Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/02/2018 Qui - Trasposizione dell'omonimo fumetto di Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo (anche se in realtà film e fumetto sono stati ideati in contemporanea), Monolith, film thriller del 2017 diretto da Ivan Silvestrini e interpretato da Katrina Bowden, Damon Dayoub e Brandon Jones, ripropone in una veste inedita il conflitto uomo/macchina, scansionato stavolta, ma soprattutto, dall'angolazione ipertecnologica. Il film infatti, breve, realizzato negli Usa con (pochi) attori americani, ma che dal punto di vista produttivo e creativo è completamente italiano, un po' come il buonissimo Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, dato che qui, come anche lì c'era e c'è per lunghi tratti un solo personaggio/attore sulla scena, che combatte con pericoli naturali e non, altresì assalito da allucinazioni varie, ci parla di una donna e il suo bambino, dentro un'avveniristica auto super accessoriata, blindata e a prova di ogni pericolo, che si ritrovano (e in mezzo a una strada deserta) impensabilmente in una situazione di grave pericolo, il bambino difatti rimane intrappolato all'interno di essa e toccherà alla sua mamma, e con tutte le sue forze e possibilità (e vicissitudini di varia natura), liberarlo, ma non sarà per niente semplice. Ma mentre in Mine c'era tanta carne al fuoco, che miscelata in modo abbastanza perfetto produsse un buon mix, in questo Monolith non tutto funziona a dovere. Le differenze difatti sono molte, anche perché il film, si riduce al concept dell'auto del futuro pericolosa e del bambino che ne è prigioniero, uno spunto molto "stiracchiato" che a tratti fa parere lungo un film che non raggiunge l'ora e mezza. Inoltre la riflessione sul dominio della macchina sull'uomo, aggiunge poco a quanto già raccontato dal cinema.
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martedì 7 maggio 2019
martedì 15 gennaio 2019
Piranha 3DD (2012)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/08/2016 Qui - Un film e soprattutto un horror di primo livello, con una trama, un cast, dialoghi, effetti di medio-alto livello. Il film in questione è Piranha 3DD, che avevo già visto tempo fa, ma che grazie a Rai4 e il ciclo Midnight Factory ho potuto rivedere, perché mi era piaciuto davvero tanto, come il primo sanguinario ed eccitante capitolo (comunque decisamente migliore di questo). Un film (del 2012) che pare un horror, che pare una commedia, che pare addirittura un porno, si perché come in parte il primo la pellicola oltre agli effetti ottimi, all'humour e comicità divertente, non ha assolutamente il senso del pudore, cosa che intriga ma che guasta un po' il senso della pellicola incentrata sui dei famelici mostri marini. Un film che continua lo sviluppo del primo diretto da Alexandre Aja, che si distaccò del tutto dal plot dell'originale Dantiano (Piranha 1978, Joe Dante) in quanto i voracissimi pesciolini non erano più quelli del papà dei Gremlins, mutati geneticamente dall'esercito per scopi bellici, ma divennero grossi e preistorici, perché liberatisi dai fondali di Lake Victoria a causa di una scossa tellurica. Quindi, ricorrendo a un pretesto naturalista al posto della metafora anti-militare, una tanto sanguinolenta quanto divertente operazione tridimensionale di pura exploitation che, con Christopher Lloyd nei panni di una sorta di scienziato pazzo in evidente aria di omaggio al suo Doc della trilogia Ritorno al futuro, sfruttava le falliche bestie per scagliarle contro i bagnanti impegnati a godersi la settimana di sole delle "vacanze di primavera" lasciando intravedere, in mezzo ad abbondanza di tette al vento e un pene mozzato galleggiante, la tipica morale proto-slasher che vuole ucciso chiunque non riesca a tenersi lontano da vizi e peccati. Tanto sanguinolenta quanto divertente operazione tridimensionale che non poteva fare a meno di generare questo secondo episodio, non più diretto da Aja, ma dal John Gulager 'responsabile' dei tre Feast.
domenica 4 novembre 2018
Nurse: l'infermeria (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/01/2016 Qui - Nurse: l'infermeria è un horror del 2013 a tinte decisamente erotiche. Paz de la Huerta (non una grande attrice, non bellissima, con un corpo quasi perfetto, ma che con una bella presenza, regala al suo personaggio un fascino pigro e rilassato che a volte funziona), interpreta una infermiera (Abby Russell) molto disinibita, che svolge il suo lavoro in maniera inappuntabile, non esitando a occuparsi amorevolmente dei pazienti che accudisce. Di notte, invece, si trasforma in un'assassina folle e spietata che usa la sua sensualità per accalappiare le vittime e ucciderle in maniera efferata. Nessuno sembra sospettare di lei fino a quando certe sue anomalie non destano le attenzioni di una giovane collega (l'ingenua neo-infermiera Danni, bionda e stupenda...Katrina Bowden) e Abby è costretta a ricorrere a tutta la sua arguzia per provare a farla franca.
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