Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/11/2021 Qui - La durata appare oggettivamente eccessiva, soprattutto perché il film
prende una piega piuttosto surreale, manchevole di spiegazioni
razionali, che perde di incisività facendo, conseguentemente, scivolare
l'attenzione e il coinvolgimento verso il basso, non consentendo una
godibilità della storia che per lunghi tratti appare indigesta (troppo ambiguo il rapporto tra i protagonisti). La
grafica è buona, la prima parte della storia si segue bene e in maniera
fluida, ma complessivamente il film di Hiroyasu Ishida, per quanto mi
riguarda, manca di concretezza e di vero appeal, nonostante la fantasia e
l'originalità che appaiono evidenti. Lo Studio Colorido, che trae
ispirazione (anch'esso) da quello della Ghibli, debutta con questo
prodotto a metà tra il surreale e la fantascienza, tratto da un racconto
di Tomihiko Morimi che ha avuto grande successo di pubblico in
Giappone. A mio parere un film non totalmente riuscito e non per tutti.
Un racconto di formazione sicuramente apprezzabile ma sfortunatamente
alquanto, e troppo, sbilanciato. Voto: 5,5
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mercoledì 24 novembre 2021
Penguin Highway (2018)
Labels:
Animazione,
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Rie Kugimiya,
Romanzo
sabato 27 febbraio 2021
Sword of the Stranger (2007)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2021 Qui - Film d'animazione giapponese, un cappa e spada abbondante come nel solco della tradizione orientale nell'azione dinamica, dove una lotta di potere è sfondo per una amicizia tra due ragazzi di età e origini diverse (la storia è quella di un Ronin senza nome che deve proteggere un bambino da un gruppo di assassini che vuole rapirlo per condurre un misterioso rituale). La bellezza delle scene e l'ottima resa dei combattimenti (piuttosto sanguinolenta ma non eccessiva) la fanno da padroni (il comparto tecnico non per caso è il miglior aspetto di questo film, dove buona è anche la colonna sonora oltre all'animazione di alto livello). Le due figure non vengono però troppo approfondite, la trama si mantiene piuttosto lineare (anzi, a parte la non originalità è pure lacunoso in certi sviluppi) e i dialoghi abbastanza semplici. Detto ciò, comunque mi risulta impossibile dare una valutazione negativa: sarà anche sconclusionato, però riesce a catturare sempre, in ogni singolo istante, l'attenzione dello spettatore. E così che Sword of the Stranger, diretto da Masahiro Andō, disponibile gratuitamente alla visione su VVVVID (e in cui versione si può notare la pregevolezza del doppiaggio), nonostante tutto, si faccia apprezzare (gustosi oltretutto i rimandi agli spaghetti western, e non solo). Una visione piacevole, soprattutto se si è amanti del genere cappa e spada come me. Voto: 6,5
mercoledì 3 giugno 2020
The Happiness of the Katakuris (2001)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/06/2020 Qui - Un Takashi Miike leggero che si misura con una commedia, ma niente paura: tutto quello che può essere considerato convenzionale questo regista riesce sempre a tenerlo fuori dai suoi progetti. E così The Happiness of the Katakuris (liberamente tratto dal film sudcoreano Joyonghan Gajok di Kim Ji-Woon, che ovviamente non ho visto e quindi impossibile fare paragoni) diventa non solo una commedia ma un casino di generi mischiati tra loro come animazione, grottesco, musical e via dicendo. Sta proprio in questa impronta impazzita il suo punto di forza più che nella storia narrata che, attraverso tutto ciò che in un film non dovrebbe stare (insieme), rende i momenti più commoventi ed ottimisti fuori dalla retorica che qualunque altro film avrebbe avuto. Infatti bellissimo è il messaggio, sulla famiglia e la felicità, soprattutto nell'impattante finale. Menzione a parte la merita l'incipit nonsense rispetto al resto, con l'utilizzo della claymotion (forse per motivi di budget? che sì è esiguo) che sarà usata anche nei momenti più violenti. Rispetto ad altro del regista nipponico, comunque, le dosi di violenza e scene esplicite sono quasi nulle ma non manca il macabro, e la black comedy è black fino in fondo. Simpaticissimi quasi tutti gli intermezzi musicali, qualcuno noioso (intelligente quello alla karaoke, ennesima uscita dagli schemi). Registro grottesco discreto (comunque non ai livelli weird di Visitor Q, buono da una parte, non tanto dall'altra), pecca di prevedibilità e di poca originalità in molti punti della trama (però quella fastidiosa tendenza dei clienti del loro albergo a morire assolutamente riuscita). Registicamente discreto, l'ennesima dimostrazione della poliedricità di Takashi Miike in tutti i campi, dallo yakuza movie all'horror alla commedia. Voto: 7
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