Visualizzazione post con etichetta Guillermo Francella. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guillermo Francella. Mostra tutti i post

lunedì 25 gennaio 2021

Il mio capolavoro (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/01/2021 Qui - Non possiede lo scavo del Il cittadino illustre, ma questo nuovo film (il suo terzo di finzione ma il primo firmato soltanto da lui) di Gastón Duprat mantiene quella leggerezza di fondo, mostrando attraverso il legame di profonda amicizia di questi due personaggi così antitetici ma uniti, il mondo dell'arte ed il sottobosco che lo circonda, sottolineando quanto sia ambiguo e magmatico tale mondo. Eccellente il lavoro sui due personaggi principali, pittore e gallerista, Guillermo Francella e Luis Brandoni hanno una ottima alchimia reciproca. Non si può dir lo stesso per i caratteri secondari, che peccano di un certo schematismo di fondo. Il film tende ad essere più farsesco rispetto al Cittadino Illustre, però privo di eccessi inutili. Il risultato è un buddy movie godibilissimo, intelligente, nel quale la cialtroneria dei due protagonisti non è meno insulsa dell'inconsistenza di tutta la fauna umana che si assiepa intorno all'arte contemporanea, dai critici agli aspiranti artisti. Il materiale su cui riflettere alla fine non è poco. Voto: 6+

venerdì 12 aprile 2019

Il Clan (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/12/2017 Qui - Vincitore per la regia del Leone d'Argento al festival del Cinema di Venezia del 2015, e vincitore del Premio Goya 2016 come miglior film straniero in lingua spagnolaIl Clan (El Clan), film argentino del 2015 scritto e diretto da Pablo Trapero, racconta la storia, apparentemente incredibile ma ahimè drammaticamente vera, della famiglia argentina Puccio, che all'inizio degli anni '80, e precisamente tra il 1982 ed il 1985, organizzava (sotto la protezione del regime) e perpetuava rapimenti e, dopo avere incassato il riscatto dai familiari dell'esponente rapito, lo uccideva a sangue freddo. Saranno poche infatti le vittime a salvarsi da un capo-clan luciferino e dai suoi fedeli parenti, fino a che non torna la democrazia e qualcosa necessariamente cambia. Davvero un grande film, che riflette su responsabilità individuale, etica di gruppo e, in maniera indiretta, memoria collettiva è questo qui. Il film difatti è molto ben diretto dal giovane regista argentino, con uno stile rigoroso, lucido e freddo, riflettendo adeguatamente le azioni e soprattutto il carattere e la personalità del carismatico capo famiglia, il quale costituiva la "mente" principale di tutti i misfatti in cui egli riusciva anche a coinvolgere, chi più chi meno riluttante, tutti i parenti. Giacché il regista, descrivendo appunto come anni di militanza al servizio della dittatura abbiano trasformato l'assuefazione al binomio violenza/impunità in assenza di rimorso e in indifferenza, l'orrore in ordinarietà, riesce bene a rappresentare (senza indulgenze e dove ad emergere è la storia di un paese in cui nessuno è veramente innocente) un'epoca cupissima. Un'epoca e un'opera questa, che ha comunque una sua innegabile originalità, in cui la violenza è però necessaria e funzionale al racconto.