Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 00/07/2020 Qui - Buon esordio alla regia di Clint Eastwood, il quale sforna un thriller (che indubbiamente risponde ai canoni cinematografici degli anni '70) davvero ben fatto (che sa cosa offrire allo spettatore). Ci sono tutti gli elementi per un buon film di suspense: calzante tensione (sebbene i nodi narrativi siano piuttosto prevedibili, il film tiene infatti bene la tensione e il senso di inquietudine), una trama (seppur semplice e poco articolata) misteriosa ed intrigante (un affascinante disc jockey notturno di un'emittente radio californiana decide di trascorrere la notte con una sua ammiratrice, ma dopo la breve avventura egli tenta di scaricare la ragazza, che però reagisce dando inizio a un'assillante persecuzione), un po' di violenza e una colonna sonora adatta (in tal senso emerge con decisione il gusto per la musica jazz, che accompagna come elemento dominante tutta la trama del film, il regista dedicherà perfino un'intera scena, decisamente non rilevante per il plot, al Festival di Musica Jazz di Monterey). C'è naturalmente anche qualche difetto: la sceneggiatura è deboluccia e a volte diventa troppo ripetitiva, ed il finale, un po' frettoloso ma comunque azzeccato. Il cast nell'insieme è buono (oltre a Clint Eastwood qui nelle vesti dell'attore principale), in cui spicca Jessica Walters che fa una grandissima parte. La regia (seppur acerba) è abbastanza buona. Poi la pellicola (Play Misty for me in originale, titolo che si riferisce alla canzone che Evelin chiede continuamente a Dave di trasmettere) ha davvero un discreto ritmo e si lascia seguire con attenzione senza mai annoiare e man mano che procede, diventa sempre più appassionante (forse soffre un tantino degli anni che si porta dietro, però il film offre una storia di vita quotidiana che si trasforma lentamente in un incubo terribile senza troppe esagerazioni o elementi surreali). Una cosa davvero bella del film è la scenografia, affascinante e adattissima per una storia del genere. I dialoghi invece sono un po' banali (altro errore di sceneggiatura). Insomma, un buon esordio alla regia del mitico Clint Eastwood. Certo, egli ha poi dimostrato di saper far meglio (grazie anche all'esperienza e al maggior numero di soldi a disposizione), ma si tratta di un punto d'inizio rilevante secondo me (un cult per appassionati, con Don Siegel nelle vesti del barista complice del disc jockey), un tassello importante di quel percorso che ha creato un'icona del cinema contemporaneo, il primo tassello del Clint regista. Voto: 6+
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venerdì 3 luglio 2020
L'uomo che fuggì dal futuro (1971)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 00/07/2020 Qui - Esordio interessante, inedito e innovativo, per George Lucas, lontano dai canoni che lo renderanno famoso, ma tra le calde e confortevoli sicurezze di un produttore esecutivo come Francis Ford Coppola e di un soggetto che (per quanto accreditato come originale, per quanto ispirato ad un suo stesso cortometraggio di quattro anni prima) poggia salde basi nella letteratura classica. Le tematiche, come nella migliore tradizione fantascientifica, sono delle più disparate, e la pellicola (ambientata in un futuro distopico dove gli umani assiepati sotto terra sono controllati dalle macchine che hanno schiavizzato gli stessi privandoli di qualsiasi desiderio, emozione, passione, sentimento e personalità, l'unico obiettivo è l'efficienza lavorativa e la fedeltà al sistema) tratta temi moderni e complessi nonostante la breve durata e il basso budget a disposizione. Libero arbitrio, il rapporto uomo-macchina, la religione, la fedeltà al governo, l'amore e i sentimenti, l'identità personale sono alcuni argomenti presenti nel film (a dare il via alla storia sarà la ribellione di due cittadini che aprono gli occhi rinunciando alle pillole di "repressione" che erano costretti ad ingerire quotidianamente). La realizzazione tecnica è buona e la scenografia è perfetta per rappresentare il mondo asettico e spersonalizzante dove i protagonisti sono costretti a vivere, anche la fotografia fredda esalta al meglio questo concetto. Il cast regge bene e abbiamo anche grandi nomi come Donald Pleasence e Robert Duvall fra gli altri. Purtroppo il ritmo è molto lento (cosa in parte giustificabile) e l'opera nonostante (appunto) la breve durata in alcuni punti tende ad annoiare un po'. Inoltre ci sono alcune carenze nella sceneggiatura che possono rendere confusa la storia e complicata la visione allo spettatore. Mi aspettavo qualcosa di più, francamente, ma nel complesso la pellicola ha il suo valore e (fatto salvo il fattore noia) merita la visione. Non bastasse che L'uomo che fuggì dal futuro influenzerà la fantascienza successiva, rimane un film riuscito ed azzeccato per molte cose, per i protagonisti, per certe scene ancora attuali e bellissime (la corsa in macchina in primis) e soprattutto per la scena finale con Duvall sfocato e in primo piano il sole, una vera delizia per gli occhi. In conclusione consiglio questo film (poco conosciuto) a quanti amino la fantascienza anni '70 (e quella in generale) e a quanti siano interessati a scoprire di più (così come ho fatto io) del regista George Lucas precedente a Guerre Stellari. Voto: 6,5
L'esordio di George Lucas... e di Clint, Steven & Denis
Post pubblicato su Pietro Saba World il 03/07/2020 Qui - Generalmente si dice "prendere due piccioni con una fava", ebbene io ne ho presi quattro. Se era infatti naturale che alla visione già programmata l'anno scorso ed ufficializzata quest'anno per la Promessa cinematografica corrente del film d'esordio del regista George Lucas (il padre di Star Wars) ci aggiungessi anche l'esordio cinematografico di Steven Spielberg (in occasione della recensione di 1941 dello scorso aprile anticipai il fatto che pochi ricordi avevo del film in questione e che quindi rinfrescare la memoria dovevo), non era così scontato che ne aggiungessi altri due. E invece, complice la mandata in onda (in occasione del suo compleanno) del film d'esordio come regista di Clint Eastwood e la visione del mese scorso della seconda opera di Denis Villeneuve (qui), ciò è stato possibile. E così, insieme a tre film che hanno lanciato registi conosciuti ed affermati, un quarto del "nuovo che avanza", che (paradossalmente) già conosciuto ed affermato, in futuro potrebbe entrare (se non lo è già) nel gotha del cinema mondiale. Sarà, ma vediamo come tutto è cominciato e cominciò per questi registi.
L'uomo che fuggì dal futuro (1971)
Brivido nella notte (1971)
Sugarland Express (1974)
Un 32 août sur terre (1998)
L'uomo che fuggì dal futuro (1971)
Brivido nella notte (1971)
Sugarland Express (1974)
Un 32 août sur terre (1998)
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