Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/10/2019 Qui
Tema e genere: Il rapporto tra il genere femminile ed il sesso è, come già in Guilty of Romance, il tema principale della pellicola. E, come accadeva in quello stesso film, anche in Antiporno (una specie di revival del sottogenere erotico giapponese Roman Porno) il sesso è lo strumento attraverso il quale la donna può essere libera in una società così tremendamente maschilista come quella giapponese.
Trama: Cronaca della quotidianità malata di Kyoko, giovane aspirante artista con la propensione alla pornografia, tra istinti belluini, derive corporali e isterismi violenti che trovano la vittima sacrificale nella mite segretaria Noriko. Ma non tutto è come sembra.
Recensione: Cos'è Antiporno? Antiporno è un grido, un affronto alla società nipponica falsamente benpensante. Una facciata di falso moralismo dietro la quale si cela il degrado etico di una nazione che ha perso il controllo di sé stessa. In tal senso va subito detto che, nonostante vi siano scene di nudo (e inevitabilmente lesbo) piuttosto ripetute, il film prende le distanze dall'erotismo fine a se stesso, ludico e privo di senso. Al contrario, nel rispetto del titolo stesso, sembra prediligere un impianto malinconico, anti-erotico e femminista. Il Roman Porno è prevalentemente appannaggio di un pubblico maschile, spesso attratto dalla visione contrastante di delicate fanciulle tra le grinfie di (sp)orchi brutti e cattivi, ma il regista di Antiporno manifesta fin dalle prime sequenze un'attenzione più ai dettagli e ai contenuti che non al nudo, elemento qui inserito in una scenografia allucinata, resa completamente irreale dall'uso sfolgorante della fotografia. Colori accessi e luccicanti, che vanno dal giallo al verde, spesso in contrasto tra loro (rosso su giallo) come per rendere (tramite immagini) una contraddizioni in termini di tonalità. Una contraddizione che rispecchia il testo. Testo difficilissimo e di improbabile lettura, almeno di improbabile unica lettura. Perché Kyoko, lo si scopre dopo il primo twist spiazzante (il set cinematografico), sembra in realtà rivivere momenti della vita, in uno stato allucinatorio. La perdita della verginità, il controverso rapporto con un padre sposato in seconde nozze, una sorella dall'infausto destino, il desiderio di recitare in un film pornografico: esperienze (passate) che si succedono (mescolandosi) di nuovo sul teatro più triste che esista per una ragazza/oggetto, quello della vita. I piani di lettura (molteplici) e l'insistito linguaggio volgare, in contrasto con una pregevole regia e le affascinanti scene in tono "arcobaleno", rendono Antiporno un film di difficile catalogazione, ovvero né erotico, né drammatico. L'apprezzabile tentativo di prendere le distanze dalla consuetudine del filone, ovvero del corpo femminile visto come oggetto, quando non giocattolo, contrasta con il complicato meccanismo a incastro della sceneggiatura, finendo per confondere troppo spesso lo spettatore. Antiporno si colloca dunque in quel nutrito catalogo di titoli che possono essere valutati o zero o dieci, senza mezze misure. Dall'inguardabile all'eccezionale, pertanto (nel dubbio) sufficientemente interessante.
