martedì 6 agosto 2019

Keyhole (2011)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/08/2019 Qui
Tema e genere: Singolare thriller psicanalitico, un viaggio ipnotico ed onirico audace.
Trama: Il gangster Ulysses Pick (Jason Patric) torna a casa dopo una lunga assenza, trascinando con sé il corpo di una ragazza adolescente e un uomo legato e imbavagliato. La sua banda lo aspetta all'interno dell'abitazione ma, nonostante gli attriti sempre più evidenti tra i vari membri del gruppo, Ulysess ha in mente soltanto una cosa: raggiungere sua moglie (Isabella Rossellini), chiusa nella sua camera da letto al piano superiore. L'impresa è però più ardua del previsto e ogni angolo della casa nasconde imprevisti che riportano al misterioso passato della famiglia.
Recensione: Peggio non poteva cominciare la mia Promessa, quella cinematografica s'intende, perché mai mi sarei aspettato di vedere un film così brutto. Un film che per come si presentava, un'opera decisamente suggestiva, si è rivelata essere invece questa un'occasione in larga parte sprecata. È questa la sensazione di fronte a Keyhole, film che, lontanissimo dalla classica idea di cinema, non fa altro che snervare lo spettatore, per essere precisi ha snervato me. Il regista opta infatti per una struttura narrativa fortemente psicanalitica (forse troppo), in cui il protagonista (e lo spettatore stesso) è chiamato a compiere un complesso viaggio (mentale?) per raggiungere la stanza della propria amata, ma ogni angolo della casa nasconde un nuovo imprevisto. Lo spettatore segue però con affanno l'arrancare tra ricordi e (forse) sogni. Gli enigmi si accumulano fomentando un senso di impotenza e inquietudine, quest'ultima accresciuta dall'assillante e tetro tappeto sonoro, ma soprattutto un senso di stanchezza latente. Perché va bene che il regista canadese Guy Maddin (finora mai incontrato, e per fortuna ora direi) abbia una certa visione, da quello che so è pure tra i più apprezzati registi per le atmosfere oniriche dei suoi lavori, che abbia l'assoluta libertà di mostrare come meglio crede questi suoi "materiali" magmatici, resta ed è però questo, un film complesso e di difficile lettura, eccessivamente criptico e chiuso in un'autoreferenzialità "poetica" che difficilmente si lascia sciogliere. La casa che fa da sfondo alle vicende della famiglia Pick somiglia alla dimora infestata dai (primi) fantasmi di American Horror Story, ma i riferimenti linguistici sono ben altri, con un protagonista che si chiama Ulysses, interpretato da Jason Patric e un enigmatico io narrante che porta il nome di Calypso, non si impiega molto tempo a pensare all'Odissea di Omero come cardine attorno cui far ruotare il lungometraggio. A differenza del poema epico, però, qui non c'è il mare a rendere periglioso il viaggio dell'eroe, ma i piani e i differenti ambienti della sua grande casa, dove "approda" dopo una non meglio precisata assenza. La moglie Hyacinth (Isabella Rossellini) quasi un'ombra la sua presenza, vive rinchiusa in camera da letto, affiancata dal vecchio padre nudo (perché non si sa, almeno una tunica poi...) e in catene, struggendosi per la morte dei figli e per la lontananza del suo adorato figlio Manners. Ma soprattutto, a differenza di quel poema, la poesia e la potenza narrativa si perde. Infatti (come detto) la sceneggiatura si fa eccessivamente ambigua e macchinosa: il coinvolgimento iniziale è alto ma, col passare dei minuti (anche per via di un'ermeticità ricusante), il respiro inizia a cessare e si finisce col fiato corto. Le forti suggestioni visive di stampo vintage (affascinanti ma comunque fini a se stessi), in questo caso non bastano a nascondere i limiti di un copione irrisolto e incapace di mantenersi coerente fino in fondo. Peccato, per la pellicola stessa e per me, che forse non avrei dovuto vedere questo film, un film elegante da un certo punto di vista, ma furbo, astruso e masochistico dall'altra.

sabato 3 agosto 2019

Venom (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/08/2019 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico dei fumetti Marvel, creati da David Michelinie e Todd McFarlane, con protagonista Venom, uno dei principali antagonisti dell'Uomo Ragno.
Trama: Un giornalista coraggioso pesta i piedi a un ambiguo miliardario. Ma aver perso il lavoro e la ragazza non è niente, in confronto a quello che gli capiterà quando qualcosa o qualcuno si impossesserà di lui.
RecensioneVenom è un film che già per natura si presenta con le sue contraddizioni: un film tratto dall'universo Marvel che non è targato Marvel. Come è possibile? Ebbene sì, è quello che è stato fatto in questo prodotto, creando un senso di straniamento e di aspettativa notevole. Purtroppo, la maggior parte di esse sono state disilluse. Venom è un film infatti (quasi) fallimentare su (quasi) tutta la linea, senza troppi giri di parole. Il problema non deriva neanche dall'essere un film fuori dal canone ufficiale di Marvel Studios, che grazie a un accordo Sony riesce a sfruttare ancora i diritti cinematografici di alcuni personaggi dell'universo di Spider-Man, e neanche dalla totale indipendenza da Spidey (anche se esso non ha giovato al film), la questione, al contrario, è sempre connessa a fatti e situazioni intorno alla stessa produzione della pellicola. Una pellicola in cui l'intreccio non riesce a coinvolgere lo spettatore, a trasportarlo nella narrazione e alcuni eventi risultano incomprensibili. Il Venom di questo film francamente è qualcosa che non mi aspettavo: è irriverente, simpatico e con una coscienza. Il suo carattere è mediato dalla personalità di Eddie, un ragazzone buono e desideroso di fare sempre la cosa giusta, ma chi conosce a grandi linee il simbionte sa che di base ha un animo violento e a volte capace di corrompere anche i più buoni. Qui invece Venom arriva ad essere rappresentato come una specie di migliore amico, quello che ti salva dai pericoli, che ti aiuta a parlare con la ragazza che ami, che ascolta le tue paranoie e ti dà consigli. Insomma, lascia abbastanza perplessi, soprattutto dal momento che il cinecomic non è della perbenista Disney, ma di Sony, che magari avrebbe potuto osare di più. Venom è un film troncato a metà, e lo dimostra il disastroso montaggio che cerca di regalare una continuità narrativa a una storia tagliata in più punti. Facile, dunque, pensare che siano state tagliate proprio le scene più cruente, sanguinolente e splatter, a fronte di ciò che ci era stato venduto al primo trailer: Venom, uno degli antieroi più affascinanti del pantheon Marvel, doveva avere una cornice oscura, violenta, quasi a replicare il successo vietato ai minori di Deadpool. Il Venom che a noi è arrivato è invece un progetto a cui è stata divelta la vera anima, senza contare i tanti altri problemi che si stringono intorno al peccato "originale" dell'opera. Non si assisteva a un miscasting del genere da tanto tempo. Tom Hardy rimane bravissimo, esattamente come Michelle Williams, ma non sono mai nei loro personaggi, sembrano quasi delle comparse che passano di lì in quel momento, recitando al minimo delle loro forze, quasi a portare a casa la scena solo per obblighi contrattuali. Il peggiore è proprio Tom Hardy, poco credibile come report d'assalto, assolutamente fuori luogo nei battibecchi con il simbionte Venom, peraltro abbastanza ridicoli per tutta la loro durata. A questo dobbiamo aggiungere una storia praticamente telefonata, senza mordente, che relega la qualità finale alla stregua di un episodio pilota di un serial tv, nemmeno di una major (come Netflix, per dire, che non è nemmeno irreprensibile) ma di una qualunque rete generalista. Insomma i problemi di Venom sono chiari e sono anche troppi. Ma si possono sintetizzare così: una regia anonima se non addirittura assente, e uno script che spreca tutte le sue potenzialità. Quando qualcosa funziona in Venom, funziona sempre a metà.

venerdì 2 agosto 2019

Geekoni Film Festival: Un maggiolino tutto matto (1968)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/08/2019 Qui
Tema e genere: Commedia divertente e spensierata ambientata nel mondo delle corse automobilistiche.
Trama: Jim Douglas è un pilota ormai a fine carriera, che nelle ultime apparizioni ha distrutto le sue auto in gara. Con l'inseparabile amico Tennessee si reca quindi dal concessionario di lusso di Peter Thorndyke, uscendone però con un maggiolino bianco un po' particolare.
Recensione: E' notizia fresca che la Volkswagen abbia terminato la produzione del Maggiolino, probabilmente l'automobile più famosa al mondo, e in tal senso Herbie ha contribuito in maniera significativa (ma non poi decisiva) a perpetuarne il mito. Un mito che continuerà comunque e sempre a vivere appunto grazie alla pellicola Un maggiolino tutto matto del 1968, interpretata dal compianto Dean Jones, che ci ha lasciati quasi quattro anni fa ed a cui ho anche dedicato un post all'epoca della sua triste dipartita (qui), e prodotta dalla Disney che guarda caso ha fatto epoca per aver imposto qui da noi il termine "maggiolino" a indicare l'auto più venduta probabilmente di sempre (facendolo così entrare nell'immaginario collettivo). E pensare che son passati 51 anni dall'uscita di The Love Bug, classico film stile Disney (ovvero caratterizzato dalla leggerezza dei toni e dal ritmo scatenato) diretto da Robert Stevenson e primo episodio di una fortunatissima saga, anche se tre seguiti ed un remake tutti inferiori al primo capitolo, quest'ultimo soprattutto leggermente deludente e non all'altezza delle aspettative. Eppure ancora oggi a più di cinquant'anni dalla sua uscita, Un maggiolino tutto matto è il classico film per ragazzi (non a caso l'ho scelto per partecipare alla seconda edizione, qui la prima, del Geekoni Film Festival, la rassegna cinematografica dedicata appunto ai film per ragazzi più belli e preferiti di sempre) dove tutto funziona. Va da sé che la visione del film porti ondate di piacevoli ricordi, ma è innegabile non dare ad Herbie (che se si arrabbia son guai) quello che è di Herbie (la "prima" automobile capace di sentimenti umani), dopotutto la comicità slapstick con una live car è, per l'epoca, un vero colpo di genio. Film leggero e divertente, per tutti dunque, ed originale, è stato infatti questo film a lanciare l'idea di una macchina dotata vita propria. Tema ripreso più tardi poi da altri film molto più inquietanti quali La Macchina Nera e Christine - La Macchina Infernale. Comunque, questo simpatico maggiolino che si guida da solo e (come detto) può anche arrabbiarsi e combinarne di tutti i colori a chi gli sta antipatico strappa sicuramente molte risate ad un pubblico senza troppe pretese. Il film ci propone poi ottime inquadrature, soprattutto nelle sequenze delle gare e splendidi modelli di auto presentati. Sicuramente sono stati impiegati grandi mezzi per questo film, per non parlare delle auto che avranno distrutto per la sua realizzazione. Gli attori sono rodati per film di questo genere, Dean Jones a parte (che diamo per assodato) pensiamo al solo David Tomlinson che compare in capisaldi come Mary Poppins e Pomi d'ottone e manici di scopa. Tutto questo rende Un maggiolino tutto matto (diventato col tempo una sorta di classico, un evergreen che non invecchia mai) un film sicuramente apprezzabile anche oggi, ad oltre mezzo secolo dalla sua uscita. Infatti, potrei stare a vedere questo film per giorni e giorni senza accusare il benché minimo segno di stanchezza. Un po' come quando ero piccolo, quando i film del ciclo di Herbie passavano spesso e volentieri per i palinsesti televisivi e non come semplici riempitivi, in un'epoca in cui i film venivano trasmessi sulle tv con una frequenza molto maggiore. E non ne perdevo uno, ogni volta che li trasmettevano ero pronto a rivederli per l'ennesima volta. E anche adesso che lo vedo con una certa maturità non è cambiato nulla, è sempre divertente. Perché questo bellissimo film per tutte le stagioni ha una storia semplice, ha corse divertenti tra sabotaggi, stranezze e finali di corsa strampalati (simili alle Wacky Races, serie a cartoni che si affacciava in tv proprio lo stesso anno), e ha il lieto fine (d'altri tempi) assicurato. Non un capolavoro, anzi, ma sicuramente godibile, il film infatti scorre senza intoppi, regalando al pubblico divertimento e tanto altro (anche perché così tanto scemo il film non è, alcuni temi non sono per niente "leggeri"), e ben fatto, anche se sono evidenti errori tecnici di montaggio e qualche altro particolare che fa vedere i suoi anni. Però tutto è perdonabile visto il target (anche se è per tutti ma proprio tutti) e visto la natura di questa pellicola, una pellicola che fa bene al cuore ed alla testa.