Visualizzazione post con etichetta Pål Sverre Hagen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pål Sverre Hagen. Mostra tutti i post

martedì 9 novembre 2021

Viaggio ai confini della Terra (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2021 Qui - Un biopic "normale" sul più grande esploratore del secolo scorso, il norvegese Roald Amundsen. Personaggio costruito sulla base di una personalità ossessionata dalla pura e semplice scoperta. Riuscire quindi a dare identità a quelle terre inesplorate e coprire in completo il mappamondo. Il film quindi prosegue su binari sicuri e consolidati a livello narrativo, con grande spazio dato all'uomo Amundsen, saldo al proprio comando e sicuro dei propri mezzi, quanto umano anche nei propri fallimenti. Un film che cerca di guardare Amundsen a 360 gradi, ma che sacrifica a mio parere le sue imprese. Lo spazio dedicato alla spedizione al Polo Sud, diventata una gara con l'inglese Scott, avrebbe meritato maggiore risalto e forse essere il fulcro dello stesso film, così è un biopic come tantissimi altri. L'epica è completamente assente, peccato, speravo in un bis dopo Kon-Tiki, un film ben migliore di questo, in cui c'è, uno dei due registi (Espen Sandberg) e il protagonista (Pål Sverre Hagen), del film norvegese candidato agli Oscar come miglior film straniero nel 2012. Voto: 6

venerdì 31 luglio 2020

Kon-Tiki (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2020 Qui - Un'esplorazione mitica, entrata nella storia, di una spedizione e di un'esploratore, Thor Heyerdahl, entrati nella leggenda. Dimostrare, tramite un viaggio lungo 8000 chilometri, che la Polinesia fosse stata popolata da amerindi giunti nelle isole del Pacifico secoli prima a bordo di semplicissime imbarcazioni a vela. Lo stesso Heyerdahl documentò la traversata, e tale materiale venne poi montato nel documentario "Kon-Tiki" (dal nome della zattera) che fece il giro del mondo e vinse addirittura l'Oscar come miglior documentario nel 1951. Moltissimi anni dopo tale impresa, ecco arrivare dalla Norvegia una versione romanzata ma non troppo, inappuntabile da un punto di vista tecnico e appena discreta sotto quello più strettamente artistico. Buono è certamente il livello di tensione che non scade in nessun momento, cosa questa non così ovvia quando è noto a priori quello che accadrà, fantastica ed accecante la fotografia, non eccessivamente invadente l'uso della digitalizzazione. Nella colonna dell'avere metterei invece una sceneggiatura che scade a tratti inutilmente nel melodrammatico, cosa della quale si sarebbe fatto volentieri a meno, nonché le ridicole lunghe barbe posticce dei protagonisti nel finale. Insomma un buon film d'avventura ben confezionato, che racconta con garbo una storia vera certamente affascinante, che riesce a mantenere un appeal discreto per tutta la durata, anche perché mostra elementi di interesse e di emozionalità palpabile. In questo, aiuto concreto da il cast volenteroso (capitanato da Pål Sverre HagenIn ordine di sparizione e Seven Sisters, e supportato soprattutto da Gustaf Skarsgård, Floki di Vikings) e la regia calibrata, dei registi Joachim Rønning e Espen Sandberg (questo fu il secondo film in coppia, il primo Bandidas nel 2006, il terzo ci sarà cinque anni dopo, Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar), che all'epoca si guadagnarono la candidatura agli Oscar per il miglior film straniero. Non un gioiello, ma pellicola che vale comunque una visione. Voto: 6+