Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/11/2020 Qui - Amori inespressi, non corrisposti, agognati senza che il coraggio per esprimerli, esplicitarli, possa almeno per un attimo chiarire una inadeguatezza sentimentale che passa oltre la giovinezza e scorre lungo tutta una vita, trascorsa con umiltà ed obbedienza a servire una famiglia agiata tra le mura di una graziosa casa dal tetto rosso, quella casa perfetta, quasi affettata, artificiosa, manierata, quasi fiabesca, che appare sempre come sfondo ed ambientazione, così diversa da tutte le altre della zona. L'ottantaquattrenne instancabile regista nipponico Yoji Yamada (terzo suo film che vedo, visto dopo Tokyo Family) dirige lo struggente e sentimentale The Little House, un film di stampo tradizionalista incentrato sulla figura di una giovane cameriera di nome Taki, proveniente dalla campagna che, impiegata come domestica in una casa borghese, diviene la testimone triste e sofferente, ma anche affidabile, di una storia d'amore clandestina tra la padrona di casa ed un giovane seducente musicista di cui la giovane risulta invano innamorata. Sullo sfondo di una sanguinosa guerra come fu il secondo conflitto mondiale, La maison au toit rouge (questo il titolo dell'edizione francese) è un accorato, sentito ritratto di una figura femminile che sceglie suo malgrado di vivere per gli altri, ed è anche la storia di un riscatto tardivo rivendicato dai nipoti della donna dopo la morte di quest'ultima. Tratto dall'omonimo romanzo di Kyoko Nakajima, un melodramma fine e raffinato, forse un po' prevedibile, ma di innegabile presa. Voto: 6,5
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sabato 21 novembre 2020
lunedì 12 ottobre 2020
Tokyo Family (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/10/2020 Qui - Se con Kyoto Story l'omaggio era legato a un periodo felice della cinematografia nipponica, con Tokyo Family in maniera più diretta si celebra il Cinema di Yasujirō Ozu, di cui Yōji Yamada in gioventù fu assistente, il film è infatti il remake di Viaggio a Tokyo del grande regista nipponico, considerato non solo uno dei migliori esiti della Settima Arte giapponese ma in assoluto uno dei film "da vedere" del Cinema tutto. Il taglio è intimista, se nell'originale i protagonisti uscivano dagli orrori della guerra mondiale e della bomba atomica qui la vicenda è ambientata dopo l'incidente nucleare di Fukushima, la tragedia non è al centro del film, la narrazione si concentra sui rapporti dei vari membri della famiglia Hirayama, tratteggiandone alcuni passaggi di crescita, di maturazione, riflettendo parallelamente sulla società moderna giapponese, sui suoi ritmi, sul contrasto tra questa e uno stile di vita sorpassato, ormai appannaggio di pochi anziani, più lento e rispettoso dell'essere umano. Dallo spaccato di una famiglia si arriva a temi universali propri non solo del Paese del Sol Levante. E infatti, attraverso una sapiente e bilanciata oscillazione tra poietico e poetico, tra forma e contenuto, Tokyo Family si conferma un delicato e allo stesso tempo terrificante ritratto delle società di ieri, di oggi, e di domani. In questo la regia è diligente, si prende i suoi tempi (146 minuti), li gestisce al meglio senza mai far affiorare un attimo di noia. Ci si appassiona (e ci si emoziona) alle vicende semplici di questa famiglia, bel film. Voto: 6,5
venerdì 31 luglio 2020
Kyoto Story (2010)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2020 Qui - Negli studi cinematografici di Kyoto si annida il retaggio di un Cinema leggendario, come quello di Akira Kurosawa. Organismo vivo più che industria, nella Kyoto odierna quegli studios sono ormai monumento che decorano la via della città in cui s'incrociano le vite di Kyoko, studentessa e bibliotecaria part-time, e degli uomini tra cui è divisa, Kota ed Enoko, rispettivamente un aspirante comico e un accademico. Ma lungo la via ci sono pure un'università e il negozio di tofu dei genitori di Kota, a cui il ragazzo è tristemente destinato. E passa un tram fantasma come passano le generazioni e i desideri e le indecisioni, quelle di andare o restare. Incrocia dunque cinema e vita, Yoji Yamada, che più di chiunque altro alla sua veneranda età e con una marea di film diretti, riconosce come perfettamente integrati l'uno nell'altro. Kyoto Story è, come dice il film stesso all'inizio, una storia d'amore, ed è proprio così, senza troppi giri di parole. Il regista riesce a mettere su pellicola la forza di una ragazza che si trova ad un bivio nella propria vita, il tutto in maniera semplice e realistico. Kyoto Story è però non solo una storia d'amore, ma anche uno spaccato della vita di una via commerciale di Kyoto, dove non puoi fare altro che innamorarti tu stesso di loro. Ad arricchire la pellicola (tra gli attori ecco Min Tanaka in 47 Ronin) anche piccole istanze documentaristiche, sugli studi, sul quartiere e sulle persone. Una pellicola nel complesso carina il giusto, che nella sua semplicità trasmette sentimenti. Voto: 6+
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