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lunedì 30 settembre 2019

Upgrade (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2019 Qui
Tema e genere: Thriller fantascientifico prevalentemente d'azione il cui motore iniziale è la vendetta del protagonista, per poi prendere inoltre, anche altre strade.
Trama: In un mondo ipertecnologico, un uomo rimasto paralizzato dopo un agguato criminale cerca vendetta per la moglie uccisa. E quando un tecnologo miliardario gli offre la possibilità di sottoporsi a una cura sperimentale in grado di curarlo, incurante però dei rischi, non ci penserà due volte.
Recensione: Nel filone fantascientifico che indaga robotica e I.A. in cui tutto sembra essere stato detto, questo film di Leigh Whannell (prodotto dalla Blumhouse di Jason Blum) si batte per stare a galla e ci riesce, riequilibrando strutture già sperimentate e rinfrescandole, senza strafare, nei limiti delle proprie possibilità, grazie ad una serie di elementi notevoli nel reparto tecnico registico e in quello narrativo. Il topos uomo versus macchina e la relativa, sterminata filmografia anni '80 e '90 stanno alla base dell'architettura del film, che ne rimastica abilmente gli ingredienti potenziando il fronte psicologico ed esistenziale. Al classico schema della macchina che si fa uomo migliorandone le capacità si aggiunge infatti la forte pervasività psicologica dell'apparecchio, che si sente dialogare con il protagonista: egli è pienamente al comando delle sue facoltà, ma inevitabilmente diviso in una sorta di doppio io, con il quale pare collaborare e che non va per il sottile quando si tratta di affrontare i cattivoni. Componente predominante della seconda parte è infatti la lotta corpo a corpo (una lotta di cui stile di combattimento riporta alla mente quello di Matrix), tradotta con una regia innovativa che blocca la macchina da presa sul protagonista e ne ripete in modo robotico e volutamente straniante gli esatti movimenti, questi espedienti di forma vivacizzano scontri e dialoghi piuttosto convenzionali, che si fanno invece interessanti soprattutto quando l'io si pone degli scrupoli tutti umani sulle proprie azioni, domandandosi infine chi sia davvero al comando della propria realtà. Un'ironia piuttosto equilibrata svolge il duplice compito di alleggerire i toni e sviare lo spettatore, nell'intenzione più generale di allontanare la trama da implicazioni filosofiche che restano in agguato, ma che il film non è in grado di sostenere. Al conflitto interiore e mai banale sulle responsabilità delle proprie scelte si affianca invece una violenza splatter con la quale il regista sembra divertirsi molto, e che talvolta ricorda le sue passate incursioni nel cinema horror (suo il dimenticabile Insidious 3 - L'inizio). Anche il finale è all'insegna di un già visto perfettamente rimodulato, addirittura capace di assestare un riuscito colpo di scena dai risvolti fatalisti e inquietanti per un futuro (il nostro) nel quale presto dovremo domandarci in quale realtà preferiamo davvero vivere. Upgrade è dunque un film che merita senza dubbio la visione, tra il distopico, l'horror e lo sci-fi, con una storia non particolarmente originale, ma uno svolgimento degli eventi avvincente ed intrigante e un finale da lasciare a bocca aperta.