Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Prodotto di animazione giapponese che percorre una strada che abbiamo "recentemente" visto in Inception con il merito, non di poco conto, di essere arrivato con qualche anno di anticipo. Un prodotto ad opera di un regista che rimpiangiamo, un regista che, veleggiando tra sogno e realtà, ancora una volta (e per l'ultima volta purtroppo), riesce a trasportarti in un altro mondo, con questo film che ne conferma le sue ineguagliabili doti. L'ultimo lungometraggio di Satoshi Kon è infatti un vero e proprio viaggio animato nel mondo dei sogni. La pellicola delizia con animazioni fluide, disegni azzeccati e scene visivamente straordinarie, narrando una trama semplice nell'avvio ma contorta nello sviluppo. Unico punto a sfavore di un'opera ambiziosa e sofisticata è appunto forse l'esagerata complicatezza della trama (e un maggior approfondimento alla tematiche che affronta sarebbe stato gradito). Tra sequenze oniriche che sono una gioia per gli occhi con colori brillanti e vivaci e sequenze finali estremamente fantasiose, il film riesce ad appassionare e meravigliare lo spettatore per tutta la sua durata. L'omaggio di Kon alla settima arte è palese, considerando anche le moltissime citazioni (bella l'autocitazione in cui si vedono le locandine dei precedenti film di Kon, tra cui Tokyo Godfathers), nonostante poi il racconto si snodi attraverso dei parametri prettamente avvezzi al cinema fantascientifico. Kon non lascia nulla al caso, basti ascoltare la colonna sonora per rendersene conto e ci cala in un sogno dal quale è quasi triste doversi svegliare alla fine della pellicola. La forza di "Paprika" risiede soprattutto nelle idee geniali che esplodono sullo schermo in un concitato tourbillon di suoni e colori, la fantasia non ha limiti né freni e Kon può dar vita alla sua creatura facendo leva sulla sua creatività sfrenata. Davvero un grandissimo peccato che Satoshi Kon ci abbia lasciato così presto, sicuramente avrebbe avuto molto altro ancora da dirci e mostrarci. Voto: 7+
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martedì 9 novembre 2021
venerdì 13 agosto 2021
Tokyo Godfathers (2003)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/08/2021 Qui - Dopo aver esordito con uno psico-thriller (Perfect Blue) ed aver intrapreso il difficile campo del memoir (Millennium Actress), quel grande amatore del cinema occidentale che fu Satoshi Kon si cimentò con un genere a lui apparentemente non congeniale, il blockbuster natalizio per famiglie. E un po' a sorpresa, ma non tanto, dopotutto Satoshi Kon è sempre una garanzia, egli firmò un prodotto notevole, nonostante un finale un po' affrettato che penalizza un po' il risultato finale. Disegni stupendi e curati nei minimi particolari, storia accattivante, personaggi mai troppo comuni (i tre protagonisti sono un travestito, un alcolizzato e una bambina scappata di casa per un futile motivo). Peccato però che abbia abbandonato in questo lavoro quel surrealismo che avevo tanto apprezzato nei suoi film precedenti per confezionare un prodotto più lineare: ecco infatti una favola natalizia, confezionata in maniera diversa dal solito ma pur sempre legata ad alcuni cliché (la ricerca di una dimensione familiare che i protagonisti hanno perso per gli eventi drammatici delle loro esistenze viene sublimata nella tragicomica avventura alla ricerca della madre di una bimba abbandonata proprio sotto le feste natalizie). Non mancano comunque le trovate geniali e lo humor tipico del regista giapponese, in grado di strappare qualche risata anche nei momenti più drammatici. Tokyo Godfathers è indubbiamente il film più "normale" di Satoshi Kon, forse non il più bello (personalmente ho notato, nonostante l'interesse provato durante la visione, certi rallentamenti nello svolgimento della trama, che mi hanno leggermente annoiato) ma comunque ugualmente riuscito. Voto: 6,5
sabato 27 febbraio 2021
Sword of the Stranger (2007)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2021 Qui - Film d'animazione giapponese, un cappa e spada abbondante come nel solco della tradizione orientale nell'azione dinamica, dove una lotta di potere è sfondo per una amicizia tra due ragazzi di età e origini diverse (la storia è quella di un Ronin senza nome che deve proteggere un bambino da un gruppo di assassini che vuole rapirlo per condurre un misterioso rituale). La bellezza delle scene e l'ottima resa dei combattimenti (piuttosto sanguinolenta ma non eccessiva) la fanno da padroni (il comparto tecnico non per caso è il miglior aspetto di questo film, dove buona è anche la colonna sonora oltre all'animazione di alto livello). Le due figure non vengono però troppo approfondite, la trama si mantiene piuttosto lineare (anzi, a parte la non originalità è pure lacunoso in certi sviluppi) e i dialoghi abbastanza semplici. Detto ciò, comunque mi risulta impossibile dare una valutazione negativa: sarà anche sconclusionato, però riesce a catturare sempre, in ogni singolo istante, l'attenzione dello spettatore. E così che Sword of the Stranger, diretto da Masahiro Andō, disponibile gratuitamente alla visione su VVVVID (e in cui versione si può notare la pregevolezza del doppiaggio), nonostante tutto, si faccia apprezzare (gustosi oltretutto i rimandi agli spaghetti western, e non solo). Una visione piacevole, soprattutto se si è amanti del genere cappa e spada come me. Voto: 6,5
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