Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2021 Qui - Napszállta (come da titolo originale) si sviluppa su coordinate molto simili al Figlio di Saul, dello stesso regista ungherese László Nemes. Come la disumanità del campo di concentramento dove si muove il protagonista alla ricerca spasmodica di suo figlio, anche nel contesto della Budapest alla vigilia della prima guerra mondiale l'atmosfera è spettrale e cupa, indice della piena decadenza dell'impero austro-ungarico. In tale contesto si muove una donna (la Juli Jakab già presente nel precedente film del regista) alla ricerca del proprio fratello mai conosciuto. La ricostruzione d'epoca e la fotografia sono notevoli, la regia pienamente all'altezza, ma dopo un inizio promettente la sceneggiatura rivela tutta la sua inaspettata mediocrità. Nella sostanza dove era secco e coinciso il Figlio di Saul, in Tramonto è un minestrone allungato fatto di dialoghi inconcludenti di mezze domande e risposte che per nulla definiscono i personaggi, tanto che nella confusione è difficile stabilire chi sta dalla parte di chi o di cosa. Una delusione, un passo falso che non mi aspettavo, soprattutto ripensando al bellissimo film precedente del regista, l'unico vero motivo che mi aveva spinto a vedere questo qui. Voto: 5
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sabato 27 febbraio 2021
giovedì 30 maggio 2019
Vi presento Toni Erdmann (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/07/2018 Qui - Spesso tendiamo a prendere troppo sul serio la nostra vita, perdendo di vista il lato più bello dell'esistenza: il bisogno di emozioni, leggerezza, di prendersi del tempo per pensare a se stessi e reinventarsi per trovare quella sensazione di cui tutti sono in cerca, la felicità. Come ad esempio emerge dal complicato ma tenero rapporto di una giovane donna manager, dedita solo al successo e alla carriera, con l'eccentrico padre in Vi presento Toni Erdmann (Toni Erdmann), film del 2016 diretto da Maren Ade. Quest'ultimo infatti fa di tutto per farle tornare il senso dell'umorismo e la leggerezza della vita, e recuperare altresì il tempo perduto nel legame affettivo con la figlia. Come? Giocandosi l'unica carta che gli rimane a disposizione, lo sberleffo, impersonando e quindi assumendo l'identità del proprio alter ego Toni Erdmann. Peccato che il finale lasciato alla libera interpretazione, non spiega se padre e figlia abbiano finalmente allacciato un rapporto oppure no. Peccato anche che, il messaggio simpatico e carino del bisogno di prendersi meno sul serio rinunciando talvolta al conformismo, non porti da nessuna parte. Peccato altresì che il film, disseminato di scene dell'assurdo alquanto inutili e sconclusionate, non riesca a coinvolgere appieno nell'intento critico alla disumanizzazione dei rapporti di lavoro all'interno delle multinazionali. Peccato soprattutto che il grottesco padre non sia mai divertente ma solo inutilmente imbarazzante. Non dimenticando che il film, proprio ridere o sorridere tanto non fa e forse non vorrebbe, perché il suddetto, è tutto fumo e niente arrosto. Si ride, è vero, ma le situazioni che lasciano spazio alla comicità sono parecchio diluite all'interno delle due ore e mezza del film, il quale alla fine risulta maggiormente incentrato sugli sguardi e sul non detto. Ma questo accade perché dopotutto non vi è molto da dire: l'ambiente di lavoro di Ines, dedito al maschilismo e alla freddezza dei rapporti umani, non viene mai realmente approfondito, come del resto era nelle intenzioni della stessa regista. Regista che avrebbe forse dovuto girare una pellicola drammatica, perché l'intento del regista di dare largo spazio anche alla commedia, non sempre funziona come previsto, ed è parecchio deludente.
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