mercoledì 28 aprile 2021

I vincitori e le mie considerazioni su i Premi Oscar 2021

Post pubblicato su Pietro Saba World il 28/04/2021 Qui - Il rischio c'è stato, ma alla fine la Cerimonia c'è stata, seppur ristretta, gli Oscar assegnati, seppur sparpagliati, e il Cinema ha vinto, o no? Comincio il mio discorso comunque dicendovi che questa sarà l'ultima volta che farò questo tradizionale post sugli annuali Oscar, non sono un giornalista e neanche un critico (professionista) ma solo un appassionato (come spesso ribadito), e quindi mi pare un tantino illogico perseverare ancora nell'esprimere pareri in merito, anche perché anche quest'anno pochissimi (5) i film visti (ma paradossalmente più delle altre volte, Qui l'ultima) tali da poter (non solo) obbiettivamente giudicare il tutto (ho evitato pure di fare pronostici, che tanto ne azzecco pochi), e non è una questione di mancanza di tempo se non ho visto più film, eppure la possibilità c'era con le piattaforme streaming che hanno sopperito alla chiusura dei cinema (luogo che tra l'altro non frequento più da 15 anni), ma averle tutte non è (stato) possibile. E poiché ci sono molti altri blogger (e simili) più esperti di me (basta girare tra i blog di cinema), lascio a loro questo compito (in)grato. Nel frattempo la mia posso ancora dire (anche se arrivo un po' tardi), e tornando al discorso iniziale, tornando nel merito dei Premi (la lista dei nominati la trovate due righe più giù, in arancione i vincitori) e se il cinema esce (in tutti i sensi) vincitore (ma uscirà/cadrà sempre in piedi com'è ovvio che sia), una cosa balza immediatamente all'occhio, lungi da me dire se immeritatamente o meno (quando li vedrò forse capirò), ma pare strano (forse è solo una combinazione) che alcuni abbiano vinto a discapito di altri (strana anche la scaletta della serata cerimoniale), perché a vincere sono stati (prevalentemente) il politicamente corretto e i poteri forti. Vincono le donne, i neri e gli asiatici, vince Netflix e pure la Disney, perde l'Italia, non è un complotto ma poco ci manca. Comunque al di là ciò il vincitore materiale della 93a edizione degli Oscar (a proposito quest'anno il numero da 24 si è ridotto a 23, l'inutile montaggio sonoro, che sempre sonoro è, è stato infatti ritirato) è stato Nomadland, favorita della vigilia, che si porta a casa 3 statuette, miglior film, regia (della cinese Chloé Zhao) ed attrice protagonista (a Frances McDormand gli basta fare un film ogni tanto che qualcosa vince sicuro, dispiace per Carey Mulligan, tanto bella quanto brava), il vincitore morale è invece Anthony Hopkins, che si porta a casa l'Oscar per l'attore protagonista (con The Father che vince anche l'Oscar per la sceneggiatura non originale) battendo pure lo sfortunato Chadwick Boseman (una statuetta postuma solo per cortesia non avrebbe avuto senso dare). Lui che a casa tranquillamente stava e che da casa calorosamente ringrazia, il giorno dopo, un mito! Al contrario i grandi sconfitti parecchi, in primis The Trial of the Chicago 7, nessun premio a fronte di 6 candidature, News of the World nessuno a fronte di 4 candidature e One Night in Miami nessuno a fronte di 3 candidature (senza dimenticare Borat ed Emma che si erano fermate a due). Perdono anche Mank, Minari e Promising Young Woman, in confronto alle candidature almeno (rispettivamente 10, 6 e 5), perché un premio o più di uno (massimo due), al contrario degli altri sconfitti (materiali) essi vincono. E vediamo insomma la lista completa dei vincitori e dei candidati annessi, concluderò il mio discorso dopo.

Miglior film

Nomadland, regia di Chloé Zhao
Il processo ai Chicago 7 (The Trial of the Chicago 7), regia di Aaron Sorkin
Una donna promettente (Promising Young Woman), regia di Emerald Fennell
Judas and the Black Messiah, regia di Shaka King
Mank, regia di David Fincher
The Father - Nulla è come sembra (The Father), regia di Florian Zeller
Minari, regia di Lee Isaac Chung
Sound of Metal, regia di Darius Marder

Migliore regia

Chloé Zhao - Nomadland
Lee Isaac Chung - Minari
Emerald Fennell - Una donna promettente (Promising Young Woman)
David Fincher - Mank
Thomas Vinterberg - Un altro giro (Druk)

Migliore attore protagonista

Anthony Hopkins - The Father - Nulla è come sembra (The Father)
Riz Ahmed - Sound of Metal
Chadwick Boseman - Ma Rainey's Black Bottom
Gary Oldman - Mank
Steven Yeun - Minari

Migliore attrice protagonista

Frances McDormand - Nomadland
Viola Davis - Ma Rainey's Black Bottom
Andra Day - The United States vs. Billie Holiday
Vanessa Kirby - Pieces of a Woman
Carey Mulligan - Una donna promettente (Promising Young Woman)

Migliore attore non protagonista

Daniel Kaluuya - Judas and the Black Messiah
Sacha Baron Cohen - Il processo ai Chicago 7 (The Trial of the Chicago 7)
Leslie Odom Jr. - Quella notte a Miami... (One Night in Miami...)
Paul Raci - Sound of Metal
Lakeith Stanfield - Judas and the Black Messiah

Migliore attrice non protagonista

Yoon Yeo-jeong - Minari
Maria Bakalova - Borat - Seguito di film cinema
Glenn Close - Elegia americana (Hillbilly Elegy)
Olivia Colman - The Father - Nulla è come sembra (The Father)
Amanda Seyfried - Mank

Migliore sceneggiatura originale

Emerald Fennell - Una donna promettente (Promising Young Woman)
Will Berson e Shaka King, soggetto di Will Berson, Shaka King, Kenny Lucas e Keith Lucas - Judas and the Black Messiah
Lee Isaac Chung - Minari
Darius Marder e Abraham Marder, soggetto di Darius Marder e Derek Cianfrance - Sound of Metal
Aaron Sorkin - Il processo ai Chicago 7 (The Trial of the Chicago 7)

Migliore sceneggiatura non originale

Christopher Hampton e Florian Zeller - The Father - Nulla è come sembra (The Father)
Ramin Bahrani - La tigre bianca (The White Tiger)
Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Swimer, Peter Baynham, Erica Rivinoja, Dan Mazer, Jena Friedman e Lee Kern, soggetto di Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Swimer e Nina Pedrad - Borat - Seguito di film cinema
Kemp Powers - Quella notte a Miami... (One Night in Miami...)
Chloé Zhao - Nomadland


Miglior film internazionale

Un altro giro (Druk), regia di Thomas Vinterberg (Danimarca)
Collective (Colectiv), regia di Alexander Nanau (Romania)
The Man Who Sold His Skin, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia)
Quo vadis, Aida?, regia di Jasmila Žbanić (Bosnia ed Erzegovina)
Shàonián de nǐ, regia di Derek Tsang (Hong Kong)

Miglior film d'animazione

Soul, regia di Pete Docter
Onward - Oltre la magia (Onward), regia di Dan Scanlon
Over the Moon - Il fantastico mondo di Lunaria (Over the Moon), regia di Glen Keane
Shaun, vita da pecora: Farmageddon - Il film (A Shaun the Sheep Movie: Farmageddon), regia di Will Becher e Richard Phelan
Wolfwalkers - Il popolo dei lupi (Wolfwalkers), regia di Tomm Moore e Ross Stewart

Migliore fotografia

Erik Messerschmidt - Mank
Sean Bobbitt - Judas and the Black Messiah
Phedon Papamichael - Il processo ai Chicago 7 (The Trial of the Chicago 7)
Joshua James Richards - Nomadland
Dariusz Wolski - Notizie dal mondo (News of the World)

Migliore scenografia

Donald Graham Burt e Jan Pascale - Mank
David Crank ed Elizabeth Keenan - Notizie dal mondo (News of the World)
Nathan Crowley e Kathy Lucas - Tenet
Peter Francis e Cathy Featherstone - The Father - Nulla è come sembra (The Father)
Mark Ricker, Karen O'Hara e Diana Stoughton - Ma Rainey's Black Bottom

Miglior montaggio

Mikkel E. G. Nielsen - Sound of Metal
Alan Baumgarten - Il processo ai Chicago 7 (The Trial of the Chicago 7)
Giōrgos Lamprinos - The Father - Nulla è come sembra (The Father)
Frédéric Thoraval - Una donna promettente (Promising Young Woman)
Chloé Zhao - Nomadland

Migliore colonna sonora

Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste - Soul
Terence Blanchard - Da 5 Bloods - Come fratelli (Da 5 Bloods)
Emile Mosseri - Minari
James Newton Howard - Notizie dal mondo (News of the World)
Trent Reznor e Atticus Ross - Mank

Migliore canzone originale

Fight For You (musiche di H.E.R. e Dernst Emile II, testo di H.E.R. e Tiara Thomas) - Judas and the Black Messiah
Hear My Voice (musiche di Daniel Pemberton, testo di Daniel Pemberton e Celeste Waite) - Il processo ai Chicago 7 (The Trial of the Chicago 7)
Husavik (musiche e testo di Savan Kotecha, Fat Max Gsus e Rickard Göransson) - Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga (Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga)
Io sì (Seen) (musiche di Diane Warren, testo di Diane Warren, Laura Pausini e Niccolò Agliardi) - La vita davanti a sé
    Speak Now (musiche e testo di Leslie Odom Jr. e Sam Ashworth) - Quella notte a Miami... (One Night in Miami...)

Migliori effetti speciali

Andrew Jackson, David Lee, Andrew Lockley e Scott Fisher - Tenet
Nick Davis, Greg Fisher, Ben Jones e Santiago Colomo Martinez - L'unico e insuperabile Ivan (The One and Only Ivan)
Sean Faden, Anders Langlands, Seth Maury e Steve Ingram - Mulan
Matthew Kasmir, Christopher Lawrence, Max Solomon e David Watkins - The Midnight Sky
Matt Sloan, Genevieve Camilleri, Matt Everitt e Brian Cox - Love and Monsters


Miglior sonoro

Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Phillip Bladh - Sound of Metal
Ren Klyce, Coya Elliott e David Parker - Soul
Ren Klyce, Jeremy Molod, David Parker, Nathan Nance e Drew Kunin - Mank
Warren Shaw, Michael Minkler, Beau Borders e David Wyman - Greyhound - Il nemico invisibile (Greyhound)
    Oliver Tarney, Mike Prestwood Smith, William Miller e John Pritchett - Notizie dal mondo (News of the World)

Migliori costumi

Ann Roth - Ma Rainey's Black Bottom
Alexandra Byrne - Emma.
Massimo Cantini Parrini - Pinocchio
Bina Daigeler - Mulan
Trish Summerville - Mank

Miglior trucco e acconciatura

Sergio Lopez-Rivera, Mia Neal e Jamika Wilson - Ma Rainey's Black Bottom
Mark Coulier, Dalia Colli e Francesco Pegoretti - Pinocchio
Eryn Krueger Mekash, Matthew Mungle e Patricia Dehaney - Elegia americana (Hillbilly Elegy)
Marese Langan, Laura Allen e Claudia Stolze - Emma.
Gigi Williams, Kimberley Spiteri e Colleen LaBaff - Mank

Miglior documentario

Il mio amico in fondo al mare (My Octopus Teacher), regia di Pippa Ehrlich e James Reed
El agente topo, regia di Maite Alberdi
Collective (Colectiv), regia di Alexander Nanau
Crip Camp: disabilità rivoluzionarie (Crip Camp), regia di Nicole Newnham e Jim LeBrecht
Time, regia di Garrett Bradley

Miglior cortometraggio documentario

Colette, regia di Anthony Giacchino
A Concerto Is a Conversation, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot
Do Not Split, regia di Anders Hammer
Hunger Ward, regia di Skye Fitzgerald
A Love Song for Latasha, regia di Sophia Nahli Allison

Miglior cortometraggio

Due estranei (Two Distant Strangers), regia di Travon Free e Martin Desmond Roe
Feeling Through, regia di Doug Roland
The Letter Room, regia di Elvira Lind
The Present, regia di Farah Nabulsi
White Eye, regia di Tomer Shushan

Miglior cortometraggio di animazione

Se succede qualcosa, vi voglio bene (If Anything Happens I Love You), regia di Michael Govier e Will McCormack
Genius loci, regia di Adrien Mérigeau
Já-Fólkið, regia di Gísli Darri Halldórsson
Opera, regia di Erick Oh
La tana (Burrow), regia di Madeline Sharafian

Il "cinematografico" Mank si deve "accontentare" di due premi tecnici, quello per la fotografia (l'uso del bianco e nero paga sempre, e pure troppo facilmente) e quello per la scenografia. Il "promettente" Promising Young Woman (il film che più m'intriga di tutti quelli ancora da vedere) con quello per la migliore sceneggiatura originale, della stessa regista della pellicola Emerald Fennell. Infine il "familiare" Minari quello per migliore attrice non protagonista, vinto dall'arzilla coreana di nome Yoon Yeo-jeong, mitica anche lei (il più bel discorso di ringraziamento il suo), lei che batte nuovamente una Glenn Close che ormai ci avrà fatto il callo (è una maledizione quasi) a non vincere (il suo ballo resterà comunque nella storia). E gli altri premi? Sì, nessuna sorpresa (perché largamente favoriti) per il miglior film d'animazione, vince Soul, che raddoppia il bottino grazie alla sua colonna sonora Jazz, per il miglior film internazionale, vince Un altro giro, che dà occasione a Thomas Vinterberg di omaggiare la figlia scomparsa, per i migliori effetti speciali, vince Tenet, abbastanza meritatamente vedendo anche solo il trailer, e per il miglior sonoro, vince (e non potevano esserci dubbi) Sound of Metal, che raddoppia con il montaggio (qui più dubbi ma non so proprio). Sorprendente il resto, non tanto gli ultimi quattro premi (documentari e corti), sconosciuti ogni volta, ma i rimanenti premi, a partire (e così le categorie sono tutte) dallo scippo perpetrato ai danni dell'Italia, e non parlo dell'Oscar non vinto (giustamente) da Laura Pausini per la migliore canzone originale, vince infatti e secondo giustizia un'altra (che qualunque delle quattro meritava), Fight For You all'interno dell'ennesimo film "Black Power", quel Judas and the Black Messiah che ha permesso a Daniel Kaluuya (che mi era piaciuto molto in Get Out) di vincere l'Oscar per il migliore attore non protagonista, ma parlo di quei due (costumi nonché trucco e acconciatura) non dati a Pinocchio. Perché se in verità non ci credevo, ma se avesse perso entrambi contro Emma lo si poteva accettare, erano abbastanza dovuti (io sto con Gianni Canova, chi sa sa). Basta infatti vedere chi ha vinto per rimanerne sconcertato, giacché in Ma Rainey's Black Bottom lavoro semplice fatto (un'acconciatura e due vestiti, così ho sentito), nel film di Garrone lavoro incredibile ed accurato fatto (così ho visto). Purtroppo il politicamente corretto è questo ed altro, difficile liberarsene. Ma non vi libererete facilmente anche di me, perché anche se tutto può succedere e tutto può cambiare, ed anche se con gli Oscar ho adesso finito (di scriverne), continuerò a parlarvi di Cinema, il mio Cinema, visto e recensito. Per oggi comunque è tutto, a presto.

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