Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/12/2017 Qui - E' un documentario? un film di finzione? un film di protesta? cos'è veramente Taxi Teheran? L'ultima opera (vincitrice nel 2015 dell'Orso d'oro come miglior film al Festival internazionale del cinema di Berlino) di Jafar Panahi è soprattutto un regalo al cinema e alla gente che di cinema vive (e muore). Il film infatti, fotografato, montato, musicato, prodotto, scritto, diretto e interpretato da lui stesso, è una forma di libera espressione, un esempio di cinema coraggioso. Un cinema, una pellicola, seppur apparentemente semplice ma di grande coraggio intellettuale. Giacché la giustizia iraniana ha proibito al regista di girare film per i prossimi 20 anni, pena la prigione, ma lui non ci sta e gira lo stesso, e ci dimostra che non ci sono barriere che il pensiero libero non possa far cadere. Soprattutto in questo caso in cui un regista è capace di raccontare un Paese intero dall'interno di un taxi. Anche perché il regista stesso è conduttore di questo taxi che gira per la capitale iraniana, raccogliendo testimonianze di passeggeri (parenti, amici e sconosciuti) sulla vita quotidiana che si svolge nel paese.
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martedì 16 aprile 2019
Una volta nella vita (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/12/2017 Qui - Ennesimo (ma sempre attuale e utile nonché importante) film è Una volta nella vita (Les héritiers), film del 2014 diretto da Marie-Castille Mention-Schaar, su scolaresche difficili che grazie all'impegno, la pazienza e la passione di una insegnante riescono a trovare e provare interesse verso la vita, il rispetto e la tolleranza nei compagni e la volontà di cambiare e trovare il proprio percorso di vita. Tutto questo grazie alla riscoperta, al ricordo e all'interesse nei confronti di un tema sempre carico di emozionalità, e sempre vivo, come lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti. Tratto da un fatto realmente accaduto Una Volta nella Vita infatti, costruito in maniera interessante, nonostante la pochissima originalità ma capace di regalare una visione valida e coinvolgente, mostra appunto come la passione di una professoressa, dotata di molta buona volontà e di ottimi propositi, altresì capace di dare fiducia ai suoi alunni disastrati, riesca a vincere l'apatia, il disinteresse, la conflittualità, l'individualismo di una classe di una scuola superiore (di una banlieue parigina) composta da ragazzi appartenenti a numerose etnie ed assai indisciplinata e con scarsa voglia di apprendere e di applicarsi in ogni modo allo studio. E ci riesce iscrivendo i suoi alunni al concorso scolastico nazionale sulla resistenza e la deportazione. Dopo le prime ritrosie difatti, tutti i componenti della suddetta classe iniziano a provare un reale ed acceso interesse per l'argomento (dopotutto è impossibile rimanere impassibili a certe cose), rimanendone ovviamente anche molto sensibilizzati, e cominceranno tutti a poco a poco a collaborare gli uni con gli altri all'adempimento del progetto, riuscendo a costruire un'opera fatta di immagini e di raccolte di testi e testimonianze varie (tra quella di un sopravvissuto) che li porterà all'insperata, almeno all'inizio, e meritata premiazione.
Life, Animated (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/12/2017 Qui - Emozionante e delicato è Life, Animated, film documentario del 2016 diretto dal regista premio Oscar Roger Ross Williams. Il documentario infatti, basato sul libro Life, Animated: A Story of Sidekicks, Heroes, and Autism scritto dal padre del protagonista, Ron Suskind, noto giornalista di carta stampata e candidato all'Oscar come miglior documentario nel 2017, che dimostra come le persone affette dal disturbo dello spettro dell'autismo, una volta adulte, possano riuscire a superare tutti gli ostacoli che la vita gli mette davanti, racconta la bellissima storia di Owen Suskind, un ragazzo autistico la cui comunicazione con il mondo esterno è stata resa possibile e in qualche misura è continuamente filtrata dal mondo dei film di animazione della Disney che lui adora. La visione delle pellicole difatti, permette al giovane di riconnettersi con l'amorevole famiglia (emergendo dal suo isolamento) e il resto del mondo. A dimostrazione che, l'essere affetti dal disturbo dello spettro dell'autismo, non è indice di demenza a tutti gli effetti (purtroppo considerati attualmente dei soggetti privi di intelligenza ed esclusi dalla società e mondo del lavoro) ma, comprendendo qual è il loro modo di comunicare, questi soggetti possono riservare una grossa e grande sorpresa. Dato che esistono tantissime sfumature del disturbo dello spettro dell'autismo (da qui il termine "spettro"), e in questo documentario, dove viene raccontata una porzione di vita di questo ragazzo (affetto da autismo da quando di anni ne ha tre), che altresì mette in risalto tutti gli ostacoli che ha trovato e come li ha superati, fino a essere (forse attualmente) assunto presso un cinema e convivere per un piccolo periodo di tempo con la sua fidanzata, essi vengono fuori. Anche perché è Owen stesso che nel film parla della sua vita, dei suoi interessi, della passione per i cartoni animati di Disney (Il Re Leone, la Sirenetta, Bambi, Biancaneve, Peter Pan, Dumbo, Il Gobbo di Notre-dame e così via) che sono ancora oggi il riferimento della sua vita quotidiana.
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