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giovedì 27 giugno 2019

Virgin Mountain (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2019 Qui - Quella raccontata dal regista islandese Dagur Kàri è una storia di solitudine ed emarginazione, la storia di un uomo che vorrebbe uscire dal proprio guscio ma che invece si lascia trascinare dagli eventi. Virgin Mountain (Fúsi), film islandese del 2015 infatti, racconta la storia di un uomo timido e taciturno di 43 anni che vive con sua madre e lavora in aeroporto, dove è vittima di bullismo da parte dei suoi colleghi. Egli ama ascoltare la musica hard rock e passa il suo tempo libero a rievocare battaglie con i soldatini (il nostro protagonista difatti ha uno speciale interesse per la Seconda Guerra mondiale e addirittura possiede un modello in miniatura della battaglia di El Alamein con cui, occasionalmente, gioca con il suo migliore amico Mordur), ma il giorno del suo compleanno, egli riceve in dono dal compagno della madre l'iscrizione a un corso di Country Dance, e sarà qui che conoscerà Sjöfn, una donna triste e sola che aiuterà ad essere felice, e sarà da quel momento che qualcosa nella sua vita definitivamente (anche senza volerlo veramente) cambierà. Virgin Mountain è quindi una favola intima, ma anche una pellicola cruda e delicata allo stesso tempo, ispirata da un personaggio imponente e fragile che incontrerà una persona a lui affine, una persona che come lui ha paura del mondo esterno, così poco indulgente e frivolo. Una pellicola che per questo offre due bellissimi ritratti e lancia un bel messaggio di speranza con la sua narrazione lontana da ogni cliché, che scava con lucidità l'umanità di ogni giorno, un lavoro commovente, che fotografa come la felicità viva attraverso le piccole cose. Una pellicola impreziosita da un umorismo sottile, leggero che accompagna dolcemente il dramma che abita il film e il protagonista, costretto a dover vivere una vita così poco attinente alla sua persona. Una pellicola insomma davvero bella ed interessante, che evita ogni sorta di sentimentalismo e riesce a sorprendere anche con un finale dolce amaro.