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giovedì 27 giugno 2019

Quando un Padre (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2019 Qui - Se un figlio si ammala gravemente quali diventano le priorità per un genitore che ha messo sempre la carriera al primo posto? E' quello che succede al  protagonista del film Quando un Padre (A Family Man), film del 2016, diretto da Mark Williams che, continuamente oberato di impegni lavorativi e soprattutto di inventare continue strategie al fine di battere la concorrenza (tanto più quando l'avversario in questione è costituito da una donna, Alison Brie), si trova a dover affrontare la dolorosa realtà di avere il proprio bambino seriamente malato di leucemia. Il papà nel corso della terribile malattia comincerà così a dedicarsi maggiormente alla propria famiglia che, invece, ha sempre trascurato per il lavoro, ed "in primis" ovviamente al figlioletto malato. Riscoprirà la gioia di avere degli affetti familiari sinceri, di quanto invece sia arido e spietato, seppure necessario, il mondo del lavoro e pertanto ad iniziare una nuova e più serena esistenza. Il film diretto dal produttore statunitense qui al debutto alla regia, non presenta troppe sorprese: la storia è un "drammone" che mescola il tema del lavoro e dello stress da successo con quello della famiglia e della malattia del figlio, quest'ultimo, con il rischio (inevitabile) di essere ricattatorio. Gerard Butler, poi, nei panni del padre/protagonista è efficace e scontato al tempo stesso: gli vengono bene le parti da uomo con un alto senso di sé (fino a risultare irritante) cui la vita costringe ad abbassare le penne, ma è un profilo umano che si è visto mille volte, e che il possente Re Leonida stesso ha già incarnato (Dane ricorda a tratti un altro suo personaggio, quello di un film diretto da Gabriele Muccino negli Usa ovvero Quello che so dell'amore).

giovedì 30 maggio 2019

Manchester by the Sea (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/07/2018 Qui - Con la stagione cinematografica 2016 (non discosta tanto anche quella successiva) ebbi già l'intuizione che poteva essere una di quelle da non dimenticare, basti solo vedere i film candidati agli Oscar 2017 per accorgersene, perché a parte alcune piccole delusioni, tanti sono i film che mi sono piaciuti tanto, e tra questi, tra i candidati e poi vincitori di almeno un premio, fa la sua comparsa, e meritatamente dopo averlo visto, anche il bellissimo Manchester by the Sea, film del 2016 scritto e diretto da Kenneth Lonergan. Il film infatti, un film semplice ma unico nel suo genere, che riesce a scavarsi una via di emozioni e sentimenti nella pelle degli spettatori, catturandoli al suo interno, convincendoli ed emozionandoli del dramma umano che si consuma sullo schermo, è una perla di rara fattura e sensibilità. Difatti questo racconto pieno di tensione che evita abilmente il mero sentimentalismo per concentrarsi su una assai penetrante intuizione emotiva e per analizzare profondamente le relazioni umane, riesce elegantemente a farsi largo tra prodotti simili. Poiché il regista affronta una realtà drammatica in maniera assolutamente originale e in alcuni momenti riesce abilmente a venarla di umorismo. Tanto che risulta quanto mai evidente l'intenzione di spazzare via qualunque scontato e semplicistico patetismo in favore di un approccio autentico e a tratti persino crudo. Non a caso il film di Kenneth Lonegarn (conosciuto più come sceneggiatore che regista, qui alla terza regia dopo gli abbastanza anonimi Conta su di me e Margaret, infatti ha scritto ottimi film come Gangs of New York di Martin Scorsese e i divertentissimi Terapia e Pallottole e Un Boss Sotto Stress) ci mette di fronte al senso di solitudine di un uomo sconfitto dalla vita attraverso un linguaggio filmico scarno, fatto di pochi e brevi dialoghi, intensi primi piani ed una fotografia che privilegia i colori freddi. Questo perché Manchester by the Sea (in cui è bello rivedere, anche solo per 5 minuti, attori cult come Matthew Broderick) non è la classica storia hollywoodiana di un eroico riscatto: è una storia che parla della reale inadeguatezza umana di fronte alle sfide insormontabili che a volte, in modo crudelmente improvviso e incomprensibile, la vita presenta. Piccoli uomini con piccole ambizioni e piccole risorse rispondono a queste sfide come possono.

mercoledì 9 gennaio 2019

True story (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/07/2016 Qui - True story è un misterioso, enigmatico e drammatico film del 2015, diretto da Rupert Goold, al suo debutto alla regia cinematografica e scritto da David Kajganich, che si è basato (facendo un adattamento) sul libro di memorie di Michael Finkel, True Story: Murder, Memoir, Mea Culpa. La pellicola, presentata un anno fa circa al Sundance Film Festival, vede tra i produttori che partecipano al progetto un certo Brad Pitt, e segna il ritorno a ruoli impegnativi dopo le loro abituali esilaranti performance tra cinema, tv e social, di James Franco e Jonah Hill. Proprio quest'ultimo interpreta uno dei protagonisti di questa drammatica e agghiacciante storia vera, ossia il giornalista del New York Times, Michael Finkel, giornalista che ha da poco terminato di lavorare con la famosa testata, che si ritrova a lottare per il suo lavoro dopo una storia conclusasi non bene. Un giorno però riceve una sconvolgente e alquanto strana telefonata, di un uomo che gli dice, che il suo nome è stato 'usato' da Christian Longo (Franco), uno dei maggiori ricercati d'America e dall'FBI, un pericoloso serial killer accusato di aver ucciso brutalmente sua moglie e i loro tre figli in Oregon, che al momento dell'arresto (in Messico) ha dichiarato infatti di essere Finkel. Michael e Christian finiscono così con l'incontrarsi, per 'colpa' del giornalista che a seguito di una serie di vicissitudini che mettono in gioco la carriera, decide di andare a scoprire il motivo per cui il killer ha scelto proprio lui per raccontare un'assurda e alquanto angosciante verità. Il film perciò ruota (solamente) intorno al rapporto che si viene a creare tra i due, un forte legame mentre Longo, accusato appunto di aver sterminato la propria famiglia, è in attesa del processo. Una verità verrà fuori, ma non quella che ci aspetterebbe.