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martedì 16 aprile 2019

Taxi Teheran (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/12/2017 Qui - E' un documentario? un film di finzione? un film di protesta? cos'è veramente Taxi Teheran? L'ultima opera (vincitrice nel 2015 dell'Orso d'oro come miglior film al Festival internazionale del cinema di Berlino) di Jafar Panahi è soprattutto un regalo al cinema e alla gente che di cinema vive (e muore). Il film infatti, fotografato, montato, musicato, prodotto, scritto, diretto e interpretato da lui stesso, è una forma di libera espressione, un esempio di cinema coraggioso. Un cinema, una pellicola, seppur apparentemente semplice ma di grande coraggio intellettuale. Giacché la giustizia iraniana ha proibito al regista di girare film per i prossimi 20 anni, pena la prigione, ma lui non ci sta e gira lo stesso, e ci dimostra che non ci sono barriere che il pensiero libero non possa far cadere. Soprattutto in questo caso in cui un regista è capace di raccontare un Paese intero dall'interno di un taxi. Anche perché il regista stesso è conduttore di questo taxi che gira per la capitale iraniana, raccogliendo testimonianze di passeggeri (parenti, amici e sconosciuti) sulla vita quotidiana che si svolge nel paese.