella di rimanere in mezzo al guado, in bilico fra più possibilità, con un finale che non inquieta come vorrebbe. E che lascia l'amaro in bocca per l'occasione perduta.
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