venerdì 29 gennaio 2021

Il film della Memoria: Resistance - La voce del silenzio (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/01/2021 Qui - Non conoscevo il passato da Ebreo fuggitivo del mitico Marcel Marceau e sicuramente il pregio di questo film è quello di mettere in scena una vita davvero avventurosa, una storia, seppur non perfetta in ogni punto, coinvolgente. Infatti, una pagina poco nota della giovinezza di costui, che si può affermare senza tema di smentita essere stato il più grande mimo della storia della recitazione e uno dei più grandi performer di tutti i tempi, viene portata sul grande schermo in questa (buona) pellicola del regista venezuelano Jonathan Jakubowicz, appunto Resistance. La vicenda comincia in Francia nel 1940, quando a Strasburgo, città situata al confine con la Germania, un manipolo di giovani ebrei si prodiga per offrire un rifugio ai bambini ebrei tedeschi, orfani delle prime vittime dell'Olocausto. Il giovane Marcel Mangel, questo il vero cognome di Marceau, di giorno lavora nella macelleria kosher del padre, che non vede di buon occhio la sua passione serale, che è quella di esibirsi nei piccoli palcoscenici della città inseguendo il sogno di diventare attore. Oltre all'arte la sua passione è Emma una ragazza impegnata nella resistenza assieme ad Alain, fratello maggiore di Marcel, per far colpo sulla ragazza Marcel si unisce a loro. Dopo la fulminea conquista di Parigi da parte dell'esercito di Hitler, e il momentaneo trasferimento a Lione, nella parte di Francia in un primo momento non occupata direttamente dai nazisti, il gruppo perde ogni speranza quando anche quel lembo di territorio viene occupato dal Reich, e il capo delle famigerate SS è un certo Klaus Barbie, non a caso passato alla storia coll'infamante nomignolo di "Boia di Lione". L'unica via di salvezza per i resistenti e i loro bambini sembra rappresentata dalla fuga verso la vicina Svizzera.

lunedì 25 gennaio 2021

La città verrà distrutta all'alba (1973)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/01/2021 Qui - Più generico e meno sorprendente de La Notte dei Morti ViventiThe Crazies (qui da noi La città verrà distrutta all'alba, per una volta un titolo italiano non malvagio) è comunque uno dei film da vedere di George A. Romero, anche perché uno dei suoi più iconici (iconiche come le tute bianche dei militari). Nonostante il budget molto basso, la pellicola risulta attuale ed in questo periodo più che mai, non a caso il virus che si propaga rende pazzi e vedo diverse analogie con quello che succede nei giorni odierni (le reazioni della gente). I risvolti politici e sociali sono presenti, progressivamente sempre più disperato (il pessimismo, malgrado un leggero spiraglio alla fine, è già bello tosto, e non mancano notevoli sgradevolezze e tocchi di umorismo acre, sangue al minimo però), è un film dagli spunti più realistici dei soliti di Romero, ma rimane comunque godibile e poteva essere ancora meglio se avessero avuto più soldi per la realizzazione (i soldi li hanno avuti per fare il remake, del 2009, e si è visto, uno dei pochi esempi dove appunto il remake è quasi meglio dell'originale). E tuttavia vero che l'età ha infierito e che la componente visiva ne abbia risentito (nonché il resto, musiche brutte e interpretazioni modeste), ma la sostanza (ancora) c'è (come detto). È, in ogni caso, un importante antesignano in termini di catastrofismo biologico autentico, poi imitato e anche rifatto in seguito, seppur sminuito del suo significato più puro in favore della semplice azione (non nel caso del remake, addirittura più omogeneo e con un finale non troncato quasi a metà). E infatti, datato e pieno di imperfezioni, ma mantiene ancora una certa carica suggestiva e visionaria. Romero farà di meglio, ma la suspense non manca ed un paio di scene lasciano il segno. Abbastanza violento, un po' rozzo negli effetti ma tutto sommato guardabile. Voto: 6,5

Border - Creature di confine (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/01/2021 Qui - Diretto da Ali Abbasi, alla sua opera seconda, Border può essere visto come una variante del classico tema, più volte esplorato da letteratura e cinema, del binomio bruttezza esteriore/bellezza interiore: infatti la protagonista femminile è una persona non certo bella ma una lavoratrice scrupolosa e zelante e anche molto sensibile. Contrariamente ad altre opere, ad un "mostro" buono fa da contraltare una persona "brutta, sporca e cattiva", che circuisce ben presto ella per i suoi loschi e spregevoli scopi secondari. Il film funziona decisamente bene nella prima parte, quando il regista costruisce una favola contemporanea (il bosco, il bestiario animale) improntata sullo studio di due outsider ma, una volta rivelata la componente fantastica, l'autore di origine iraniana si lascia un po' prendere la mano e la troppa carne al fuoco, sia a livello di temi affrontati (traffico di esseri umani, dicotomia tra umani e creature fatate, attrazione/repulsione, nascita, maternità o paternità, maschio/femmina/trasgender) sia di generi (poliziesco, fantasy e horror), soffre di gravi scompensi narrativi e di riuscita finale. Egli vorrebbe creare una pellicola disturbante e, in parte riesce nell'intento, con tutta l'anzidetta prima parte, condita di tanti bei primi piani in cui scruta nell'animo dei due protagonisti, ma poi si lascia andare e indugia su scene in cui scende nei troppo particolari, lasciando ben poco all'immaginazione e dà vita a più di una sequenza rivoltante. Bravissimi i due (irriconoscibili) protagonisti, grazie ad un lavoro di make up a dir poco eccezionale, che ha addirittura ottenuto una candidatura agli Oscar nella categoria. Border è un film di sicuro interesse, che tuttavia non mantiene tutte le sue promesse. Voto: 5