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mercoledì 17 febbraio 2021

Madre (2009)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/02/2021 Qui - Bong Joon-ho, dopo le Memories, torna ad indagare nelle piaghe della società sud coreana. E alza il tiro regalandoci un dramma struggente e malinconico, disperato e pungente, poetico e riflessivo, dove l'amore incondizionato di una madre (del resto, cosa non si fa per i figli?) sarà il motore di una vicenda che porta con se tanta amarezza e pessimismo. Intimista nel tratteggiare i caratteri, ma anche grezzo e diretto quando le dinamiche lo necessitano. La fotografia plumbea e slavata (indovinatissima) non fa altro che accentuare l'opprimente senso di smarrimento. Come al solito il regista coreano è infatti interessato a scandagliare l'animo dei suoi protagonisti, e lo fa mantenendo sempre un perfetto equilibrio tra cinema di autore e cinema di genere. Questa è forse la sua opera più nera: nel meccanismo dell'indagine ricorda molto da vicino proprio le Memories, anche se, qui è tutto meno ritmato e un po' più legnoso nello svolgimento. La periferia, il microcosmo familiare, la commedia, il dramma, il giallo e il thriller sono come al solito le sue linee guida predilette. Qualcosa a livello di intreccio non mi ha pienamente convinto, l'ingresso in scena di uno dei personaggi chiave è forzato e frettoloso, così come l'indagine stessa della madre disperata. Dettagli che rovinano di poco il mio giudizio complessivo, anche perché Mother rimane comunque un altro tassello importante nella filmografia del regista coreano. Tecnicamente è un lavoro immenso, la regia è sempre quella di un grandissimo esteta, già detto della fotografia, il cast è di livello con in testa la performance sofferta di Kim Hye-ja, performance che tocca l'apice in un finale bellissimo dove è rinchiusa tutta la riflessione su amore e verità alla base dell'intera pellicola. Una pellicola che pur non raggiungendo i livelli di Memorie di un assassino e Parasite, sa rendersi memorabile agli occhi dello spettatore. Voto: 7

Memorie di un assassino (2003)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/02/2021 Qui - La stoffa di Bong Joon-ho si vedeva già dalle sue prime opere: non quella tecnica intendo, che pure c'è ed è indiscussa, ma soprattutto la capacità di raccontare un paese contraddittorio fatto di una marcata stratificazione sociale utilizzando le armi del sarcasmo, della malinconia e ovviamente della verità. Una storia terribile come quella del primo serial killer sud coreano ci è quindi riportata in un'insolita veste grottesca dove singolari detective fanno il paio con reietti della società scambiati per capri espiatori, dove l'emarginazione è una realtà fin troppo facile e la violenza è spesso fine a se stessa. La farraginosa indagine alla base del plot si sviluppa con una certa vivacità sia formale che fisica che rende l'opera un calderone di generi (comico, thriller, dramma, horror) tenuto però sempre in elegante equilibrio, che diverrà un marchio di fabbrica riconoscibile del regista. Memorie di un assassino è infatti un racconto drammatico e grottesco dove il tema dell'omicidio diventa motivo per raccontare quello che non funziona nel paese, e in questo film di sconfitti la bravura del regista si vede, nella regia, nella fotografia, nel sonoro, nella sceneggiatura. E aiutano tanto queste scenografie così cupe e sporche. Il finale lascia l'amaro in bocca, ma visto che si ispira a fatti reali, rimasti insoluti per molto tempo (almeno fino al 2019 quando il "cold case" è stato finalmente risolto), ci può stare che il regista abbia voluto mantenere quel senso d'incompiuto, però un pizzico di delusione c'è. Grandissimo il cast devo dire, con Song Kang-ho su tutti, un personaggio dalle mille sfaccettature che si odia, ma con cui a tratti si empatizza, che ci fa riflettere e ci fa fare a volte grasse risate. Forse si insiste troppo sull'inefficienza della polizia, una bella sforbiciata non avrebbe fatto male. Essendo un film così denso di avvenimenti, personaggi, invenzioni registiche e anche di sorprese, due ore abbondanti di pellicola possono però "saziare" oltre il consentito. Critico infatti ed anche (non è esente da altre piccole sbavature come detto), la durata di questa pellicola, una pellicola di certo importante e dalle indubbie qualità, che merita la visione e un voto positivo. Però, e sarà una mia opinione nel vento, questo film non è un capolavoro. Sarà per la totale assenza di tensione, sarà perché mi aspettavo un film "compiuto" alla I saw the devil (altro gran thriller coreano). E' un gran film, diverso dal solito poliziesco, ma a mio avviso non rientra nei film di categoria superiore. Ma resta un gran film, ecco. Voto: 7+