Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2021 Qui - Altro colpo a bersaglio del bravo Gianni Di Gregorio (attore, regista e sceneggiatore) che, memore del successo di Pranzo di Ferragosto (e dei suoi altri), punta ancora su semplicità e romanità per emozionare lo spettatore con una storia non trascendentale ma ricca di brio e umanità (veleggiando come al solito tra il sorriso e il sospiro, con uno stile che è ormai ampiamente riconoscibile). Pochi attori (anche ed ovviamente lui stesso) ma ben collaudati, tra cui il compianto Ennio Fantastichini, che terminate le riprese del film ci lascerà (un film prodotto a distanza di cinque anni dal precedente film del regista romano, ovvero Buoni a nulla). La pianificazione del progetto di partire per l'estero e le prime difficoltà pratiche, la parte migliore del film. Di una commedia gradevolissima che tratta argomenti sociali di attualità che spaziano dalla famiglia al lavoro, dalla situazione pensioni alla burocrazia, dall'amicizia all'emigrazione, dalla ricerca di un posto più vivibile alle incertezze e alle paure che comporta una scelta di vita. Tutto trattato con garbo, ironia e un velo di malinconia, diretto senza sbavature, realizzato e interpretato al meglio per garantire una visione interessante e gradevole da seguire. Voto: 6
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martedì 31 agosto 2021
Lontano lontano (2019)
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lunedì 20 maggio 2019
Fiore (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2018 Qui - Il Claudio Giovannesi di "Ali ha gli occhi azzurri", dirige con accuratezza ed efficacia un film intimista, fatto di sguardi e sfumature emotive, di studi approfonditi eseguiti a colpo d'occhio per capire e decifrare emozioni che le circostanze non permettono di sviscerare, ma anche un film di scatti emozionali, di rincorse in riva al mare e di fughe a rotta di collo, quando il sentimento è più forte del pericolo che incombe in seguito alla punizione. Fiore infatti, film del 2016 del regista romano, narra attraverso e nonostante l'esperienza dura della prigione, come gli istinti primari, sia positivi, il bisogno di essere amati, sia negativi, la tendenza a trasgredire alle regole imposte e la ricerca della fuga, non ci lascino mai soli. E per farlo il regista ci racconta in maniera nuda e cruda la vita della giovane Daphne, chiusa in un carcere minorile e con rapporti familiari spesso difficili. Ma nel grigiore generale (anche perché francamente pensare che la riabilitazione possa passare attraverso quelle mura, sembra improbabile, è più facile che invece incattivisca ulteriormente) troverà un caldo raggio di sole nell'amore verso un ragazzo con altrettante problematiche. Non a caso il film (un film decisamente coriaceo ma realistico e ben interpretato), non è altro che il desiderio d'amore di una adolescente e della forza che trova nel manifestare la propria dolcezza contro un destino apparso, fin da subito, tristemente segnato. Il film però proprio per questo ha una cifra non nuova e ben riconoscibile (che non sempre basta), tra la durezza del documentario in presa diretta, la denuncia sociale e le emozioni del melò, mutuato da altri prodotti del genere, ma è condotto in maniera credibile e sfrutta al meglio le discreti doti della protagonista. Perché sì, non sempre la sceneggiatura è strutturata in maniera perfetta (colpa di molti cliché carcerari e di improbabili coincidenze e circostanze) ma ci sono indubbi elementi di forza a sostenere la baracca.
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