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sabato 15 giugno 2019

Election Year: La notte del giudizio (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/11/2018 Qui - Non è così scontato, per un franchise horror (forse più thriller), ma anche per tutta la serialità cinematografica (quest'anno è capitato solo per l'eccezionale capitolo finale del reboot de Il pianeta delle scimmie, ovvero The War), andare in crescendo. La trilogia di La notte del giudizio ce l'ha fatta, lavorando su più livelli di rappresentazione del concept e della violenza. È cominciato tutto con un home invasion piuttosto classico ma non eccezionale, eppure sufficientemente realizzato, teso e agghiacciante quanto bastava per continuare con un sequel, Anarchia, di più ampio respiro, che spostasse l'azione sulle strade (togliendo ai protagonisti qualsiasi punto di riferimento) e cominciasse a svelare il sistema alla base del provvedimento governativo che per 12 ore all'anno consente a chiunque di commettere ogni tipo di crimine. Sistema in cui ora l'ultimo episodio, Election Year (The Purge: Election Year), si addentra in profondità, rivelandosi come il capitolo (del 2016) dal più spesso sotto-testo politico, il capitolo più angosciante e insomma più riuscito. Una crescita progressiva che ha preso in prestito le selvagge pulsioni di Arancia meccanica, la spettacolarizzazione della morte di Hunger Games e la follia urbana dei Guerrieri della notte, mischiandoli in un franchise intrigante e originale, che ha saputo costruire in tre anni una propria identità narrativa ed estetica. James DeMonaco, il regista di tutti e tre i film, in Election Year propone una violenza ancora più grafica e disturbante (il massacro famigliare che apre il film non si digerisce facilmente), con al centro la caccia al governatore donna (una convincente Elizabeth Mitchell) che aspira a cancellare per sempre lo Sfogo. Fortuna che al suo fianco c'è Frank Grillo, giustiziere in cerca di vendetta in Anarchia e ora granitica guardia del corpo. La fuga li porta a incrociare la strada con altri personaggi e il film, come da tradizione, si trasforma in un survival di gruppo che culmina in una delirante cerimonia in chiesa organizzata dalle alte sfere dietro lo Sfogo, mai come ora simbolo di una religione della distruzione volta a salvaguardare gli interessi, e soprattutto le finanze, delle classi più ricche a discapito dei più poveri (da chi fatica a conservare la sua attività ai tossici e senza tetto).

Anarchia: La notte del giudizio (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/11/2018 Qui - Meno ambiguo ma più compatto e avvincente del capitolo precedente, Anarchia: La notte del giudizio (The Purge: Anarchy), film del 2014 sceneggiato e diretto dallo stesso regista che aveva già diretto l'episodio apripista, film che è il sequel de La notte del giudizio, e quindi secondo capitolo della serie cinematografica, è a sorpresa un seguito decisamente migliore del primo, primo che aveva una buona idea di partenza (quella dello sfogo anarchico), qualche discreto momento, ma poi perdeva mordente e la noia prendeva il sopravvento. Qui le cose sono diverse: non cambia la storia che è praticamente identica al film precedente (come noto, gli USA in un prossimo futuro sono diventati una società senza tanti poveri, disoccupati, etc...grazie al fatto, si dice, che una volta all'anno, per 12 ore, ogni reato è consentito, questo "sfogo" avrebbe portato questo generale benessere...seppur ai soliti noti), si moltiplicano solo i punti di vista (in questo caso due coppie di giovani e la vicenda di un uomo solitario in cerca di vendetta), l'ambientazione passa dal chiuso delle quattro mura del film con Ethan Hawke asserragliato alla violenza in strada (che non è una bella cosa, in quella notte), inoltre c'è una buona confezione e soprattutto c'è Frank Grillo, ottimo caratterista, la classica faccia già vista in decine di film ma mai riconducibile a un nome. Attore capace e versatile: l'abbiamo visto in tanti film di genere, più o meno riusciti (End of Watch, il brutto Intersections, il buon The Grey) e grosse produzioni (Zero Dark Thirty, Captain America: The Winter Soldier). In Anarchia riveste i panni di un giustiziere della notte, dai modi spicci e a caccia della sua vendetta (anche se sulla sua strada ci saranno più innocenti che colpevoli), e se la cava abbastanza bene.

La notte del giudizio (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/11/2018 Qui - Buono e davvero originale il soggetto de La notte del giudizio (The Purge), film del 2013 scritto e diretto da James DeMonaco (dopotutto è stato questo il motivo per cui ho voluto recuperare tramite le mie Promesse cinematografiche, questo film, questa saga), in un futuro molto vicino al nostro presente (2022), il problema della criminalità viene contrastato con successo introducendo per una volta all'anno "la notte dello sfogo", per 12 ore, dalle 19.00 della sera fino alle 7.00 del mattino seguente, omicidi, stupri, furti e ogni tipo di violenza vengono ammessi senza essere perseguiti penalmente, inoltre autoambulanze, vigili del fuoco e qualsiasi tipo di intervento di aiuto è sospeso, vige la legge del "senza legge", in modo che la violenza, l'odio e la frustrazione repressa per un anno possano essere sfogati senza problemi di eventuali processi, disordini o arresti, peccato che malauguratamente il tutto non venga poi supportato da una narrazione all'altezza, che riesca a svilupparsi mai del tutto, il copione è infatti pieno di stereotipi e finisce per risultare poco credibile e grossolano già dopo alcuni minuti. Perché certo, il "Giorno del Ringraziamento" raccontato da James DeMonaco in questa sua seconda prova registica propone (come detto) una visione interessante e indubbiamente originale, e offriva molte tematiche da approfondire: il rapporto tra genitori e figli, il senso di questa giornata, l'analisi introspettiva di come una scelta possa cambiare gli equilibri dei rapporti familiari e soprattutto la classica domanda "cioè davvero, in assenza di leggi e regolamenti, saremmo più animali di qualsiasi essere la natura abbia mai concepito?", ma purtroppo il regista non si preoccupa di cuocere a dovere ogni ingrediente, finendo per buttare tutto nel pentolone e bruciacchiare tutto (anche le buone intuizioni di partenza). Il film infatti, dopo una prima parte decisamente da brividi, la presentazione del futuro distopico in cui vivono i protagonisti stessi è inquietante, visto il grado di accondiscendenza con cui i protagonisti accettano l'esplosione di violenza annuale, da parte dell'intera nazione, non bastasse che una volta che nella casa dei protagonisti viene poi staccata la luce, le paure ancestrali dello spettatore vengono a galla per dei momenti da far accapponare la pelle, presenta una seconda decisamente da brividi però "freddi", perché neanche dieci minuti dopo l'arrivo degli assassini nella casa il film sfortunatamente vada prevedibilmente a finire in un (banale) limbo del "déjà-vu", tale da rendere la visione troppo simile a molti altri film dello stesso genere, The Strangers su tutti.