Visualizzazione post con etichetta Caterina Murino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Caterina Murino. Mostra tutti i post

mercoledì 19 giugno 2019

La voce della pietra (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2018 Qui - La voce della pietra (Drammatico, Usa, Italia, 2017): Tratto da un romanzo di Silvio Raffo e girato rigorosamente in Italia, Voice From the Stone è un film vecchio stile, che non punta sugli effetti speciali, qui totalmente assenti, o sui sensazionalismi "usa e getta" ormai abusati e saturi nel genere thriller. La scelta intelligente e azzeccata del film in questione è che si propone come un film vecchio stampo, che punta tutto sul creare un'atmosfera di mistero imponente capace di avvolgere la pellicola, dal primo all'ultimo secondo. Peccato che l'atmosfera gotica e i panorami mozzafiato siano al servizio di un film che promette molto ma che si rivelerà purtroppo più debole del previsto. Il film infatti, che tratta una storia non originalissima e che ricorda qualcosa di già visto altrove, che tratta di fantasmi e di presenze, seppur in modo molto delicato e discreto, portando lentamente ma progressivamente la sua protagonista, Verena (che accetta un lavoro pedagogico per aiutare un bambino orfano di madre a parlare nuovamente) in un percorso discendente che la renderà incapace di distinguere la realtà dall'immaginazione, viene sviluppato in maniera del tutto inadeguata. La sceneggiatura risulta praticamente accessoria e secondaria mentre in buona parte del film non accade assolutamente niente, nessun colpo di scena, nessuna escalation emotiva, non succede niente che possa catturare l'attenzione dello spettatore o mantenerne intatto l'interesse. Anche la caratterizzazione dei personaggi risulta veramente poco incisiva e di poco spessore.

martedì 22 gennaio 2019

Bianco di Babbudoiu (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/09/2016 Qui - Il terzo film è Bianco di Babbudoiu, l'esordio cinematografico di Pino e gli anticorpi, i tre famosi comici usciti dalle file di Colorado Cafè. Oltre a loro (i protagonisti assieme a Caterina Murino, davvero inguardabile), compaiono molti altri comici isolani, da Benito Urgu a LaPola, fino a Dario Cassini, nel doppio ruolo di banchiere e usuraio, in una delle poche trovate divertenti della storia, e Valeria Graci. Il film (del 2016) infatti nonostante si basi su una storia abbastanza lineare e semplice, ha davvero poco di divertente. Bianco di Babbudoiu difatti, narra solamente (e senza mordente) le vicissitudini di una famiglia di produttori di vino, alle prese con la crisi economica. La storia dei fratelli Michele e Roberto Mannu, che insieme al cognato Stefano Fais gestiscono le tenute Babbudoiu, un'azienda vinicola fondata dal padre a Sassari, si ritrovano con centinaia di migliaia di euro di debiti e hanno solo 15 giorni di tempo per trovare il denaro necessario ad evitare il fallimento, si improvviseranno perciò banda criminale, in un'escalation di equivoci, situazioni demenziali ed episodi rocamboleschi che non porteranno a nessuna soluzione. Ma proprio quando tutto sembra perduto, ecco manifestarsi la risposta proprio lì, sotto i loro occhi, un bicchiere del buon Bianco di Babbudoiu…un vino rosso, fiore all'occhiello della casa di produzione vinicola. Appare subito evidente di come questa pellicola sembra non andare da nessuna parte, non è chiaro infatti quale sia il senso dell'operazione, se la promozione delle aziende vinicole sarde, o del turismo isolano, o dei tre comici protagonisti. Anche se è chiaro però che il risultato della loro partecipazione a Bianco di Babbudoiu sia molto al di sotto delle aspettative (e sottotono), perché il passaggio dal cabaret televisivo al cinema è uno dei più rischiosi, e purtroppo qui anche per colpa della scelta di essere loro tre gli autori della sceneggiatura, che non aiuta affatto, il film si perde. All'interno di una commedia dev'esserci una logica, una coerenza narrativa, una credibilità nella psicologia dei personaggi, una riconoscibile verità di fondo.

lunedì 7 gennaio 2019

Ustica (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/07/2016 Qui - Ustica è un drammatico e controverso film del 2016 scritto e diretto dall'ambizioso regista Renzo Martinelli, che da sempre cavalca due filoni, quello della ricostruzione storica e quello 'civile', dei grandi misfatti italiani (Vajont per esempio), in questo caso naturalmente ci troviamo nel secondo territorio. Il film tratta infatti di una pagina nera della nostra storia, gli avvenimenti che portarono alla strage di Ustica avvenuta il 27 giugno 1980, quando un aereo di linea sprofondò nel mediterraneo senza spiegazioni, le cui cause non sono state accertate e sono ancora fonte di polemiche a distanza di decenni dal fatto. Polemiche che ci sono state anche all'uscita della pellicola stessa, avvenuta solo mesi fa, poiché secondo molti questa ricostruzione è frutto di fantasticherie e invenzioni. Il film presentato come la "verità rivelata", è difatti (almeno stando ai fatti accertati, e di quello che so nonostante all'epoca non ero neanche nato) l'opposto della verità. Ci sono tante incongruenze e tanti errori, tanto che nell'arduo tentativo di cercare la verità sulla tragedia del Dc9 Itavia, finisce per ingarbugliare ancora di più uno scenario già di per sé molto complesso. Martinelli, che firma e dirige il film, ha compiuto senz'altro un atto molto coraggioso, un atto firmato da un autore che non vuole voltarsi dall'altra parte nonostante le evidenze indicano una verità diversa da quella ufficiale alla quale noi ci aggrappiamo, un atto che sta riaccendendo i riflettori su una delle pagine più buie della nostra storia. Il suo film, tuttavia, non è una fedele ricostruzione dei fatti né, tanto meno, è inconfutabilmente supportato da materiale documentato. Il film di Martinelli però si difende bene, e ricostruisce in maniera verosimile la dinamica dei fatti così come potrebbero essere accaduti, dando corpo e immagini ad un'ipotesi (quella della collisione in volo tra l'aereo civile e quello militare americano) che potrebbe avvicinarsi molto alla presunta verità, raccontando la cronaca 'vera' di una tragedia, attraverso una storia che è pura fiction, utilizzando personaggi immaginari come testimoni coinvolti loro malgrado nella drammatica vicenda, al punto da venirne sconvolta l'esistenza. Quest'opera è comunque un'opera realistica più di denuncia sulle omertà delle istituzioni di fronte al caso dell'aereo DC9 precipitato in mare per cause ancora da stabilire, e sempre occultate per difendere la "Ragion di stato".