Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/12/2018 Qui - Nel filone dei Rape e Revenge, il secondo film della famosa saga, I spit on your grave 2, film del 2013 diretto da Steven R. Monroe, si classifica come un lavoro abbastanza originale, benché il canovaccio sia sempre il solito (c'è una ragazza sola ed avvenente, quindi un gruppo di pazzoidi che la rapisce, la stupra, la sevizia in ogni modo possibile ed immaginabile, un'escalation di brutalità secondo i progetti degli aguzzini culminante con la morte della vittima, la quale, invece, si salva per il rotto della cuffia ripagando con la stessa moneta i colpevoli di tale orrore), e benché non privo di alcune incongruenze narrative, che lo rendono poco (troppo poco) credibile. L'originalità è riscontrabile nell'ambientazione urbana, che però non regala una marcia in più, anzi, il cambio di contesto geografico offre una buona sorpresa ma a rifletterci bene appare come una vera bestialità. Interessante e nuovo è anche il quadro psicologico che viene offerto dei ''villains'', non tutti accomunati dallo stesso desiderio di violenza, alcuni con picchi di sadismo inaspettati, altri con improvvisi sensi di colpa che li portano tuttavia a patetiche ingenuità. A tal proposito, ingenua è purtroppo la sceneggiatura, che procedendo per stereotipi consolidati (la sopravvivenza della ragazza è pura fantascienza, anche se questa volta è per lo meno mostrata, mentre nel precedente film assumeva una innaturale connotazione quasi soprannaturale) si avvia verso uno svolgimento facilmente prevedibile in tutti i suoi colpi di scena, più o meno telefonati. Inoltre le figure marginali (il poliziotto, il prete) sono inserite maluccio nello script, anzi, non servono a niente. E insomma rispetto all'inarrivabile originale girato da Meir Zarchi (qui tra i produttori esecutivi) e il suo sufficiente remake/reboot di tre anni prima (qui), questo (ennesimo) sequel non colpisce più di tanto nel segno.
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sabato 22 giugno 2019
I spit on your grave (2010)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/12/2018 Qui - Steven R. Monroe si cimenta col remake, o almeno quello che tecnicamente dovrebbe essere il suo remake, di "Non violentate Jennifer", dico dovrebbe perché a visione ultimata ci si accorge che il film di Meir Zarchi è poco più di uno spunto di partenza. Se infatti le vicende appaiono parallele (la storia della scrittrice in erba e pure belloccia che cerca isolamento totale in una casa in mezzo ai boschi per scrivere il suo libro e che invece trova la violenza carnale ad opera di omuncoli del posto, violenza a cui reagirà nel modo più brutale immaginabile) ci sono talmente tante differenze che è impossibile parlare di remake in senso stretto. Diciamo allora che questo I spit on your grave (2010) appare come una libera (ma non efficacissima) reinterpretazione di Non violentate Jennifer, sono difatti introdotti altri personaggi (viene aggiunto, forse imprudentemente, lo sceriffo Storch, incarnazione della legge e della violenza misogina insita nel sistema), la vendetta della protagonista (che acquisisce un peso specifico molto maggiore rispetto alla pellicola originale) si espleta con marchingegni che possono ricordare alla lontana qualcosa dei film della serie Saw ed inoltre nella seconda parte siamo più dalle parti di un torture porn che di un vendetta movie o di un Rape & Revenge come invece era l'originale. Ed è proprio su quest'ultimo punto che le criticità del progetto vengono fuori. Perché certo, il film di Steven R. Monroe ha un'estetica decisamente e giustamente al passo dei tempi, ovvero con una messa in scena molto più curata (quasi patinata, forse troppo), ma manca quell'aura disturbante che contornava il film originale. Le scene di violenza su Jennifer, per quanto terribili, mancano di quella cruda cattiveria che caratterizzava l'originale. Infatti pur essendo comunque questo un film terribile e violento, esso non riesce ad arrivare alla mostruosa brutalità dell'originale, ed inoltre le scene di violenza sessuale seppur pesanti, non riescono a sconvolgere lo spettatore.
sabato 29 dicembre 2018
L'esorcismo di Molly Hartley (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/05/2016 Qui - The Exorcism of Molly Hartley (Usa 2015) è il titolo del sequel di The Haunting of Molly Hartley del 2008, diretto da Steven R. Monroe (House of 9). Come avrete intuito dal titolo, questa 'fantastica' pellicola è un horror demoniaco, l'ennesimo film sugli esorcismi. Peccato però che il risultato è banale, scontato, "già visto", e fatto (quasi) apposta per essere dimenticato subito senza lasciare alcun turbamento allo spettatore. Ci ritroviamo infatti di fronte a un'opera puramente derivativa di tante altre pellicole simili ma qui riproposte con la "leggerezza" e lo "stile" di prodotti di basso livello. La pellicola che cerca disperatamente di mischiare molti titoli altisonanti diversi per far uscire qualcosa che valga la pena vedere, si aggrappa ai dettagli più disparati per tentare di rievocare nello spettatore ricordi di scene ben più note e di livello. Mi sembra inutile dirvi che il risultato è assai deludente. Non aiuta la recitazione dei protagonisti, la regia anonima e la fotografia non eccezionale. Nonostante il discreto lavoro del regista (che comunque sa il fatto suo dietro la macchina da presa) il film non regala spunti di novità interessanti. Abbiamo un prete bello, una psichiatra bella e una indemoniata bella (Sarah Lind, Devon Sawa e Gina Holden).
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