Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/11/2020 Qui - Grosse aspettative per questo thriller poliziesco noir drammatico in cui due onesti poliziotti, sospesi dal servizio, passano dalla parte del crimine per far fronte a difficoltà economiche. S. Craig Zahler però non replica il rigore e la durezza del film precedente (dei film precedenti, rispetto a Cell Block 99 la violenza, pur sempre presente, è molto più contenuta): gli stereotipi sono oltre il limite di guardia (il fratello paralitico, la moglie malata, l'anello nascosto, e via discorrendo), il ritmo latita fra una prima parte "attendista" estenuante ed un epilogo frettoloso, certi personaggi secondari sembrano buttati nella mischia a caso (la neo mamma depressa interpretata da Jennifer Carpenter). La buona prova di Mel Gibson e Vince Vaughn non salva un film troppo lungo e sfilacciato, un film pochino deludente. Voto: 5,5
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sabato 21 novembre 2020
lunedì 12 ottobre 2020
Brawl in Cell Block 99 (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/10/2020 Qui - Ho visto Bone Tomahawk poco tempo fa, e si capisce decisamente che S. Craig Zahler ha un suo stile ben definito, silenzi, e lunghi respiri tipici dei fratelli Coen ed improvvise accelerazioni splatter, che ti lasciano decisamente spiazzato, ma che comunque si riescono a tollerare (almeno per me). Passiamo al film, a me è piaciuto, soprattutto perché non sono abituato a vedere il "grandissimo" e simpaticissimo Vince Vaughn alle prese con tale ruolo, devo dire che l'ho molto apprezzato in questo ruolo non consono alle sue solite caratteristiche (anche gli altri ho apprezzato, dal luciferino Udo Kier, alla sensuale androgina Jennifer Carpenter fino al redivivo Don Johnson). Il film nel suo complesso mi ha intrattenuto e nonostante alcune parti rallentate, non mi ha mai stufato, anzi, ti prepara a quello che viene dopo, e qui si vede la mano e la tecnica del regista (che attendo al varco nel terzo suo film prossimo alla visione). Brawl in Cell Block 99 è infatti un film di genere alquanto atipico, come lo era l'opera precedente di Zahler, che spicca il volo non appena la storia si sposta dentro l'inferno carcerario ed i suoi vari gironi che il protagonista si troverà a fronteggiare in un'opera sistematica di demolizione del corpo, fra arti spezzati e teste maciullate (pregevoli i contributi tecnici, fotografia e musica in primis). Proprio non male. Voto: 6+venerdì 31 luglio 2020
Bone Tomahawk (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2020 Qui - Per questo film avevo parecchie aspettative che si sono rivelate un po' esagerate. Intendiamoci, non è una brutta pellicola, anzi, ma me l'aspettavo ancora più interessante. L'esperimento infatti pare secondo me non del tutto riuscito. Già perché Bone Tomahawk è per metà western e per metà horror. Cosa che non è una novità, però è altrettanto vero che non si è mai abusato della miscela fra questi due generi. I temi in ogni caso sono i classici del west, nessuna sorpresa, sorprende invece il lato horror che qui vira sullo splatter, anche se pare esagerata questa continua demistificazione tutta americana del popolo pellerossa, che risulta qui portata all'eccesso: si sono inventati persino gli indiani trogloditi e antropofagi. L'inizio è decisamente promettente e violento, poi la parte centrale, dedicata alla descrizione del viaggio (odissea degli squinternati eroi ed al loro approfondimento caratteriale), rallenta parecchio il ritmo e risulta un po' troppo verbosa. Infine la parte terminale, dove il terrore latente esplode in tutta la sua violenza, persino eccessiva in alcune scene davvero gore. Secondo me una sforbiciata di 10 minuti in mezzo non ci sarebbe stata male. L'esordiente regista S. Craig Zahler se la cava benino, aiutato dalla bella fotografia e soprattutto da un cast eccellente. Il vecchio Kurt Russell fa sempre la sua porca figura nei panni del paladino coraggioso, Richard Jenkins è ancora su alti livelli (anche se il suo personaggio mi pare un po' troppo pacato e colto), Patrick Wilson mi è piaciuto nell'incarnazione dell'eroe sofferente dall'inizio alla fine, mentre Matthew Fox ha il personaggio più defilato ma lo interpreta bene. Da segnalare in alcune particine il compianto Sid Haig e gli irriconoscibili Sean Young e Michael Parè. In sostanza, un film che mi è piaciuto, con una buona tensione, ma che poteva persino essere migliore. Voto: 6,5
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