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venerdì 30 agosto 2019

Il viaggio di Fanny (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2019 Qui
Tema e genere: Il film (basato sul libro autobiografico Le journal de Fanny, scritto da Fanny Ben-Ami) è un viaggio emozionante sull'amicizia e la libertà raccontato attraverso gli occhi dei bambini.
Trama: Basato su una storia vera, il film racconta la vicenda di Fanny, una ragazzina ebrea di 13 anni che nel 1943, durante l'occupazione della Francia da parte dei tedeschi, viene mandata insieme alle sorelline in una colonia in montagna. Lì conosce altri coetanei e con loro, quando i rastrellamenti nazisti si intensificano e inaspriscono, scappa nel tentativo di raggiungere il confine svizzero per salvarsi.
Recensione: Fanny è una tredicenne ebrea, che con le due sorelle viene lasciata dai genitori in una colonia francese per minori, durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando i rastrellamenti tedeschi s'inaspriscono, le bimbe e alcuni loro coetanei, rifugiati nella colonia, sono costretti alla fuga. Inizia così il viaggio di Fanny (e di tutti) tra peripezie, rifugi e nascondigli. Tratto dal romanzo autobiografico della stessa protagonista, Il viaggio di Fanny è la storia di chi è costretto a crescere velocemente: il passaggio dall'infanzia all'adolescenza per Fanny arriva presto (forse troppo per una bambina della sua età) a causa delle insidie e della missione di sopravvivenza. Proprio questo passaggio tra l'infanzia e l'età adulta, imposto dalle condizioni in cui si trovano i ragazzi/bambini, sembra essere la chiave di lettura del film. L'opera di Lola Dolloin è infatti piena di momenti di sconforto: fame, freddo, sonno e paura sono i principali compagni di viaggio dei bambini, ma a proteggerli c'è lei, lei che diventerà il leader del gruppo, dovrà proteggere e portare in salvo tutti gli altri bimbi e prendere decisioni sulle sorti del gruppo. Un'opera quindi di grande intensità, tuttavia se da un lato efficace è la distanza della guerra rispetto al centro del film, un paradosso se pensate che ogni azione di ogni personaggio della storia ha come motivazione principale il dover scappare dalla guerra o il voler andare a combattere, dall'altro è inefficace. Infatti, il conflitto e i bombardamenti sono presenti nell'angoscia e nella paura dei ragazzi, separati dai genitori e lasciati in questo stato di oblio e di abbandono, ma questi non vengono esplicitati. Difatti il secondo conflitto mondiale è presente quasi solo in termini di uniformi naziste. Va bene che la vicenda è raccontata dal punto di vista dei ragazzi/bambini, e quindi mostrare combattimenti o efferatezze gratuite era giustificato (anche se un po' di coraggio in più non avrebbe guastato), ma ciò viene edulcorato in maniera eccessiva. Eccessivo come l'utilizzo dell'escamotage dell'età, i protagonisti sono pur sempre dei bambini e come tali hanno la capacità di divertirsi con poco, cancellando anche solo per qualche istante l'orrore della guerra, ma alla terza scena di gioco e allegria nate con poco, si comincia a storcere il naso. Tuttavia nonostante ciò il film fa quello che deve fare. Il viaggio di Fanny racconta infatti efficacemente (seppur sufficientemente) la storia di un gruppo di bambini in fuga dagli orrori della guerra (in tal senso gli attori, partendo dai piccoli protagonisti, si dimostrano all'altezza). Senza alcuna guida né alcuno strumento se non la loro determinazione e la fanciullesca ingenuità che muove ogni bambino, i piccoli protagonisti dovranno far fronte a delle difficoltà che li costringeranno a crescere prima del previsto. E' insomma un film più importante che bello, utile più per avvicinare le nuove generazioni alle tematiche della guerra e dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, che per chi ha già visto i grandi capolavori sullo stesso argomento, ma ci si può accontentare.