Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/01/2020 Qui
Tema e genere: Sfruttando lo schema logico ma mai delittuoso delle Escape Room, una delle attrazioni più in voga degli ultimi anni, soprattutto tra i giovanissimi, il regista dell'ultimo (blando) capitolo della saga di Insidious, ossia Adam Robitel, ne fa un teso thriller di grande fascino ai confini dell'illegalità.
Trama: Sei sconosciuti si ritrovano in una escape room impenetrabile, costretti a dover gestire una situazione che, del tutto fuori dal loro controllo, richiede intelligenza e ingegno per trovare degli indizi e sfuggire alla morte.
Recensione: Guardando Escape Room non possono che venire alla mente predecessori più o meno noti, tra i più prestigiosi dei quali si annovera senza dubbio Saw - L'Enigmista (2004) di James Wan, di cui si ritrova la sadica meccanica narrativa del ricatto che condanna a morte i meno inclini alla sopravvivenza a tutti i costi, e il mai abbastanza celebrato Cube - Il Cubo (1997) del talentuoso Vincenzo Natali, la cui meccanica narrativa da labirinto dell'orrore si trova qui replicata quasi fedelmente. A dare però carisma all'insieme e a suscitare l'interesse dello spettatore c'è sia la tematizzazione continuamente diversa delle stanze (in certi casi veri e propri allestimenti scenografici), che garantisce infinite possibilità anche per futuri sequel, sia la grande perizia realizzativa che coinvolge un po' tutti i reparti artistici e tecnici (Adam Robitel ha puntato molto sull'estetica e il film è visivamente interessante, con inquadrature dove pulsano il rosso e il blu per una fotografia moderna e suggestiva, ogni stanza del gioco è curata nel dettaglio e la scenografia è una co-protagonista invadente ma necessaria) e che è il vero punto di forza della pellicola.
