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venerdì 16 giugno 2023

L'uccello dalle piume di cristallo (1970)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/06/2023 QuiDario Argento esordisce alla regia con questo discreto giallo, avvincente e con adeguati e ripetuti colpi di scena, animato da cupa tensione e formidabili atmosfere "darkeggianti". I suoi cinquant'anni (e più) li dimostra tutti ma, va detto, se li porta molto bene. La trama è sviluppata a dovere (seppur non tutto è impeccabile, ed a livello di sceneggiatura ci sono delle forzature ed inverosimiglianze), la musica, come sempre (ma non sempre sempre) nei film di Argento, rappresenta un valore aggiunto, quasi un personaggio essa stessa, da cui lo spettatore difficilmente riesce a staccarsi, in questo caso poi si parla di Ennio Morricone, che ci propina una colonna sonora deliziosamente inquietante, come alcune scene del film. Forse il punto debole della pellicola è nella recitazione, nonostante gli attori fossero tutti di gran fama, pare quasi che il nostro regista (che aveva le idee chiare all'inizio, ma ultimamente non tanto, come dimostra l'orrido Occhiali neri) preferisse concentrarsi su altro (luci, atmosfere, zoomate, primi piani etc.) piuttosto che sulle inclinazioni ed inflessioni recitative degli attori. Ad ogni modo, film (più che buono, ma non eccezionale al pari di altri) che si vede e rivede assai volentieri. Voto: 7-

venerdì 21 maggio 2021

Gli orrori del castello di Norimberga (1972)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/05/2021 Qui - In uno splendido castello gotico viene riesumato il "fantasma" di un barone ucciso in condizioni terrificanti che sparge orrore dovunque, con gli elementi tipici delle novelle in bilico tra l'esoterico e il giallo. Un diabolico Joseph Cotten regge così per intero una sceneggiatura abbastanza risibile, mentre gli attori principali, compresa la gnocchissima Elke Sommer, non sono all'altezza delle parti (inespressivo il personaggio del giovane erede del barone, a cui tocca essere l'imbarazzante artefice del ridicolo desiderio di "riesumazione"). Poco male, perché Mario Bava ci mette da una parte un'aspetto scenografico superlativo (a parte la maschera del barone che è piuttosto grottesca anche nell'andatura) e dall'altro almeno un paio di personaggi minori memorabili (la bambina, inquietante e ambigua, bravissima, e una medium che assomiglia quasi a Barbara Steele). Il regista è infatti bravissimo nel descrivere e sviluppare un racconto esile (quasi inesistente) con invenzioni, scenografie, musiche (quest'ultime in verità non adattissime secondo me), luci e quant'altro ancora, anticipando un modo unico di fare cinema, la cui eredità sarà ripresa dal suo "discepolo" Dario Argento. Certo, il film alterna momenti riusciti (la morte del tizio nella cassa per esempio) a momenti che mi sono piaciuti poco, ma la regia di Bava, i momenti ironici e le autocitazioni ne fanno un film che tutto sommato merita un'occhiata dagli appassionati del genere. Anche perché il finale è così avvincente che supera di gran lunga limiti di produzione, dialoghi scadenti, enfatizzazioni tipiche del cinema artigianale, etc, insomma un prodotto godibile, che non smentisce la fama del suo creatore. Voto: 6