Visualizzazione post con etichetta Petar Valchanov. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Petar Valchanov. Mostra tutti i post

venerdì 31 maggio 2019

Glory: Non c'è tempo per gli onesti (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2018 Qui - Vincitore di numerosi premi tra cui quello per la migliore sceneggiatura al Dublin Film Festival (e selezionato dalla Bulgaria per la corsa all'Oscar al miglior film in lingua straniera), Glory: Non c'è tempo per gli onesti (Slava), film drammatico del 2016, narra una storia semplice e potente, di dilaniante forza emotiva che conquista con semplici ma fondamentali mezzi espressivi tra cui una solida sceneggiatura, un significativo ancoraggio al presente e autentiche interpretazioni. Un film (duro e purtroppo quanto mai realistico per ciò che concerne la sua storia) che rappresenta la contrapposizione di due mondi agli antipodi, le due anime della Bulgaria di oggi, il mondo onesto e semplice di un uomo qualunque e quello paludato della attualità politica bulgara fatto di opportunismi, corruzione e giochi di potere. Una parabola universale sulle terribili conseguenze che può avere l'arrogante superficialità con cui i potenti del mondo trattano coloro che sono più indifesi. Scritto e diretto da Kristina Grozeva e Petar ValchanovGlory: Non c'è tempo per gli onesti infatti, che racconta di un'operaio delle ferrovie che trova un'ingente somma di denaro sui binari e che decide di portare tutti i soldi alla polizia, e che grazie a quest'azione riceve in cambio un orologio da polso che però presto smette di funzionare, e che nella confusione di una conferenza stampa "pilotata" dal capo della sezione PR del Ministero dei Trasporti smarrisce l'orologio di famiglia (e la dignità) e che quindi per questo non si darà pace per recuperarlo, riprende un tema evidentemente a loro molto caro: quello dell'onestà e dei compromessi collegati. Questi erano infatti argomenti presenti anche nel loro precedente lungometraggio, il bel ed interessante (comunque non proprio sufficiente) The Lesson: Scuola di vita, qui la nota è più ironicamente amara e grottesca (che parte come commedia ma che prende toni drammatici soprattutto sul finale, alla sua personale odissea e alle sue insistenze per riavere l'orologio), anche grazie alle goffaggini caratteristiche del protagonista (interpretato da Stefan Denolyubov), che si trova suo malgrado stritolato in situazioni beffarde e quasi kafkiane.

sabato 23 marzo 2019

The Lesson: Scuola di vita (2014)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2017 Qui - The lesson: Scuola di vita (Drammatico, Bulgaria, Grecia, 2014): Prendendo ispirazione dal cinema dei fratelli Dardenne, i registi bulgari raccontano in questo film la mutazione dei concetti di onestà e giustizia in base all'influenza del temibile spettro della crisi economica. Quella soprattutto della protagonista (l'insegnante di inglese Nadja) che in difficoltà a rimborsare un finanziamento, giunge a considerare la possibilità di accettare più di un compromesso, proprio mentre a scuola vorrebbe gestire nel modo più deciso ed educativo possibile un caso di furto verificatosi tra studenti. Una storia quindi impegnata, ma essa, complice il lento ritmo generale, viene tirata troppo per le lunghe, e quindi pochino e personalmente indigesta. Non mancano piccole occasioni per sorridere, ma è il modo crudo ed estremamente veritiero che costruiscono il tutto per creare un film volto a narrare una storia amaramente realistica che non convince, anche se buona la partenza, asciutta e senza orpelli, ma qualche dubbio in fatto di coerenza si insinua però abbastanza presto, a partire dalla strana situazione familiare di Nadja. E se non v'è dubbio che l'insegnamento morale della vicenda induce a considerare con attenzione in quali contesti sociali maturano certi reati, contesti di difficoltà che potrebbero prima o poi coinvolgere chiunque, è invece molto meno chiaro l'approfondimento psicologico dei personaggi e delle relazioni tra loro, tratteggiate invero con una certa bidimensionalità. Certo alla fine è un film con buoni spunti ma a mio parere largamente disomogeneo, anche se è comunque da apprezzare come buona occasione di vedere un'opera proveniente da un paese il cui cinema non è quotidianamente sui nostri schermi e con una protagonista, Margita Gosheva, interessante e misurata, inseguita con il noto pedinamento in semi-soggettiva. Anche se esso proprio non basti per consigliare una visione. Voto: 5,5